“ANIME ESTREME” DI MANUELA MADDAMMA, UN LIBRO DA NON PERDERE

DI FABRIZIO FALCONI

E’ un libro da non perdere questo, scritto da Manuela Maddamma, esperta di storia delle dottrine esoteriche e mistiche nell’Europa moderna e contemporanea, nel 2009, raccolta di una serie di ponderosi e informatissimi mini saggi scritti per Il Foglio.
Nonostante questo, il libro ha una unità stilistica e sostanziale altissima: il fil rouge strettissimo,  è quello delle grandi anime che hanno attraversato l’Ottocento e il Novecento con i loro tormenti, le loro estreme sperimentazioni, le piene e dissonanti contraddizioni, le spine caratteriali, i florilegi linguistici, i voli scriteriati oltre i limiti del buon senso e delle convenzioni, senza i quali non avrebbero concepito il lascito letterario lasciato ai posteri.
Biografie quasi sempre segnate dall’isolamento, dalla sofferenza, dall’autolesionismo, dalla deriva alcolica, dagli abusi, dagli amori sanguinari e sbagliati o impossibili, dall’eresia praticata come stile di vita e incarnata dentro biografie complesse, che ancora oggi turbano e affascinano allo stesso tempo.
Si alternano nei quadri disegnati da Maddamma con incredibile lucidità ed economia della materia letteraria – Cristina Campo con il suo senso profondamente religioso dello scrivere e dell’esistere, una religiosità, come scrive l’autrice, spiritualmente carnale, e il suo progressivo e radicale isolamento sollecitato anche dalle fragili condizioni della sua salute; August Strindberg, con la sua eterna inquietudine, gli interessi per l’alchimia e per le ricerche iperchimiche e per la realtà inconoscibile dei fantasmi; Charles Baudelaire, con il suo ingombrante demone, la follia incombente, il carcere dell’anima, l’attrazione verso l’abisso; Sibilla Aleramo, con il suo sfrenato narcisismo, i suoi mille uomini, la fuga da un figlio abbandonato; Vladimir Nabokov, con la sua esplorazione della sessualità proibita, in Lolita, che è anch’esso una storia di fantasmi, visto che questo è il protagonista Humbert Humbert per la ninfetta protagonista, con la sua pelle di pesca e i suoi riccioli castani; e poi anche  Virgina Woolf, Anne Sexton, Amelia Rosselli e Sarah Kane, quattro grandi poetesse accomunate da una irrequietezza simile, da una incapacità di venire a patti col mondo, e da un destino tragico; Elsa Morante e il suo ultimo meraviglioso e dolentissimo romanzo, Aracoeli, confessione viscerale di una mancanza bidirezionale, tra madre e figlio letterari e madre e figlio-non-nato della realtà (dell’autrice); PierPaolo Pasolini e il suo canto del cigno letterario, quel torbido prolisso Petrolio nel quale rifluì tutto il nero magma che animava lo spirito del poeta, la sua donchisciottesca battaglia contro il mondo; e altro ancora.
La vicenda umana di questi fuori-posto è interessante perché è in parte anche nostra.  Ciascuno di noi, come indicò C. G. Jung, è chiamato, nella sua vita, ad attraversare il minaccioso territorio dell’Ombra, attento a non farsene risucchiare, scandagliandolo, cercando di illuminarlo e di farne emergere cospicue porzioni.
Se è questo lo scopo per il quale si viene al mondo, come sosteneva il grande psicologo di Kesswil, bisogna essere riconoscenti a questi uomini e a queste donne, che hanno affrontato il viaggio estremo in questi territori, lasciando i loro segnavia, le loro fiaccole accese, i loro avamposti nel corso di quell’esaltante cammino dell’uomo verso la conoscenza, anche quella più oscura.