DAL MIO DIARIO

DI MAURIZIO PATRICIELLO

 

“ Padre, vieni, è stato trovato il corpo di un giovane morto da diversi giorni nelle campagne della nostra parrocchia”.
Corro.
È una giornata di un caldo afoso, asfissiante. Dicono che è il giorno più caldo di quest’anno tra i più caldi degli ultimi anni.
Sul posto, solamente pochi carabinieri, con il Comandante che mi invita a venire avanti. Stavolta, colpa del caldo o di chissachè, non c’è nemmeno la solita folla di curiosi, che sempre si raduna quando c’è qualcosa di macabro da vedere.
Mi avvicino, saluto, faccio qualche domanda, e vengo a sapere che si tratta di un tossicodipendente, morto per overdose e rimasto nascosto tra i cespugli da più di una settimana.
Si conversa con i carabinieri, mentre l’aria, a mezzogiorno, si fa più irrespirabile. Per la strada qualche automobilista rallenta, cercando di capire. La droga, la maledetta droga ha fatto un’altra vittima.
Faccio presente al Comandante che domenica mattina, proprio all’ora della Messa, sono stato richiamato dalle grida di alcune donne che invocavano aiuto per un giovane riverso a terra a pochi passi dalla chiesa. Gli ho detto, con espressione gergale, che i medici “lo hanno tirato per le orecchie dalla fossa”. Il giovane, grazia a Dio, si è salvato. “Per adesso” borbottò, sconsolata, una donna presente alla scena.
La droga maledetta, onnivora, infame, seducente, alla quale tanti giovani non sanno dir di no. La droga, che cerca le sue vittime senza guardarle in faccia, e, beffarda, le conduce verso l’infelicità, la disperazione, la morte.
“ Non cerchi di capire, reverendo”, disse a Padre Adriano un giovane che di essa si era invaghito, e la serviva e riveriva con una fedeltà da fare invidia al più innamorato degli innamorati, “ non cerchi di capire, perché da capire non c’è niente. Il fatto è che l’abbiamo provata, ed è bello, capisce? Bello. Lei, Padre, ha mai provato? No? Allora non mi può comprendere. Mi dispiace per i miei genitori. Non mi hanno fato mancare niente, non sono responsabili di niente, soffrono terribilmente, ma io vado per la mia strada. Il problema è averla provata. Vada, Padre, vada. La ringrazio di essere venuto, se può, faccia qualcosa per la mia mamma che ha tanta fiducia in lei…”
“ Comandante, posso avvicinarmi per benedire la salma?” “ Non osavo chiederglielo, padre Maurizio, ma se vuole, certamente”.
Mi avvicino. E ti guardo, fratello sconosciuto e senza nome.
Ti guardo, col fazzoletto sotto il naso, e una pena infinita mi stringe il cuore.
Chi sei? Come ti chiami? Da dove vieni?
Penso ai tuoi cari che ti stanno cercando, sperando di ritrovarti in vita.
Quanti giorni sono passati da quando sei “incappato nei briganti?” Fossi almeno rimasto sul ciglio della strada, qualche buon Samaritano si sarebbe chianato su di te. Penso che qualche volta ti avrò certamente visto mentre venivi a comprare la tua dose giornaliera al “Parco Verde”.
Mille domande mi affollano il cuore, mille domande destinate a rimanere senza risposta.
“ Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua Parola…” sussurro. Si, portalo con te, Signore. Donagli finalmente quella pace che il suo cuore ha cercato invano.
A noi dona la forza di continuare a seminare la speranza senza mai arrenderci. Senza mai alzare bandiera bianca.
Anche quando veniamo minacciati da alcuni e derisi da altri.
Addio. Addio, fratello sconosciuto e senza volto.
Padre Maurizio Patriciello