DOPO L’ARRESTO DI DE VITO, CAMPANE A MORTO PER I 5 STELLE?

DI LUCIO GIORDANO

Il partito dell’onestà onestà è in ginocchio. E non c’è affatto da gioire per questo , perchè in Italia c’era davvero bisogno di un movimento  che facesse dell’onestà e  dell’incorruttibilità la propria cifra. Che si differenziasse dagli altri gruppi parlamentari  per lo sguardo rivolto all’ambiente, alla lotta alla corruzione,  alle mafie, all’evasione fiscale e in favore delle opere pubbliche lontane da tangenti e per un lavoro garantito e dignitosamente retribuito.  In fondo un terzo degli italiani li aveva votati per questo. E invece, tutto in un solo giorno, il Movimento cinque stelle  ha perso la verginità già messa a dura prova da un’alleanza contronatura con i sovranisti della Lega e da un voto online per salvare il ministro dell’interno dal processo  per il  sequestro di centosettantasette persone a bordo della Nave Diciotti,

Tutto in un solo  giorno, dunque.  Alle sette del mattino il presidente dell’Assemblea Marcello De Vito, il numero due di palazzo Senatorio, viene arrestato nell’ambito dell’inchiesta del nuovo stadio della Roma. Secondo il Gip ballerebbero mazzette per quattrocentomila euro.  Ed è la prima batosta. Seconda batosta: nessuno  difende De Vito nel partito, e non si sa per quale motivo il  capo politico del movimento, Luigi Di Maio, decide autonomamente di espellerlo, facendo cadere un altro velo dei 5 stelle: uno non vale affatto  uno. Isola ed espelle il presidente dell’assemblea della Capitale, Di Maio,  e  senza nemmeno attendere il processo. Quando ad esempio, e giustamente, si era atteso il verdetto prima di decidere le sorti di Virginia Raggi o di Nogarin.

E quando già le botte erano state  ottime e abbondanti,  invece di avere un sussulto di orgoglio, i vertici del partito , vero l’ora di pranzo, si stendevano ancora una volta  come scendiletto ai piedi della Lega,  per non autorizzare il tribunale dei ministri a procedere nei confronti di Salvini sul sequestro di persona della Diciotti.

Notte fonda. Chiaro, a questo punto, Il movimento degli esordi non esiste più. Ed è evidente che se non cambiano immediatamente, recuperando alcuni di quei  valori che li avevano portati alla vittoria il quattro marzo di un anno fa, e se non obbligano  alle dimissioni il giovane ed inesperto Di Maio, ormai più salviniano di Salvini, per i cinque stelle potrebbe davvero suonare presto la campana dell’ultimo giro.

Intendiamoci, anche il ministro dell’interno non può festeggiare. Il governo rischia di implodere troppo presto, prima cioè che la strategia leghista possa attecchire in una parte consistente degli italiani.  Ed è  totalmente offuscata anche l’immagine di Salvini, che invece di affrontare il processo a testa alta e a schiena dritta si ripara dietro l’ombrello del voto al senato, ruggendo come un coniglio.

Ma è certo che il momento più grave lo stiano vivendo i 5 stelle. Senza scatti d’orgoglio, far cadere ad esempio il governo e ribaltare in poche settimane  la strategia politica di Di MAio,  alle elezioni europee rischiano di scendere al dieci per cento dei consensi. Se andasse bene, ovvio. Perchè la diaspora a sinistra del movimento è già iniziata da tempo . La campana dell’ultimo giro, a quel punto, rallenterebbe. Fino a diventare una campana a morto.