CHI ERA LORENZO ORSETTI, ALIAS ORSO, “IL LOTTATORE” UCCISO DALL’ ISIS?

DI MARINA NERI

“ Ogni tempesta comincia con una singola goccia”.( Lorenzo Orsetti)

Può trovarsi la poesia dentro la guerra?

Possono distruzione e morte essere sublimate e assurgere a versi che racchiudono il senso di una vita?

Inconcepibili versi per i più, intollerabili per tanti, incomprensibili nell’epoca delle comodità e della pavida apatia per antonomasia.

Eppure nel video testamento pubblicato all’indomani della sua morte per mano dell’ISIS, le parole pronunciate da Lorenzo Orsetti, detto Orso, o Heval Tekosher” il lottatore” sono carezze di carta vetrata, capaci di scivolare dentro il cuore penetrando veementi ogni strato dell’epidermide, consci che chi li pronunciava vi aveva creduto fino in fondo, facendone il proprio modus vivendi.

È appena scorso il sangue di questo trentatreenne in questa quaresima preludio alla pasqua nel mondo, dove l’agnello viene sacrificato per offrire a quello stesso mondo la possibilità del riscatto.

E lui, idealista pragmatico, sognatore disincantato, a quel riscatto, in fondo, credeva.

Nome di battaglia di Lorenzo era Tekosher ” il lottatore” e in un’intervista al Corriere fiorentino aveva dichiarato: “Mi chiamo Lorenzo, ho 32 anni, sono nato e cresciuto a Firenze. Ho lavorato per 13 anni nell’alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco. Mi sono avvicinato alla causa curda perché mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società più giusta più equa. L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos a Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi”.

Non pare militasse in partiti politici o fosse un attivista, anche se pare avesse avuto contatti con Sdf ( syrian democratic forces) ancor
prima del suo arrivo in Siria e prima dell’operazione turca su Afrin.

Tekosher, Orso per gli amici, aveva così scelto di unirsi alla causa curda.

Amava gli usi, i costumi e la sfortunata storia di questo popolo.

I curdi sono circa 30 milioni e costituiscono ad oggi uno dei più grandi gruppi etnici privi di unità nazionale.

Da circa un secolo cercano di ottenere la creazione di uno stato indipendente o perlomeno autonomo, il cosiddetto “Kurdistan”, con mezzi sia politici sia militari.

Tuttavia sono invisi a molti governi degli stati che li osteggiano quando apertamente non li perseguitano.

I curdi lasciati soli dal mondo contro i fanatici dell’ISIS.

Il mondo, e l’ONU in particolare a far emergere tutta l’ipocrisia degli stati che in realtà non hanno mai voluto impegnarsi fattivamente in una guerra senza quartiere.

Nessuno, nei governi occidentali, nelle cancellerie, nelle istituzioni europee è stato mai apertamente al fianco dei curdi.

I curdi, donne e uomini che si battono come leoni nella spietata lotta contro il califfato nero.

I curdi che alle paure e ai gridolini di orrore hanno opposto uomini e coraggio, hanno affrontato una guerra per sbaragliare il nemico mentre ONU e company internazionale fingendo orrore, mantenevano una neutralità foriera di sangue e morte.

I curdi che combattono liberi senza gli ammiccamenti ai peggiori macellai e tiranni in nome di un malcelato realismo politico.

I curdi esposti alle intemperanze della politica internazionale e ai capricci dei governi che li usano a loro piacimento e li espongono poi alla vendetta dei cecchini dell’Isis , abbandonandoli al loro destino.

Un ISIS che si rigenera ad ogni sconfitta che dovrebbe essere l’ultima e ogni volta si rialza, mai domo, mai pago di tributi in vite umane.

E mentre il mondo parolaio si esibiva nelle sue recite a soggetto,mentre l ’unico aspetto della carneficina siriana che preoccupa davvero il consesso internazionale è il suo effetto sui flussi dei profughi che potrebbero raggiungere l’Europa, mentre il vecchio continente si impegna con la Turchia affinché i profughi vengano tenuti lontani dalle frontiere, Lorenzo decideva di arruolarsi volontario fra le file curde del SDF.

A un rivoltante cinismo internazionale aveva preferito un attivismo concreto.

” I motivi che mi hanno spinto nel nord della Siria sono molteplici, non starò qui ad elencarli. Vi basti sapere che a mille parole ho sempre preferito i fatti” ( cfr. Firenze. Repubblica.it)

Combatteva per la libertà Orso senza i se e i ma della politica, senza i nonostante dei veti incrociati delle nazioni.

Era un volontario straniero, Orso, stanco di sostare dall’altra parte della barricata, quella della indifferenza e della ignavia.

Ha pagato il prezzo più alto per la sua scelta di vita .

Con un comunicato inviato a mezzo Telegram
l’Isis ha annunciato di avere ucciso “un crociato italiano” nei combattimenti a Baghuz, in Siria.
Il villaggio era l’ultimo avamposto del califfato.

