TIMORI PER FLESSIONE ECONOMIA GLOBALE, I MERCATI BERSAGLI SENSIBILI

DI VIRGINIA MURRU

 

Dopo le turbolenze di ieri nei mercati finanziari, oggi sembra rientrare la fiducia degli investitori sia in Europa che in Asia, negative le piazze di Shanghai e Shenzhen, mentre recupera Tokyo.

Ieri per Tokyio la seduta si è chiusa piuttosto male,  si è lasciato sul campo il 3,01%, l’indice Nikkei ha riportato il peggiore calo dal dicembre scorso, mentre lo yen si rafforza comunque sul dollaro e resta il bene rifugio più forte insieme all’oro.

Al clima d’indebolimento degli scambi non sono immuni dunque le piazze asiatiche. L’euro rispetto al dollaro è stabile (ieri in rialzo), ma c’è comunque un’atmosfera di attesa e prudenza a causa delle infinite traversie della Brexit, che contribuiscono a creare instabilità, sommandosi all’incertezza causata dai conflitti commerciali ancora in atto.

Per quel che concerne lo spread l’andamento è quello che ha caratterizzato le ultime settimane, un up and down con lievi cambiamenti, certo lontano dai 350 punti base sfiorati negli ultimi mesi del 2018, ma lontano anche dai 130/150 punti base di circa un anno fa.  Oggi sale sia pure lievemente, raggiungendo i 252 punti base, con rendimento dei decennali al 2,5%.

Le piazze europee  recuperano, Milano gira in positivo, trainata anche da Saipem (dopo le raccomandazioni di acquisto da parte di Goldman Sachs), buone performances anche da Leonardo, Fca, e movimenti positivi di alcune banche. Tuttavia non ci sono le premesse per rivolgimenti stabili in positivo, gli scenari finanziari sono in evoluzione, i conti si fanno con lo stato dell’economia globale. Le piazze asiatiche viaggiano ancora con andamento altalenante, in calo Shanghai e Shenzhen. I timori sulla flessione della crescita globale frena non poco le scelte degli investitori.

Ne ha risentito anche Wall Street dei timori sulla flessione dell’economia globale, i listini americani in apertura di settimana procedono in negativo, pesano i dati relativi alla contrazione del manifatturiero negli States ed in Eurozona, e non si allentano le riserve sui rapporti commerciali con la Cina. La fragilità del Pil globale è sempre più evidente, e costituisce un deterrente per gli investitori.

Gli Usa sembrerebbero il primo bersaglio di questo clima d’incertezza, tanto che si prevede un orizzonte poco luminoso per l’economia, che già nel 2020 potrebbe imboccare il tortuoso processo della recessione. Secondo le analisi degli esperti le cause sarebbero da ricercare nel rigore delle misure fiscali e nei rapporti commerciali tesi tra le due superpotenze, quella cinese e americana.

L’analisi dei dati macro spingono al pessimismo in ambito globale, significativi saranno comunque quelli degli Usa, Francia e Inghilterra nell’ultimo trimestre 2018, si conosceranno  entro questa settimana. Nei prossimi due trimestri del 2019 sarà più evidente, con l’analisi dei dati, se il trend continua a procedere in negativo, o se la tendenza cambierà percorso, da queste analisi sarà possibile dedurre se si tratta veramente di un rallentamento contenuto dell’economia globale o se ci si avvia verso la recessione.

I mercati sono attenti anche alla politica monetaria delle maggiori Banche Centrali, a cominciare dalla Federal Reserve, che sta portando avanti scelte ‘accomodanti’, e questo farebbe pensare ad un clima di prudenza e di rischio.

E infatti il presidente della Fed di Chicago, Charles Evans, dichiara al riguardo:

“Si stanno analizzando diverse opzioni per quel che concerne la politica monetaria della Fed, complici le incertezze della congiuntura globale. Si faranno scelte mirate dopo avere analizzato i dati macro del Paese.”

Secondo il Financial Times, tuttavia, dagli Usa ‘provengono segnali di recessione’, e uno dei malesseri più insidiosi arriverebbe dal mercato del mattone.

E’ dalla fine della scorsa settimana che si è avvertito nei mercati il riflesso delle incertezze trasmesse dai dati macro piuttosto negativi di Usa e Germania, muro portante dell’economia Occidentale. Dopo un avvio d’anno positivo per i listini globali, ora qualcosa comincia a franare, le scosse dei rilevamenti dei dati macro in area euro e negli States, stanno determinando timori. Ma anche l’inversione nella curva dei rendimenti dei titoli di Stato americani creano scosse notevoli, per i fondamentali economici l’allarme c’è e non può essere ignorato.

A sorpresa, in questa prospettiva poco rassicurante, ‘irrompe’ l’indice Ifo che mette in rilievo la fiducia delle imprese tedesche. L’indice è elaborato dal Center for Economic Studies di Monaco, e dal 1991 le rilevazioni sono mensili. L’indice è seguito con attenzione dai mercati finanziari, in primo luogo perché dà subito l’impatto con la situazione corrente, e non di rado proietta il trend sull’andamento della produzione industriale europea, in primis in Germania.

A marzo l’indicatore è aumentato da 98,5 punti (a febbraio) a 99,6; il dato era atteso invariato rispetto al mese scorso, anche perché una recentissima lettura dell’Indice Pmi manifatturiero  (Indice dei Direttori degli acquisti), è risultato in negativo.

Nella seconda lettura preliminare di marzo, l’indice manifatturiero in Germania è andato ancora giù, arrivando ai 44,7 punti, in flessione dalla lettura di febbraio, che era 47,6 punti. Un calo notevole, secondo le analisi il peggiore da sei anni a questa parte. Gli analisti anche sulla base di un consensus atteso a 48 punti, sono stati colti di sorpresa. E si allontana anche la cosiddetta soglia psicologica dei 50 punti, ‘spartiacque’ che determina la crescita (se al di sopra dei 50) o la recessione, qualora si vada sotto il limite.

L’aumento dell’indice Ifo in Germania, giunto inaspettato, non spazza via comunque le incertezze e i timori per la contrazione della crescita in Eurozona, fortemente dipendente dalla buona salute dell’economia tedesca.

 E  non sono incoraggianti le previsioni sull’economia italiana da parte del Fondo Monetario Internazionale, il Paese sarebbe esposta e vulnerabile, e il prossimo trimestre potrebbe registrare ancora contrazioni, dopo gli ultimi due già accertati dai dati Istat. Il malessere dell’economia del resto è ormai ‘conclamato’ da una serie di autorevoli ‘outlook’, e le premesse per stimolare la crescita ancora non sono chiare. Sulla base di questo clima instabile e incerto, i mercati come si sa orientano i risultati dei listini.