BRASILE: ARRESTATO PER CORRUZIONE L’ACCUSATORE DELLA PRESIDENTE DILMA ROUSSEFF

DI FRANCESCA CAPELLI

È stato il vice dell’ex presidente del Brasile Dilma Rousseff e, nel 2016, il suo grande traditore. L’uomo che ha ordito la sua destituzione attraverso una procedura d’impeachment, per un’accusa che non è mai stata provata. E il 21 marzo scorso Michel Temer (nella foto), presidente a interim del Brasile dal 31 agosto 2016 fino alla fine del 2018, è stato arrestato per una presunta tangente da un milione di reaís (260mila dollari), nell’ambito della famigerata inchiesta Lava Jato (www.alganews.it/2018/11/03/e-dopo-aver-distrutto-lula-a-sorpresa-sergio-moro-diventa-ministro-di-bolsonaro/), avviata da Sergio Moro, il magistrato che sosteneva di essersi ispirato a Mani Pulite e alla figura di Giovanni Falcone, ora ministro della Giustizia del governo Bolsonaro. Ieri Temer è stato rilasciato, perché non considerato socialmente pericoloso, ma dovrà comunque rispondere delle accuse a suo carico in tribunale.
Una vicenda che avrebbe potuto giocare a favore di Jair Bolsonaro, attuale presidente. In questi giorni si deve votare la riforma pensionistica e un distrattivo sarebbe caduto a proposito. Peccato  che da gennaio a oggi (quindi prima dello scadere dei primi “cento giorni”, quelli di massima popolarità di un presidente) avrebbe perso il 16 per cento dei consensi, travolto pure lui da scandali e corruzione. Considerando che la promessa di lotta alla corruzione è stato il motivo principale per cui i brasiliani, anche quelli consapevoli delle sue idee retrograde e filofasciste, l’hanno votato. Ma si sa, chi di onestà ferisce, di onesta perisce.
Fatto sta che il Brasile è sull’orlo del caos, ostaggio delle vendette incrociate degli esponenti politici dei vari schieramenti. Bolsonaro è riuscito nella non facile impresa di riuscire a scontentare persino le élite giudiziarie, politiche ed economiche del paese che ne avevano sostenuto la campagna pur di scongiurare una rielezione di Lula. Il rischio di una deriva giustizialista – in un paese istituzionalmente giovane, dove la dittatura militare ha governato dal 1964 al 1985 – è concreto.