SARDEGNA, UN VIAGGIO NEL TEMPO CON ALBERTO ANGELA

DI CHIARA FARIGU

Ci ero stata una prima volta in gita scolastica a Barumini, il sito archeologico riconosciuto dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 1997. Ci sono ritornata, anni dopo, coi miei figli per farli toccare con mano un pezzo di storia. La nostra storia, non solo dei Sardi. Eppure ieri sera, era come se li vedessi per la prima volta quei maestosi nuraghi, e quel che ne resta, a testimonianza di un passato ancora presente nella mia isola.

Lo confesso, anch’io come milioni di italiani sono stata stregata dalla 2^ puntata di “Meraviglie. La Penisola dei tesori”, condotto da Alberto Angela. Con lui ho respirato nuovamente aria di casa. Profumi odori e sapori si sono fusi sapientemente con le immagini raccontate dalla voce calda e suadente del conduttore.

A cosa servivano i nuraghe? si è chiesto Angela mentre cercava di dare delle risposte plausibili. Fortezza, castello, reggia, status simbol di un’intera comunità, ma anche tempio, area sacra. I nuraghe avevano più volti, e ancora oggi non è chiaro quale di questi sia stato quello predominante. “Forse solo uno o forse tutti quanti assieme”, ha concluso Angela, aggiungendo mistero al mistero.

Il sito di Barumini, ai piedi del Parco della Giara, dove vivono e scorrazzano allo stato brado i famosi cavallini di Gesturi, è il monumento più importante della civiltà nuragica in Sardegna. Ottimamente conservato, ‘Su Nuraxici racconta una storia cominciata oltre 3500 fa, nell’età del Bronzo. Un museo a cielo aperto, un vero e proprio viaggio nel tempo. Riportato alla luce, in molte sue parti, da numerosi scavi negli anni ’50, Su Nuraxi rappresenta un’importante testimonianza di come una comunità preistorica abbia saputo utilizzare in modo assolutamente innovativo le tecniche costruttive dell’epoca.

Realizzati a forma di tronco di cono con pietre di notevoli dimensioni disposte a secco in cerchi concentrici che si stringono verso la sommità. Dotati di sale interne, destinate ad usi diversi, sono alti circa 20 metri. Ai lati 4 torri uniti da mura, all’interno il cortile a mezzaluna con un pozzo profondo 20 metri. Prima si cercava l’acqua e si scavava il pozzo, ha ricordato Angela, poi si costruiva attorno il villaggio.

Sono più di 7000 mila i nuraghi sparsi nell’isola (un tempo erano oltre 20.000), meravigliose torri di pietra, per lo più di basalto, uniche nel loro genere. Com’è unica la Sardegna. Più che un’isola, un continente.

Per Fabrizio De Andre’, un paradiso terrestre:La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: 24mila Km di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso”, scriveva il cantautore genovese che la scelse come luogo ‘per vivere e diventare vecchio’. Poi le cose sono andate diversamente, ma questa è un’altra storia. L’amore per l’isola e la sua natura incontaminata, così come per gli isolani, rimase immutata. A raccontarlo Dori Ghezzi, madrina d’eccezione insieme ad Angela in questo viaggio nel tempo, che con Faber condivise i giorni del sequestro. “Amo questa Terra e la sua gente. Mi sento sarda dentro”. Un amore che quando contratto non ti lascia più

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