XI JINPING E GLI INTERESSI DELLE MOLTE FACCE DELLA UE

DI ALBERTO TAROZZI

Accordi tra la Cina e l’Europa. Bilancio provvisorio.

Di che cosa stiamo parlando? Degli accordi che concretamente il presidente Xi Jinping ha sottoscritto, sta per sottoscrivere o sottoscriverà in futuro in Europa. La cortina di fumo interessata che circonda, nel bene e nel male, il succedersi degli eventi la lasciamo ai ciarlatani di professione, soliti incensare o demonizzare i leader della politica sulla grammatica e non sulla pratica.

Procediamo con ordine. Capitolo Italia. Prendiamo i dieci accordi commerciali dal dispaccio di agenzia Agi e vediamone in sintesi contenuti e significati.

1) Intesa di partenariato strategico tra Cassa depositi e prestiti e la Bank of China. Significato: un possibile migliore funzionamento delle trattative che implicano attività finanziaria di ordine istituzionale. Particolare attenzione alle possibili ricadute negative sul debito pubblico di prestiti troppo facili, come accaduto in precedenti accordi della Cina in Africa e in Asia.

2) Memorandum of understanding sul partenariato strategico tra Eni e Bank of China:  un accordo preliminare da chiarire all’atto pratico.

3) Intesa di collaborazione tecnologica sul programma di turbine a gas tra Ansaldo Energia e China United Gas Turbine Technology. 4) Contratto per la fornitura di una turbina a gas AE94.2K per il progetto Bengang tra Ansaldo Energia, Benxi Steel Group e Shanghai Electric Gas Turbine. Significato: aprire un canale privilegiato per le industrie del gruppo Ansaldo, facendo attenzione che le controparti cinesi agiscano in regime di concorrenza come richiesto dall’Ue.

5) Memorandum of understanding tra Cassa depositi e prestiti, Snam e Silk Road Fund: un accordo preliminare da chiarire all’atto pratico

6) Intesa di cooperazione strategica tra Agenzia Ice e Suning.com Group per la realizzazione di una piattaforma integrata di promozione dello stile di vita italiano in Cina. Significato: l’Ice è la nostra agenzia per il commercio con l’estero e il fatto che si interessi allo stile di vita italiano in Cina è la premessa per incentivare l’export del made in Italy.

7) Accordo di cooperazione tra Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale-porti di Trieste e Monfalcone- e China Communications Construction Group. 8) Accordo di cooperazione tra il Commissario straordinario per la ricostruzione di Genova, l’autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e China Communications Construction Group. Su questi due punti è d’obbligo drizzare le antenne, non solo per verificare se le controparti non siano protette dallo stato. Potenziare i nostri porti significa infatti orientarsi nella direzione di un potenziamento al sud di una Via della seta. Questo non fa piacere a chi, quella via, vorrebbe circoscriverla quanto più possibile in aree nordeuropee.

9) Memorandum of understanding tra Intesa Sanpaolo e il Governo Popolare della città di Qingdao. Significato: potenziale occasione, per il sistema bancario italiano di intrufolarsi nel mondo delle amministrazioni locali cinesi.

10) Contratto tra Danieli&C. Officine Meccaniche e China Camc Engineering per l’installazione di un complesso siderurgico integrato in Azerbaijan. Significato: si tratta diuno dei punti maggiormente operativi, che valicano la fase dello “understanding”. Una buona pratica, se riuscisse, che sarebbe interessante allargare ad altri settori per possibili triangolazioni tra Cina, Italia e paesi non Ue, sempre nel rispetto della libera concorrenza per non insospettire Bruxelles.

Questo il detto che si è trasformato in scritto. In buona parte sono memorandum non vincolanti e con soli due punti decisamente forti: quelli riguardanti le infrastrutture poertuali. Timori che, “impadronitasi” di un molo, a Trieste o a Genova, Pechino possa dettare legge come qualcuno sostiene stia iniziando a fare al Pireo. Guarda caso il confronto è con la Grecia. Il fatto che la Cina prediliga accordi con paesi deboli come Grecia, Ungheria, Portogallo o paesi afroasiatici induce così il sospetto di una colonizzazione o almeno di uno sviluppo pesantemente ineguale. tanto più che anche l’Italia può essere considerato un paese “debole”.

Temute anche conseguenze geopolitiche. Dubbi non privi di fondamento, in linea teorica, che suscitano però un quesito. Dove lo va a trovare, la debole Italia, un paese più forte di lei che sia disponibile a stipulare accordi basati su di un piano di perfetta parità? Forse nella grande mamma Ue? Già ma, prima di tutto, esiste davvero una Ue dall’istinto materno? Per il momento, peraltro, anche Francia e Germania hanno deciso di incontrare Xi in separata sede. Nell’agenda punti che coi nostri interessi nulla hanno a che spartire, quando non sono apertamente confliggenti.

