PIETRO MARRONE, IL CAPITANO CORAGGIOSO CHE HA SALVATO 49 VITE

DI MONICA TRIGLIA

«Abbiamo persone che non stanno bene, devo portarle al sicuro e ci sono due metri di onda. Io non spengo nessun motore». E il motore non lo ha spento davvero Pietro Marrone, comandante della Mare Jonio della ong Mediterranea che ha salvato la vita a 49 migranti naufraghi, nonostante la Guardia di Finanza gli intimasse di non avvicinarsi a Lampedusa.

Pietro Marrone ha 50 anni, è siciliano, ed è un pescatore che il tratto di mare compreso tra l’Italia, la Tunisia e la Libia lo conosce bene. I libici li conosce ancora meglio. Nel 1982 gli hanno sequestrato un peschereccio, anni dopo gli hanno pure sparato addosso.

Pietro Marrone è uno che sa. Sa che abbandonare esseri umani in mare è un reato umanitario. Sa che consegnare uomini e donne ai libici equivale a commettere il reato di “respingimento”, previsto dalle norme internazionali per chiunque consegni naufraghi alle autorità di un Paese considerato “porto non sicuro” (come lo è la Libia anche per l’Italia). Sa che chi è costretto a tornare in Libia sarà rinchiuso nelle carceri lager di quel Paese. E allora, «io non spengo nessun motore».

Al comando della Mare Jonio Pietro Marrone si è messo perché «salvare le persone è un mio pallino» ha spiegato in un’intervista a Repubblica. «Vado per mare da quando ero piccolissimo e di persone in difficoltà ne ho aiutate tantissime, avvertendo le autorità. Ma adesso le istituzioni pensano a fare altro. Credono di giocare, mentre la gente muore in mare. È assurdo».

Assurdo sì. Pietro Marrone è uno di quelli che nella vita ne ha viste molte. Mai, però, si sarebbe aspettato di ricevere da una nave militare italiana l’ordine di spegnere i motori in mare aperto.

«Con le onde non si scherza. In quello specchio d’acqua ho perso mio cugino. Il mio dovere è di portare persone vive a terra, quando il mare è così grosso. Non salvare le persone è una stupidità, chi lo sostiene lo fa soltanto perché non ha mai guardato negli occhi un uomo che sta per annegare». Così i motori non sono stati spenti e la Mare Jonio è approdata a Lampedusa. Nell’isola l’imbarcazione è stata sequestrata, ma i 49 migranti hanno potuto scendere. Salvi.

Alle Fiamme Gialle che lo hanno convocato nella notte Pietro Marrone ha chiesto: «Salvini lo sa cosa significa avere 50 naufraghi a bordo? E voi, cosa avreste fatto?».

Il ministro dell’Interno ha risposto il giorno successivo. Intervistato da una radio ha detto che la Mare Jonio «non ha soccorso naufraghi che rischiavano di affogare ma è inserita in un traffico di esseri umani: organizzato, concordato e programmato. E ha commesso dei reati: se ne è fregata della Guardia di Finanza, della Guardia costiera libica, è passata di fronte a Malta senza dire nulla».

Sui fatti la Procura di Agrigento, guidata da Luigi Patronaggio, indaga per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Marrone è stato iscritto nel registro degli indagati. I magistrati, che lo scorso agosto avevano indagato lo stesso Salvini per sequestro di persone, dovranno valutare se la nave ha agito correttamente e se l’operato dell’equipaggio è stato legittimo. In particolare si dovrà accertare se la nave abbia proseguito la navigazione nonostante l’alt delle Fiamme Gialle perché c’erano onde molto alte. «A bordo» ha detto Pietro Marrone «avevo dei ragazzi, quasi tutti giovanissimi, avrebbero potuto essere i miei figli. Io ne ho due di figli, studiano entrambi all’università. Mi hanno telefonato per farmi gli auguri per la festa del papà e mi hanno detto: “Siamo orgogliosi di te”.

Orgogliosi di lui. Come siamo un po’ anche noi.