Da settimane erano in corso battaglie cruente fra forze curde e miliziani del sedicente stato islamico.

L’Isis ha pubblicato la tessera sanitaria e la carta di credito dell’uomo ucciso.

Nel comunicato c’è anche una foto in cui si vede un uomo privo di vita vestito con un’uniforme militare.

Lorenzo Orsetti sarebbe stato ucciso in un’imboscata, a seguito di uno scontro a fuoco.

La notizia della morte è stata confermata da fonti di sicurezza italiane ed è stato lo stesso padre del giovane a renderla nota.

Era un combattente volontario, un foreign fighter.

Siamo abituati a considerare i foreign fighters come quei giovani stranieri che imbracciano un’arma e vanno ad ingrossare le fila dell’ISIS. Nella visione distorta di un mondo senza più riferimenti anche questi giovani fanno una scelta di vita e, purtroppo, anche di morte.

Lorenzo aveva scelto un’ altra trincea, un altro vessillo da onorare con la sua stessa vita.

Anche se coloro che vanno a combattere all’estero, in base alla legge Alfano rischiano in Italia al loro rientro, indipendentemente che si sia combattuto all’estero pro o contro ISIS, l’incriminazione perché ritenuti soggetti socialmente pericolosi.

Intervistato sul punto Orsetti era stato chiaro, dichiarava che si sarebbe assunto le sue responsabilità giudiziarie in Italia ove mai fosse stato incriminato perché era fiero di quello che stava facendo.

È di queste ultime ore la notizia che i miliziani curdi hanno recuperato il corpo del giovane con un’azione militare.

Adesso il cadavere di Lorenzo si troverebbe in un ospedale del Kurdistan iracheno.

La madre parla con dolore ma con profondo rispetto permeato di orgoglio per la scelta del figlio, scelta che pure lo ha condotto in guerra.

” Torna” aveva chiesto la donna al giovane uomo in una delle ultime telefonate intercorse fra di loro, ” l’ISIS è ormai sgominata”

Il giovane le avrebbe risposto che il califfato non sarebbe stato sconfitto finché avrebbe ricevuto finanziamenti.

Il padre commosso ha dichiarato” Lorenzo non sopportava di stare nel menefreghismo”.

Eroe? Criminale per chi ripudia la guerra? Carnefice o vittima?

E l’Italia dei tutti ministri dell’interno, dei tanti allenatori, strateghi, generali, santi e poeti si divide ancora una volta nelle opinioni a posteriori, quelle che idolatrano o demonizzano.

L’Italia è scritto nell’ articolo 11 dei principi fondamentali della sua Costituzione “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

L’Italia però è anche membro dell’ONU. Quell’ ONU che fra i suoi compiti ha quello di assicurare la pace e la sicurezza tra le nazioni, tramite mediazioni per risolvere i conflitti prima che si arrivi all’uso delle armi;
favorire l’aumento di relazioni di collaborazione e amicizia tra gli Stati membri;
assicurare il rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e della democrazia;
aiutare lo sviluppo economico, sociale e culturale dei Paesi più poveri, tramite agenzie specializzate in diversi settori.

È uno strano mondo quello in cui gli organismi internazionali palesano tutta la loro miserrima capacità a gestire i conflitti e a prevenirli, vittime sempre e comunque di valutazioni che nascondono esclusivamente la loro gretta natura economica.

È uno strano mondo quello in cui dei giovani scelgono di combattere in nome di ideali che agli occhi della stragrande maggioranza della gente baluginano solo quando è la vita a essere immolata come suprema offerta.

Ora un padre e una madre piangono un figlio,consapevoli di essere stati l’arco attraverso cui la freccia della gioventù piena di ideali è scoccata, consapevoli della immane tragedia di sopravvivere alla creatura che hanno messo al mondo.

Oggi quel mondo, l’Italia, pronto a processare probabilmente Lorenzo al suo ritorno da vivo, lo piange da morto.

Lorenzo Orsetti, a suo modo, ha combattuto per ciò in cui credeva, alcuni lo avranno considerato un eccentrico , un capriccioso folle alla ricerca di forti avventure.

Altri ne hanno visto l’idealista, un giovane che ai bagordi da weekend ha preferito combattere e morire per la libertà di un popolo.

Argomenti vintage, nell’epoca delle soste presso l’anticamera della responsabilità.

Oggi un corpo privo di vita attende di essere sepolto. Siria? Firenze? Cosa importa?

In fondo oggi il mondo piange un attimo solo sul suo corpo martoriato dall’Isis.

Mentre l’ONU si impaluda nella melma dei veti incrociati e quel tergiversare uccide,tortura e poi versa in quel suo consesso fragile di vetro, lacrime ipocrite, tardive, insincere, effimere.

Non vi è retorica nella morte e non si giudica una scelta, proprio in quanto tale.

Si tace. E si immagina uno strano dialogo in uno strano paradiso:

” Non credo che siamo stretti parenti, ma se lei è capace di tremare di indignazione ogni qualvolta si commetta un’ ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante”( E. Che Guevara)