IN UNA LETTERA, LA RAGAZZA RACCONTA LO STUPRO SULLA CIRCUMVESUVIANA

DI CLAUDIA SABA

Una lettera che racconta la devastazione dopo lo stupro.
A scriverla è la vittima della violenza consumata a San Giorgio a Cremano, nel vano ascensore della Circumvesuviana.
“Bastano pochi minuti e ritorno col pensiero. Erano attimi di incapacità a reagire di fronte la brutalità e la mancanza di supremazia di tre corpi. Erano attimi in cui la mente sembrava come incapace di comprendere, di totale perdizione dell’essere. E dopo che il corpo era diventato scarto e oggetto, ho provato una sorta di distacco da esso. Il mio corpo, sede della mia anima, così sporco”.
È così che descrive quegli attimi atroci dello stupro.
E il pensiero, che torna sempre lì.
Strappi che intaccano il corpo.
Ferite che fanno più male di un coltello piantato nel petto.
“Mi sembrava di essere avvolta dalla nebbia mentre mi trascinavo su quella panchina dopo quelli che saranno stati 7 o 8 minuti”, scrive ancora.
Oggi è la prima volta, da quel 5 marzo, che la giovane donna trova il coraggio di uscire di casa.
E racconta.
“Mi sono seduta e non l’ho avvertito più. Ho cominciato ad odiarlo e poi a provare una profonda compassione per il mio essere. Compassione che ancora oggi mi accompagna, unita ad una sensazione di rabbia impotente, unita al rammarico, allo sdegno, allo sporco, al rifiuto e poi all’accettazione di un corpo che fatico a riconoscere perché calpestato nella sua purezza”.
Un corpo calpestato che si stacca dall’anima e precipita in un limbo.
Tre, le persone arrestate.
Ma per due di loro, nonostante i video e i referti medici avessero già confermato lo stupro, nei giorni scorsi, si sono aperte le porte della libertà.
Al momento, non si conoscono le motivazioni che hanno spinto i giudici a pronunciarsi in tal senso.
“Il futuro diviene una sorta di clessidra. Consumato il corpo e la mente dal tempo odierno ricerca una vita semplice”.
C’è un futuro incerto tra le parole affidate ad un figlio bianco, ma anche un piccolo raggio di sole che da’ spazio alla speranza: “Mi piacerebbe essere a capo di un’associazione che si occupa della prevenzione, della tutela e della salvaguardia delle donne, ragazze, bambine a rischio, perché donare se stessi e il proprio vissuto per gli altri è l’unico modo per accettarlo”.
La ragazza vittima di questa orrenda violenza, ha chiesto che la sua lettera fosse resa pubblica.
Sente di non essere creduta, specialmente dopo che due dei tre presunti colpevoli sono tornati in libertà.
Testimoniare una violenza le ricorderà sempre quel buio attraversato ma,
pian piano, i sensi di colpa spariranno insieme alla sensazione di vuoto, di inutilità, di “sporco” che restano inevitabilmente dentro, dopo uno stupro.
Ci vorrà del tempo per cancellare l’immondizia impressa sul suo corpo.
Ma donare se’ stessa a
chi subisce è certamente il modo migliore per spazzare via, anche gli ultimi granelli di polvere che lascia sempre il “dopo”.