NO PRIVACY: A SCUOLA C’E’ IL REGISTRO DELLA PIPÍ

DI CHIARA FARIGU

‘Maestra, mi scappa la pipì. Posso andare al bagno’. ‘Si, certo, vai pure’. “Maestra scappa anche a me’. ‘E pure a me’. ‘Di nuovo, ma non ci siete già stati poco fa? Giù la mano Marcello, anche tu Stefano e pure tu Mattia, ora si aspetta la ricreazione …’

Potrebbe essere uno spaccato di vita quotidiana in una qualunque scuola italiana. L’uscita al bagno è la più gettonata, vuoi per un reale bisogno fisiologico, vuoi per evadere qualche minuto da regole grammaticali o tabelline indigeste. O semplicemente per fare quattro passi. La pipì poi è come lo sbadiglio, impossibile fermarne il contagio. Appena si dà il via, la processione è inarrestabile. Lo sanno bene le insegnanti della scuola primaria, e ancor di più quelle dell’infanzia, alle prese con le strategie più disparate per stabilire turni e semplici regole igienico-comportamentali da far rispettare ai loro piccoli alunni.

Ma vuoi per l’autonomia non ancora del tutto acquisita vista la tenera età, vuoi per carenza di personale che intervenga prontamente a pulire, igienizzare e profumare di continuo, succede, soprattutto nelle ore di punta, che i servizi igienici lascino a desiderare. Non sempre, ma spesso. E allora si corre ai ripari. Fissando altre strategie o regole comportamentali, vigilando più accuratamente il flusso delle uscite, responsabilizzando ancor più e meglio gli alunni.

La preside dell’istituto Confalonieri di Milano, stanca delle continue rimostranze dei genitori che lamentavano una condizione insostenibile dei servizi igienici, ha ben pensato di introdurre il ‘registro della pipì’. Detto fatto. Con una circolare, pubblicata sul sito della scuola, invita i docenti a registrare le uscite e i rientri degli alunni per recarsi ai bagni ‘al fine di tutelare il benessere psicofisico degli alunni’. Una vera e propria lista per monitorare i tempi e il numero delle ‘uscite’ di ciascun bambino. Provvedimento che manco a dirlo ha mandato su tutte le furie i genitori che hanno diffidato la scuola dal rilevare quei dati che ‘violano le normative della privacy’ per i quali occorre il consenso che loro non hanno intenzione di dare.

Come può, oltremodo, si domandano i genitori, la rilevazione del tempo di permanenza nei bagni, essere indice di pulizia o sporcizia degli stessi? Che la scuola o chi per lei provveda ad assumere il personale addetto, questo sì che sarebbe il giusto provvedimento. Al momento, le parti sono contrapposte. La protesta continua … che dire, a farla fuori dal vaso, stavolta non sembra siano i bambini

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