UNA FOLLA OCEANICA A LONDRA PER DIRE NO ALLA BREXIT

DI MARINA POMANTE

 

A Londra sono scese in piazza un milione di persone per dire no alla Brexit.

La manifestazione promossa dalla piattaforma People’s Vote e stata indetta per la richiesta di un secondo referendum sull’uscita del Regno Unito dalla Ue.

I promotori sono soddisfatti per la straordinaria partecipazione che ha visto un aumento dei partecipanti. A ottobre nella precedente protesta, scesero in piazza 700mila persone.

E’ un popolo di tutte le età e di origini diverse anche i non britannici, compresi gli italiani, tutti compatti, tra la folla sventolano bandiere dell’Ue, Union Jack e vessilli scozzesi. Lo slogan è martellante: “solo un nuovo People’s Vote può farci uscire dal caos”. A ripeterlo all’unisono dal palco sono il vice leader del Labour, Tom Watson, presente con tanti colleghi di partito, (mentre è evidente l’assenza del leader Jeremy Corbyn), il conservatore pro Remain Dominic Grieve, il libdem Vince Cable, la pasionaria ex Tory, Anna Soubry. Inoltre presente anche la first minister indipendentista di Scozia, Nicola Sturgeon, che è favorevole all’uscita dal Regno Unito, ma non dalla Ue

Molti di loro si rivolgono ai giovani che nel 2016 non ebbero la possibilità di votare a causa dell’età.

il più applaudito è sicuramente il sindaco di Londra, Sadiq Khan, laburista di radici pachistane e musulmane che nel suo intervento non esita a dichiararsi “orgogliosamente cittadino europeo”.

È una folla oceanica, colorata e pacifica, quella che sfila per le vie di Londra, ma non tacente, che mostra il suo sdegno sui vari bersagli, in primis la vacillante quando testarda premier Tory, Theresa May.
Tantissime le persone in piazza che hanno dimostrato che non c’era solo l’esercito virtuale, diventato realtà, di quei quasi 4,5 milioni di sottoscrittori della petizione online al Parlamento per la revoca dell’articolo 50, ovvero l’atto di divorzio da Bruxelles, promossa dalla 77enne accademica in pensione Margaret Georgiadou a cui non sono mancate anche minacce di morte. Una petizione che è arrivata a toccare in questi giorni un record assoluto di firme.

La manifestazione è partita da Hyde Park. il corteo ha sfilato per il centro della capitale attraverso Piccadilly
I manifestanti si sono poi riversati in Parliament Square, di fronte al palazzo di Westminster, anche se l’eccezionale partecipazione non ha permesso a tutti di arrivare davanti al Palazzo. Parliament Square è il posto dove si consuma da tempo il tortuoso cammino in direzione della Brexit, tutto dovrebbe essere deciso la prossima settimana, dopo lo stallo e veti incrociati che peraltro hanno indotto la stessa May ad inviare una lettera venerdì sera ai deputati per cercare di far cambiare opinione sulla cancellazione del preannunciato terzo tentativo di ratifica dell’accordo raggiunto con i 27.
Tra i contenuti della lettera si legge anche della richiesta per una nuova possibilità che riconsiderare tutte le alternative, prima della scadenza del breve rinvio a doppia opzione (22maggio con approvazione dell’intesa, 12 aprile senza): da quella del temutissimo no deal a quello di rimettere la decisione alla camera con una serie di “voti indicativi” sui vari tipi di piani B.

Una matassa ingarbugliata che potrebbe indurre alle dimissioni Theresa May, in base all’ipotesi che si continua a smentire da Downing Street, in contrapposizione dalle tesi sostenute dal Times.

Il popolo di Parliament Square e il fronte politico trasversale in suo sostegno, affermano che l’unica via per poter dipanare la matassa sia di ridare la parola agli elettori: un nuovo referendum! Che ribalti gli esiti di quello del giugno 2016.
Theresa May giudica questa opportunità come un tradimento della volontà popolare ma una gran parte del popolo scende in strada per chiedere proprio questo. Ieri ne è stata una testimonianza.