GIAPPONE: ARRIVA TAROKKAN, IL TAROCCO..TAROCCATO

DI PIO D’EMILIA

Quando si dice il caso. Mentre in Cina si festeggia l’arrivo del primo cargo (aereo) di tarocchi siciliani doc, evento più volte ricordato in questi giorni dal vicepremier Di Maio come esempio dell’apertura del mercato cinese e delle grandi opportunità che si stanno aprendo per i nostri prodotti agricoli (e non solo, si spera…), in Giappone, dove la “lunga marcia” delle nostre arance si fermò, rovinosamente, dopo il trionfale sbarco dei primi container nel lontano 2003 (vedi link) sono spuntati i primi tarocchi indigeni.
Magari ci sono già da un pezzo, ma io lo ho visti per la prima volta ieri, presso il National Azabu Supermarket di Hiroo, a Tokyo. Una promozione speciale primaverile: vengono dalla prefettura di Ehime, nell’isola di Shikoku, nota per una carnale nucleare a rischio, per i suoi (un tempo importantissimi) cantieri navali, e per i suoi preziosi, costosissimi agrumi, più o meno autoctoni, più o meno geneticamente modificati: iyokan, mikan, dekopon. E ora, ecco il “tarokkan”, il tarocco taroccato. 498 yen (circa 4 euro) per una confezione di circa un chilo. Piccolini, tipo palle da tennis, buccia finissima, rossi rossi e belli sugosi. E debbo dire neanche malaccio: la spremuta che ne ho ricavato era più che decente.
Avete voluto la globalizzazione? Eccovi serviti. Non ci resta che provare a “taroccare” l’umeboshi, la preziosa prugna salata senza la quale nessun giapponese si mette in viaggio. Ganbarimashoo!
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Per chi fosse interessato alla “Lunga Marcia” delle arance rosse siciliane in Giappone, ingloriosamente finita dopo una lunga, faticosa e per certi versi esilarante trattativa con il governo giapponese, per colpa di alcuni commercianti stupidi, oltre che disonesti, allego il link del numero speciale di VISTE, la rivista della Camera di Commercio Italiana in Giappone che all’epoca dirigevo. C’è tutta la storia. Ma non la conclusione: dopo i primi container, immediatamente venduti, dalla Sicilia cominciarono ad arrivare prodotti di pessima qualità. E i giapponesi, che avevano appena aperto le porte, le richiusero per sempre.
Fare i furbi, alla lunga, non paga