E noi, se siamo deboli al punto che taluni ci ritengono alla canna del gas mica possiamo guardare troppo per il sottile. Tra una Cina che ci offre una cooperazione irta di insidie e i vicini che sul piatto mettono solo dubbi e veti non abbiamo possibilità di scelta. O bere, magari correndo il rischio di rimanere intossicati, o affogare, con la consolazione che il nostro cadavere conterrà acqua non inquinata.

Fin qui gli accordi ufficiali. Ma c’è dell’altro e riguarda tanto i nostri rapporti con la Cina quanto l’oggetto degli incontri di Xi, con la Merkel e Macron. E Juncker che sta ad osservare.

Per capirne di più cominciamo col prendere in considerazione altre due intese, relative all’agroalimentare, che riguardano l’Italia, nonché il fatto che una sede degli incontri tenuti in Italia è stata la città di Palermo, che non è solamente la città di Mattarella. Al di là della esportazione della nostra carne di maiale e dei relativi controlli sanitari, con arricciata di naso della Coldiretti, che denuncia invece prodotti importati dalla Cina senza controlli e fonti di epidemia, merita ben più che frasi ironiche l’enfasi sulla esportazione delle arance siciliane.

Non è infatti da escludere che quell’export rappresenti il primo passo di una filiera molto più significativa. Per il momento pare assodato solo un volo diretto Palermo Pechino, ma da cosa nasce cosa. Si parla (Alfredo Marsala sul Manifesto), di un futuro potenziamento del porto palermitano. Indi trovare in Sicilia il campo base per possibili triangolazioni tra Italia, Cina e Algeria (nostro partner cruciale in campo energetico).

In sostanza Palermo potrebbe diventare un nodo fondamentale per il rafforzamento di una Via della seta nel meridione d’Europa, forse addirittura in parziale alternativa alla rete in via di costituzione al nord. Corridoio strategico e punto di partenza per un ulteriore sviluppo degli interessi cinesi in Africa.

E’ qui, con buona pace di chi preferisce darsi alla filosofia confuciana, che si gioca la partita di questi giorni, con riferimento agli incontri di Xi con la Merkel e con Macron.

Fino a che punto Berlino può tollerare il progetto di un potenziamento di un ramo meridionale della Via della seta? Oggettivamente in concorrenza con gli interessi legati alle infrastrutture dei porti tedeschi e anche olandesi?

Fino a che punto Macron e Xi possono evitare una situazione di conflitto in Africa, dove da mesi i cinesi hanno chiesto sotto banco a Parigi di ridurre la presenza del sistema bancario francese in 15 stati nei quali la Cina è in  via di penetrazione commerciale? Non tanto per la presenza del Franco coloniale così cara al nostro Di Battista. Piuttosto, a Xi e compagni, non è gradito spostarsi su Parigi, presso la Banca di Francia dove sono collocate le riserve finanziarie di Congo e altri 14 paesi, tutte le volte che Pechino desidera fare business con Sahel e dintorni.

Macron, nei giorni dispari, ha già fatto sapere che la Cina per lui è un rivale. Nei giorni pari delle cenette a due e dei colloqui a tre con Xi e Angela cercherà di mettere sul piatto altri accordi, dall’agroalimentare, al nucleare, agli airbus (le prime notizie parlano di una bella botta da 30 miliardi). E chiederà alla Merkel di dargli man forte. Ma soprattutto si tratterà di una visita di una cortesia particolare, in cui cercherà di smussare gli angoli con un interlocutore che, al di là dei toni, non sempre gli ha riservato benevolenza.

Perché, sia ben chiaro, chi sottolinea la dimensione non solo economica della partita, su questo coglie nel segno: la posta in palio è molto più alta. Già in sede Onu si sono registrate le prime posizioni di Atene, che si sono scostate dalla Ue quando c’era da sanzionare la Cina. E l’Ungheria? E il Portogallo? E poi l’Italia? Tutti paesi che in effetti potrebbero passare dal partenariato commerciale con la Cina a qualche forma di accondiscendenza geopolitica

Certo in vista di un’Ue che si potrebbe configurare a due velocità i paesi del Nord capeggiati da Germania e Francia potrebbero trovare qualche difficoltà imprevista nel dover fronteggiare, al sud, non le pecorelle mediterranee ma il dragone di Pechino. Che ce ne deriverebbe? Un futuro per certo gravido di incognite, ma quali sono mai, per altro verso, i lineamenti del presente?