STORIA DI COSTANTINO

DI LOREDANA LIPPERINI

E’ successo sei giorni fa, e ovviamente a chi può mai interessare? E’ successo che alla periferia di Roma, via Monti Tiburtini, le fiamme hanno illuminato la notte, altissime. La mattina dopo, l’area verde, e da anni abbandonata, di fronte all’ingresso della metropolitana, era recintata con un nastro giallo. Non c’era, seduto e tremante davanti alla metropolitana, il vecchio Costantino, che magari vecchio non è ma lo sembra, con la coperta sulle ginocchia e un cucciolo ai suoi piedi, a tendere il bicchiere di cartone e a fare due chiacchiere, magari, con chi si ferma.
E’ stato in quell’occasione che ho scoperto l’esistenza di un comitato di quartiere Beltramelli-Meda, dal nome della piazza e della via adiacenti, e che quel comitato avrebbe persino un portavoce, Fabrizio Montanini, vicino a Casa Pound, e che quel portavoce avrebbe passato mesi a raccogliere le lamentele degli abitanti contro “i roghi tossici” che provenivano dal campo rom, e che addirittura si è fatto fotografare davanti alla metropolitana, e più di recente davanti alla questura per protestare contro i rom medesimi, e che posta video di rom commentando così:

“Avete visto che roba? Ma questa penosa scena purtroppo è quotidiana, i residenti sono costretti a vedere questo osceno spettacolo ogni volta che si affacciano e purtroppo la vedono anche i bambini. Intervengano le istituzioni, o noi padri di famiglia non avremo paura a fare piazza pulita. Il modello – continua Montanini – è Casal Bruciato, dove con le proteste, con il supporto di Mauro Antonini, responsabile Lazio di CasaPound Italia, siamo riusciti a cacciare i nomadi dal campo abusivo di via Tommaso Smith. È rimasto solo un camper rotto che dovrà essere rimosso e un altro camper, dove c’è un rom agli arresti domiciliari”.

Chi ha incendiato il campo? “Guerra fra etnie”, si sibila nel quartiere, e vai a capire, certamente, e soprattutto a chi interessa, poi. Di certo, i commenti al video prontamente realizzato dal portavoce erano di giubilo nei confronti del rogo:”bruciate tutto”, “parassiti di merda” e altre esultanti piacevolezze. Naturalmente al portavoce e ai suoi sodali poco interessano gli eventuali altri problemi del quartiere, che come ogni quartiere ne ha parecchi, dalla mobilità ai rifiuti all’inquinamento (anche acustico), alla mancata cura degli spazi verdi, e via così, niente di nuovo in questa città. No, il problema sono solo ed esclusivamente i rom. La sicurezza. Il degrado, ah giusto. E poco conta, anche qui, che gran parte di quel degrado venga da chi ha magari attività commerciali in zona e riversi ogni santa mattina cumuli di rifiuti che andrebbero smaltiti diversamente (sedie di plastica da bar, tavolini rotti, gli immancabili materassi). Poco conta che in decenni il quartiere non sia un quartiere, ma un luogo di attraversamento, buono per affittare a carissimo prezzo appartamenti a studenti fuori sede (c’è la metro, quando c’è), con cinque pizzerie a taglio in pochi metri e cinque fruttivendoli, e una sala giochi lampeggiante, e quattro bar, ma senza una libreria, per dirne una. Poco conta, e forse ogni quartiere, così come, rimpicciolendo, ogni condominio, è uno specchio di quel che siamo, di quel che vogliamo vedere e di quel che vogliamo ignorare.

Ho rivisto Costantino stamattina. E’ stato in ospedale per aver inalato i fumi dell’incendio. Aveva la coperta sulle ginocchia, annerita. Ha perso il poco che aveva, compresi i pochissimi euro da mandare a casa. Ma il portavoce dell’eroico comitato di quartiere dichiara che la battaglia continua, suppongo fino all’ultimo rom. O fino all’ultimo selfie, perché poi funziona così, tutto serve per un briciolo di pubblicità in più.

“Quando domani per strada incrocerete una signora con la schiena curva, con un cartello di cartone sulle ginocchia, quando vedrete che accanto a lei c’è seduta una bambina dai capelli lunghi e neri, non giudicatela, non insultatela, non picchiatela.
Ho vissuto tutto questo e ne sono stata segnata a vita. Ma oggi, davanti a me, ci sono le porte della Sorbona che si aprono.”
Anina Ciuciu, rom, studentessa di Giurisprudenza in Francia all’Università della Sorbona, autrice di “Sono rom e ne sono fiera”.