HIDDEN, IL CRIME DOVE TUTTO E’ STRANO

DI AMLETO DE SILVA

“Con il gonnellino, la borsetta di pelo e la daga, alcuni scozzesi danzano il reel e lo stratohspey in una strada laterale, suonando la cornamusa a tutto spiano. Ragazze della Borgogna, con in testa gabbie da uccelli fatte di velluto, improvvisamente guizzano sul marciapiede in una danza colorata. Un vichingo entra in un pub. Coi calzoncini di cuoio e i piumati cappelli di feltro nero, degli enormi austriaci dalle cosce grosse come il corpo d’un gallese, ma molto più scure, cantano lo jodler e fendono la pioggia coi loro sorrisi. Pieni di nastri, di gale e di fusciacche, con fez e turbanti bianchi, sformati sciarovàry azzurri e afflosciati stivali rossi, degli ucraini con l’accento di Manchester ballano lo hoppàk su per la collina. Tutto è strano a Llangollen”.

Chiariamo subito: in Hidden, la serie di questa settimana, non ci sono scozzesi col gonnellino, mancano del tutto i vichinghi, e vi giuro sul mio onore che di austriaci con le cosce grosse come il corpo d’un gallese non si vede manco l’ombra. E allora, mi chiederete, cosa cavolo ci citi a fare Dylan Thomas e il suo “Molto presto di mattina”? Il fatto è che io ho letto Thomas da ragazzino, e mi ha segnato al punto che per me la frase “Tutto è strano a Llangollen”, è più famigliare di “C’è del marcio in Danimarca”. Quando vedo qualcosa di strano, penso sempre “Tutto è strano a Llangollen”. Sempre, giuro. Non lo pronuncio ad alta voce perché voi sapete che una parola così richiede stomaci forti e conoscenza della lingua, ma insomma ci siamo capiti. Ecco, guardavo Hidden e mi veniva in mente Llangollen, e non solo perché la serie è ambientata in Galles. Perché c’è qualcosa che non torna, in Hidden, qualcosa di leggermente disturbante. E non solo: sono andato a controllare, e ho scoperto la storia si svolge a pochi, pochissimi chilometri da Llangollen. Dite voi, capirai, il Galles sarà grande quanto la periferia di Roma, ci vuole assai a essere a pochi chilometri l’uno dall’altro. E invece, tutto è strano in Hidden, credetemi. E, aggiungo, è anche strano che sia strano, perché poi tutto sommato la storia è di quelle viste e riviste: un delitto curioso (nel senso di strano), incuriosisce una detective che, insieme al suo collega, si convince che dietro quella ragazza trovata morta ci sia un legame con altri delitti avvenuti anni prima. E, guarda caso, di uno di questi delitti si era occupato proprio il padre della detective (lei è tornata al paesello per star vicino a lui, che adesso soffre di demenza), che aveva chiuso il caso ingabbiando un pover’uomo che si professava innocente. Ora, detto così, uno pensa vabbè, capirai la novità, ne avremo viste cinquemila di serie e di film con questa trama qui. E’ vero, ma non così strane.

Il fatto è che Hidden non va vista per la storia. E non va vista neanche per l’ambientazione. Il Galles c’è, eccome se c’è, ma la regia (giustamente, secondo me) rifugge dall’effetto “visit our wonderful country and meet the serial killer”. Il Galles, invece, si insinua piano, lentamente, sale come la nebbia, e vi garantisco che, soprattutto se amate Dylan Thomas (se non lo amate, padronissimi, ma sappiate di avere un bel problema), dopo un po’ ve ne fregherete della storia che, ve lo ripeto a scanso di equivoci, è vecchia come il cucco, nonostante la serie sia firmata da due autori di tutto rispetto: Ed Talfan e Mark Andrews, quelli di Hinterland, che abbiamo recensito entusiasticamente a suo tempo. Però, come al solito nelle produzioni BBC, cast di tutto rispetto. Da Sian Reese-Williams (Line of duty) che interpreta l’ispettrice, a Rhodri Meilir (era in Pride, nientemeno) che fa il serial killer, passando per una delle vittime, interpretata da Gwyneth Keyworth (Marnie in Misfits), che non sbraca in un ruolo che avrebbe fruttato sonore pernacchie a molte sue colleghe più quotate. Incredibilmente brava Gillian Elisa, che veste i panni della madre del serial killer. Dura, legnosa, implacabile, sembra una di quelle mamme dei camorristi che sputano sugli agenti mentre portano via i figli in manette: stesso sguardo spento da squalo, stessa fierezza blasfema. Insomma, la serie va vista. Certo, gli amanti del british non avranno dubbi; gli altri forse rimarranno un po’ così, ma è questo l’effetto di Hidden: fa strano.

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