L’EX AGENTE SEGRETO FORESTIER AVEVA PAURA

DI GUIDO OLIMPIO

Rilancio pezzo di due giorni fa, uscito su RID, C’è altra pista interessante (trovate dettagli in fondo al pezzo).
L’ex agente segreto ha incontrato la morte in un parcheggio, a pochi metri dai contenitori per la spazzatura. Cinque proiettili, uno al cuore. Chi ha sparato sapeva farlo. Un delitto nel tranquillo paesino di Ballaison, Alta Savoia francese, vicino al confine svizzero. Dietro l’omicidio, avvenuto il 21 marzo, ci può essere altro. Gli intrighi africani, manovre di servizi o nulla di tutto questo.
Iniziamo dalla vittima, Daniel Forestier. Cinquantasette anni, 14 dei quali passati nei ranghi dell’Intelligence interna francese, la DGSE, poi il congedo seguito da nuove attività, più tranquille e mondane: la gestione di un bar-tabacchi – l’Escapade – , l’impegno come consigliere comunale a Lucinges, la vita familiare con moglie e 2 figli e molte altre attività in zona. Nel mezzo, la pubblicazione di un’autobiografia sul suo lavoro speciale, titolo “Spia per la Repubblica”, oltre che di numerosi romanzi sempre in tema. Questo è il primo lato della storia, che ne nascondo uno oscuro. Nel settembre scorso lo 007 è infatti finito in un’inchiesta insieme ad un collega, Bruno Susini. Una fonte li ha accusati di aver pianificato – senza eseguirlo – un attentato contro l’ex Generale Ferdinand Mbaou (nella foto), grande oppositore del Presidente congolese Denis Sassou Nguesso, al potere dal 1997. Il Generale risiede da molto tempo in Francia, ma ha ancora molti agganci nel suo paese, dove ha guidato i servizi di sicurezza del precedente Presidente, primo eletto democraticamente nel paese, Pascal Lissouba, deposto da Nguesso nel corso di una cruenta guerra civile. Nel 2015 qualcuno ha cercato di eliminarlo nei pressi di Parigi, riuscendo però solo a ferirlo in modo grave. Un agguato – affermano gli esuli – unito a pressioni esercitate contro i dissidenti in Europa, tutto parte di una campagna di intimidazione per farli tacere con le buone o le cattive.
Il Generale Mbaou ha sostenuto di aver appreso solo tramite i media dell’agguato contro la spia, ed ha aggiunto di essere “arrabbiato e poco sorpreso” di quanto è avvenuto: in questo modo scompare parte della verità, ha sottolineato il suo legale. L’avvocato della vittima sostiene invece che su Forestier non c’era nessuna prova di colpevolezza. Secondo il quotidiano Le Monde, però, l’ex agente avrebbe ammesso di aver condotto delle ricognizioni sul generale africano, ma di aver concluso che la missione era impossibile da portare al termine.
Ufficialmente non ci sono elementi che portino a collegare l’assassinio alle trame di potere congolesi, però la procura deve ovviamente considerare quest’angolo investigativo: sarebbe strano non farlo, visti gli sviluppi di questi mesi. Nel frattempo si esplorano altre piste che portano più lontano, dall’Asia all’Est Europa. L’ex agente aveva lavorato come consulente e non solo per Dariga Nazarbaïeva (foto), figlia del presidente del Kazhakstan, Nazarbaiev, leader che si è dimesso pochi giorni fa. Il francese avrebbe condotto missioni speciali e compiti di intelligence. Solo che quando è esplosa la storia dell’indagine sul “complotto congolese”, i kazakhi non sarebbero stati troppo “felici”. C’era molto imbarazzo e disappunto. Tutto questo però non implica – automaticamente – un loro coinvolgimento
Negli ultimi giorni Forestier era preoccupato ed aveva confidato ai familiari: “Mi sta per capitare qualcosa”. Non si era sbagliato. Negli ultimi giorni Forestier era preoccupato ed aveva confidato ai familiari: “Mi sta per capitare qualcosa”. Non si era sbagliato.