OSSERVATORE ROMANO. VIA PER PROTESTA LE GIORNALISTE DI DONNE CHIESA MONDO

DI MARINA NERI

Dieci donne, dieci giornaliste costituenti la redazione della rivista vaticana” Donne, Chiesa, Mondo”, inserto mensile dell’Osservatore Romano, si sono dimesse.

Lo hanno fatto in blocco ad attestare il loro disappunto per il nuovo corso intrapreso dalla direzione dell’Osservatore Romano.

Lucetta Scaraffia , responsabile della redazione della rivista tradotta in inglese, spagnolo, francese, che vanta estimatori in varie parti del mondo, lo ha detto in una intervista al Corriere, che l’obiettivo del nuovo corso pareva essere proprio il depotenziamento di “Donne Chiesa Mondo”.

Ha dichiarato che la nuova direzione aveva avviato collaborazioni e iniziative concorrenziali con il gruppo di redazione con l’effetto di mettere “le donne l’una contro l’altra invece di sollecitare confronti aperti” . Si tornerebbe così, secondo la giornalista, a una selezione delle donne imposta dall’altro, senza considerare il merito e le capacità.

Le donne dimissionarie ritengono siano state lese le prerogative e le libertà del giornale nel momento in cui non si è cercato un dialogo franco e sincero.

Queste donne coraggiose temono il ritorno all’autoreferenzialità clericale.

Parrebbe che una delle cause dei profondi dissapori, divenuta poi muro invalicabile , siano state proprio le inchieste portate avanti dalla redazione al femminile.

La rivista, cara tanto a papa Benedetto XVI quanto a papa Francesco, ha sempre trattato temi importanti fra cui, in ultimo, gli abusi su religiose.

La fondatrice dell’inserto mensile denuncia in un editoriale e in una lettera aperta a Papa Francesco una situazione incresciosa, che si sarebbe venuta a creare all’indomani dell’insediamento della nuova direzione dell’Osservatore romano.

Secondo la denunzia delle dimissionarie alla base delle stesse dimissioni vi sarebbe la volontà della direzione di “silenziare le denunce degli abusi sulle religiose, il ritorno a una selezione _dall’alto_ di donne in base all’obbedienza e l’imposizione di un diretto controllo maschile sulla redazione”. ( cfr. Huntington post)

La Scaraffia descrive uno stato di delegittimazione continuo. Dopo sette anni di lavoro in cui si è cercato di dare voce a tante donne sia quelle che operano e lavorano nella Chiesa e per la Chiesa, sia donne appartenenti ad altre confessioni religiose,facendo emergere la bellezza del dialogo, l’avventura delle 10 donne trova il suo mortificante epilogo.

Le accuse vengono respinte al mittente dal nuovo direttore dell’ Osservatore Romano Andrea Monda il quale prende atto delle dimissioni e dichiara che
la pubblicazione della rivista continuerà.

Lucetta Scaraffia e il suo gruppo dimissionario non recedono o demordono dall’intento di denunziare la vicenda dichiarando: “ci sembrava che un’iniziativa vitale sia ridotta al silenzio e che si ritorni all’antiquato e arido costume della scelta dall’alto, sotto il diretto controllo maschile, di donne ritenute affidabili. Si scarta in questo modo un lavoro positivo e un inizio di rapporto franco e sincero, un’occasione di parresia, per tornare all’autoreferenzialità clericale”( cfr. Huffgnton post)

Chissà perché i corsi e ricorsi della Storia passano sempre attraverso l’emancipazione della donna. E quanto più un’epoca venne descritta come oscura, tanto più la donna subì persecuzioni, fu chiamata strega e il suo corpo, fonte di peccato, fu castigato dalle fiamme.

E il Medioevo incombe quando lo stupro non si condanna in quanto violenza senza se e senza ma.

E la Controriforma domina quando la società imbavaglia l’esigenza di libertà della
donna, pensando di dominarla e relegarla entro i recinti dei pregiudizi,delle convenzioni, dei retaggi.

E l’Inquisizione mascherata da ipocrita perbenismo impera quando la legge cela di fatto una schiavitù perseguita da secoli e ora codificata in norme becere e retrograde.

Chissà perché l’omuncolo piccolo alza la testa accompagnato dall’ortodossia e dal fanatismo e ha bisogno di questi due impostori per affermare ciò che un Uomo, invece, non avrebbe mai voluto affermare: la sopraffazione nei confronti della donna, della collega, della compagna.

In quest’ottica dovrebbero leggersi le riforme inerenti la legge sul divorzio, le paventate modifiche alla normativa sull’aborto, quando non si minaccia addirittura la sua abrogazione, e i pubblicizzati Convegni sulla famiglia dal sapore amaro di un retrò che cancella l’evoluzione di diritti e conquiste.

Corsi e ricorsi in cui le donne, come le giornaliste della rivista vaticana “Donne Chiesa Mondo” devono continuare a protestare.

Dalla loro voce sui media, sui social, per le strade, dentro le cucine, come un tempo dai roghi, può
nascere il germe di una nuova era non acquiescente ai diktat di chi teme l’autodeterminazione e la libertà.