HANNO SALVATO BARABBA

DI GIULIO CAVALLI

È arrivato in Senato con il piglio tronfio di chi ha imparato bene a indossare la stessa faccia sia che dica il vero o sia che dica il falso. Eroico, quasi, come si presentano eroici quelli che sono convinti di avere subìto una condanna ingiusta e pronti a lottare per dimostrare il contrario dell’accusa e invece lui, Salvini, il ministro dell’Interno, non si difende da nessuno perché ha trovato abbastanza gentili servitori che gli consentiranno di difendersi dal processo, mica nel processo, come il suo illustre ex compagno di ventura Silvio Berlusconi. Stessa pasta, stessa autorevolezza simulata, stesso bisogno di infuocare gli animi degli altri per garantire la pace (meglio: l’impunità) a se stesso e ai suoi compagni.

Quello che ripete come uno stereo rotto che chi sbaglia paga ieri si è deciso che non si saprà mai se ha sbagliato e comunque non pagherà. Quello che dice agli altri che devono marcire in galera non ha avuto nemmeno il fegato di sottoporsi al giudizio dei magistrati, rinchiudendosi tra le pareti dorate dell’ex Roma ladrona pur di non doversi prendere la briga di attenersi alle leggi nazionali e internazionali.

Gli è anche andata bene che i suoi amichetti invisibili del Movimento 5 Stelle erano tutti impegnati a lustrare il marchio dell’onestà mentre arrestavano il loro capogruppo in Comune a Roma. Anzi, De Vito l’hanno espulso, ci dicono, perché sono diversi dagli altri e poi hanno salvato chi ha giocato con le vite di uomini e donne e bambini. Si vede che è accettabile, questo, per il misterioso codice etico che coincide con il gusto del capo politico Luigi Di Maio.

Hanno salvato Barabba e gli hanno fatto dire in Senato che l’ha fatto per noi, per il bene dell’Italia, e continua a ripetercelo così stentoreo che viene da chiedergli, se ne è così convinto, cosa gli costi ripeterlo una volta di più davanti a un giudice. Ma no, invece no. Lui vuole che i suoi giudici siano i cittadini, perché ora gli fa comodo, e per quel giochetto del sono uno di voi.

Stamattina vorrei incontrare un elettore leghista, uno di quelli convinti, che con il suo avvocato sta andando in tribunale per un’udienza che gli costerà tempo e soldi in vista di una sentenza che appare lontana e dispendiosa. Mi piacerebbe chiedergli quanto si senta rappresentato. Dal suo ministro.