IO, ITALIANO, CITTADINO DEL MONDO

DI PIERLUIGI PENNATI

Io sono italiano, ma da sempre mi sento anche un po’ tedesco, perché mi piace chi rispetta gli altri e le regole, ma sono anche un po’ greco, perché mi sento molto mediterraneo e solare, ma anche un po’ spagnolo, perché il folklore mi appassiona, ma anche un po’ nordafricano, perché non amo i climi freddi, ma anche un po’ keniota, perché mi piace la vita pole pole (piano piano) ed akuna matata (questa la sapete…), ma anche un po’ giapponese, perché l’organizzazione credo sia indispensabile, ma anche un po’…

Io sono italiano, perché sono nato in italia da genitori italiani e, qualsiasi ius viga qui, io ho diritto alla cittadinanza, ma vorrei tanto avere anche quella tedesca, greca, spagnola, egiziana, keniota, giapponese, …

Io sono italiano senza averlo scelto, ma anche chi è nato e cresciuto qui si sente tale, almeno in parte, non ha scelto lui di nascere qui, non ha scelto lui di non avere genitori italiani e non ha scelto lui di trovarsi a metà di un guado che spesso lo costringe a guardare dall’una o dall’altra parte per sopravvivere con gli uni o con gli altri…

Io sono italiano e spesso mi chiedo cosa significhi esserlo, perché ne sia orgoglioso e perché vorrei essere orgoglioso di far parte anche di un’altra popolazione cui mi sento affine.

Io sono italiano ed ho letto la nostra Costituzione, poi mi sono chiesto perché era scritta così, cosa intendeva dire chi lo ha fatto, a cosa ed a chi guardava… senza capire.

Io sono italiano e non mi rendevo conto che chi scriveva quelle parole non lo era affatto, chi discuteva di un atto costitutivo non aveva ancora la sua nazionalità, la stava in realtà creando, non era italiano solo perché era nato in quello stato con quelle regole, era qualcuno che voleva stabilire le regole per essere italiano e si chiedeva cosa voleva dire esserlo per poterlo fissare sulla carta, unire così popoli che su una stessa terra indicata da confini avevano provenienze ancestrali e tradizioni completamente differenti, tanto da essere originari persino di differenti stati ed avere differenti anime e senso di cittadinanza.

Ancora oggi qualcuno dice io non sono italiano ma io sono napoletano, siciliano, sardo, pugliese, altoatesino e via dicendo.

Non ditemi che un abitante di Dobbiaco si sente italiano allo stesso modo di un trapanese o di un triestino, aostano, nuorese, aquilano, crotonese, etc., perché non ci credo.

Ognuno di noi è italiano a modo suo e non permette ad altri di modificare il proprio concetto di italianità, quindi come possiamo noi, e come posso io, giudicare chi avendo una famiglia proveniente da aree geopolitiche differenti dalle mie si sente italiano come me e qualche volta persino più di me?

Ceno spesso in una pizzeria modesta di egiziani i cui figli sono nati e cresciuti in italia, gente onesta, conosco bene tutti, sono una comunità che aiuta e si scambia aiuto reciproco.

Nei differenti ristoranti dove lavorano i vari parenti ed amici il personale è ovviamente prevalentemente egiziano, ma impiegano anche rumeni, albanesi ed altre nazionalità senza alcuna distinzione, alla base della selezione vi è solo la voglia di lavorare e spesso aiutano giovani stranieri ad imparare.

La cosa sorprendente è che pagano le tasse senza lamentarsi troppo, fanno sempre gli scontrini e retribuiscono adeguatamente tutti i dipendenti, che non nuotano nell’oro ma sono contenti e stabili, mentre la cosa addirittura commovente è che quando alla TV che è in sala il telegiornale passa notizie di corruzione, malgoverno od altro si arrabbiano moltissimo tra loro inveendo contro la disonestà.

Non lo fanno in modo plateale, ma avendolo notato ho chiesto loro perché, che cosa gli importi davvero e mi hanno risposto che sono venuti in Italia per lavorare e che chiunque si comporti così rovina lo stato e quindi anche loro che in quello stato ci vivono e lavorano.

I figli studiano e sono onesti: si “meritano” la cittadinanza?

Forse più di me che l’ho avuta gratis e qualche volta vorrei essere cittadino anche di un altro stato, ma la cittadinanza non è una lotteria, non è un premio e non è possibile pensare di attribuirla attraverso i soli sentimenti, la cittadinanza deve avere regole valide per tutti, come per i padri fondatori che sono diventati italiani solo il 1° gennaio 1948 pensando ad un’Italia che unisce e non ad una che divide.

Abbiamo modificato la costituzione per ridurre l’accesso al voto, per soddisfare le aspettative (non le richieste) delle banche europee, modifichiamo la costituzione per stabilire cosa significhi essere cittadino italiano a prescindere dalla semplice e sterile osservazione del proprio pedigree.