REVENGE PORN: PASTICCIO LEGA-5 STELLE, MA MARTEDÌ SARÀ REATO

DI MARINA NERI

“Donna, dove scappi? Potranno proteggerti, potranno ritardare la tua fine, ma sempre sul rogo finirai !”.( affermazione di un violentatore in un processo per stupro) Sono gli anni dei femminicidi giornalieri, delle violenze sessuali come videogiochi irreali dove spesso il game over è tutto a scapito della donna, degli scherzi in cui i gusti sessuali, le pratiche erotiche vengono divulgate sul web come fossero semplici statistiche Istat, dei livori estrinsecati in piattaforma smentendo il detto” i panni sporchi si lavano in famiglia”.

Sono gli anni in cui il pregiudizio, mai sconfitto, subdolamente invade la quotidianità. E la donna da Vittima lentamente ma inesorabilmente, con un “se” buttato a caso, un “ma” lanciato con la polvere del sospetto e del dubbio, diviene corresponsabile, poi, finito il lavorio del fango, rimane unica colpevole.

Ad arginare una deriva pericolosa è arrivato in questi giorni alla Camera
il Codice rosso, il disegno di legge che stringe le maglie del codice penale sulla violenza contro le donne.

Con questo provvedimento normativo sono state previste pene inasprite per i reati di violenza sessuale (da 5-10 anni a 6-12 anni) , ed è stato introdotto il reato di sfregio del volto punito con 14 anni di reclusione.
Aumenti di pena per chi violenta bambini fino a 24 anni di carcere.
Nel Codice Rosso è prevista una corsia preferenziale per le querele nei casi di violenza sessuale con la previsione dell’obbligo per i pm di ascoltare le vittime entro tre giorni.

Al disegno di legge era stata apportata un’aggiunta con un emendamento che prevedeva il riconoscimento del reato di ” revenge porn”. Letteralmente ” vendetta porno”.

Il fenomeno è in crescita soprattutto fra gli adolescenti, proprio perché le dinamiche relazionali sono sempre più virtuali. Scambi di video in atteggiamenti amorosi, di foto intime, spesso lasciano la riservatezza dei cuori e dei ricordi dei protagonisti per divenire di dominio pubblico.

Diffusioni non autorizzate. Così il sexting, lo scambio di immagini erotiche, personali e intime, conosce la sua deriva patologica: il revenge porn . Spesso per gioco, per vendetta fredda, subdola e scaltra ma non mancano casi in cui ciò avviene con finalità di estorsione: è la sextorsion.

A peggiorare le cose, il fatto che alcune relazioni sessuali, oggi, possono nascere anche solo ed esclusivamente online e riguardano spesso adolescenti.

Trattasi di un fenomeno ancora poco conosciuto ed è la diffusione senza consenso di foto o video molto intimi, che ritraggono atti sessuali o nudità, con lo scopo di denigrare la persona coinvolta.

Basta un clic, un semplice erroneo/ voluto clic e una reputazione, una vita vengono travolte dall’onda mediatica che vouyeristivamente fagocita e annienta.

Il caso tragico di Tiziana Cantone, la ragazza morta suicida a causa proprio di revenge porn porta il problema drammaticamente in auge.
La legge in Italia, ad oggi, non tutela come dovrebbe chi cade nella rete del Revenge porn.
Non esiste ad oggi alcuna legge specifica in materia e l’unica possibilità riconosciuta alle vittime e’ quella di fare riferimento alla normativa sui reati di diffamazione, estorsione, violazione della privacy e trattamento scorretto dei dati personali.

Il fatto che non esista una normativa specifica,con termini, condotte precisi, comporta per le vittime un defatigante slalom fra denunzie, prescrizione, decadenze, oltre, ovviamente, al rischio non peregrino di non riuscire a interrompere la diffusione del materiale.

Le norme esistenti appaiono, pertanto, insufficienti, inappropriate in relazione alla gravità e alla peculiarità del fenomeno.

Spesso non basta tentare di arginare le conseguenze denunciando immediatamente l’accaduto, attivando la polizia postale,contattando prima possibile le piattaforme in cui sono presenti i contenuti e chiederne la rimozione, munendosi di screenshot e “prove” di quanto subito.
In verità i social network stante la pericolosità e i danni cagionati dal revenge porn hanno dal canto loro cercato di adottare meccanismi ad hoc per intervenire il più prontamente ed efficacemente.

Ma è necessario normare la materia e fissare delle pene severe e sicure nei confronti di chi viola la privacy, lede la buona fede e tradisce il senso di un amore, di un atto che sublima se stesso nella reciproca fiducia.

Due giorni fa alla Camera
Laura Boldrini aveva presentato , facendosi portavoce di una petizione firmata da oltre centomila persone, un emendamento al Codice rosso per la violenza sulle donne con cui si chiedeva il riconoscimento del reato di revenge porn , la sua sanzione e la previsione di forme di educazione digitale e di assistenza psicologica delle vittime.

“Tutte le forze politiche – Forza Italia, Fratelli D’Italia, gruppo misto, LEU e Partito democratico – si sono espresse favorevolmente tranne Lega e 5 stelle”, ha scritto la deputata di Leu su Twitter. “Sono mancati solo 14 voti e abbiamo perso due grandi occasioni” .

Bagarre in aula dinanzi alla bocciatura dell’ emendamento motivata col fatto che proprio in quelle ore sarebbe stata depositata in Senato la proposta di legge sul reato di revenge porn dalla senatrice Elvira Evangelista perché sul tema si intende fare una legge ad hoc.

Montata la protesta, i lavori dell’Aula sono stati sospesi.

Intanto da una conferenza stampa si appurava che il provvedimento era stato già incardinato in commissione Giustizia insieme a quello di Forza Italia cui probabilmente si sarebbe aggiunto un un terzo a firma Pd.

Nel testo licenziato dal M5S è previsto un aumento delle pene, che arrivano fino a 10 anni se la diffusione di immagini a sfondo sessuale senza il consenso dell’interessato porti alla morte della vittima. Prevista inoltre una capillare informazione scolastica con azione sinergica del Ministero dell’Istruzione e della Polizia Postale.

Il relatore della Commissione giustizia del senato, Andrea Ostellari, deciderà , quindi se procedere a una unificazione e raccordo dei testi depositati oppure se ne sceglierà uno fra essi. Tuttavia l’iter in questo caso non è breve, sebbene in favore di una normativa a parte e più dettagliata si sia pronunciata la stessa onorevole Sarti in questi ultimi mesi parte lesa proprio in uno spiacevole caso di revenge porn.

Sulla polemica scaturita in seguito alla bocciatura dell’ emendamento in aula è intervenuto lo stesso Di Maio annunciando a sorpresa che martedì prossimo quando riprenderanno le discussioni il M5S voterà l’emendamento. Salvini, forse impressionato dalle proteste scaturite dalla mancata approvazione ha dichiarato” Diventerà reato è una nostra battaglia” . E Conte dichiara: “subito la legge”
Tutti d’accordo, quindi: il revenge porn sarà un reato.

Non si è ben compreso, però, se lo diverrà nei tempi più celeri della approvazione di un emendamento in un disegno di legge già in fase di discussione, o dovrà seguire il normale iter normativo.

A martedì l’ardua sentenza. Con la parola magica degli ultimi tempi: Punire. Obiettivo punire. Ripartire dalla punizione.

Si obiettera’: occorre fermare questa deriva. Giusto.

Però solo punire non è il modus operandi corretto.

È un volere ripartire dal punto di arrivo che, assieme alla certezza e alla rieducazione sono le finalità della pena. Ma il compito più arduo è culturale, è la prevenzione. La vera sfida non è affrontare l’emergenza. È cambiare l’etica di una nazione e lo si fa cominciando a parlare di rispetto sin dai banchi di scuola e, soprattutto, a darne l’esempio, concetto desueto e anacronistico finito sul rogo assieme ai libri, alla dignità, alla libertà e all’autodeterminazione della donna.