ROMA – NAPOLI 1-4. GIALLOROSSI ALLO SBANDO

DI JACOPO MORRONI

Finisce per uno a quattro la gara dell’Olimpico fra Roma e Napoli, con un verdetto veramente impietoso. Non tanto per i tre gol di scarto, quanto per l’abissale, inconcepibile distanza tecnica e mentale che si è palesata durante l’incontro fra le due squadre. Il Napoli si presenta calmo, tranquillo, sereno, ordinato, non ha bisogno neanche di spingere per affondare come lama nel burro nella molle difesa romanista, non una, non due, non quattro ma almeno dieci volte. La Roma invece si consegna, indecorosa, non conserva l’onore della armi. Fisicamente a pezzi. A pezzi, a tocchetti, lenti, svogliati, vegeta per il campo senza la minima possibilità d’impegnare l’avversario.

Passa subito Milik, al secondo minuto, indisturbato scatta fra Fazio e Manolas, riceve l’assist di Verdi e insacca. La Roma cerca di reagire arrancando, ma manca tutto, dalle idee alle gambe, e gli unici tiri in porta arrivano dal pressing solitario di De Rossi, gladiatore fra le pecore, o da qualche giocata individuale di Perotti. Ma non c’è cenno di gioco comune. Il pareggio momentaneo è fortuito, e arriva su rigore: prima un fallo di mano di Mertens su Nzonzi, poi Meret afferra la caviglia di Schick tirandolo giu con poco senso. Perotti insacca e il primo tempo finisce.

Come in fotocopia, arriva un altro gol all’avvio del secondo tempo, con il buon Olsen che liscia a pieno un cross in mezzo lasciando Mertens libero di spingerla dentro sulla linea. Lo svedese è in difficoltà, e forse qualche turno fuori gli farebbe bene, perchè al momento purtroppo è poco presentabile. Chiudono le danze Verdi e Younes, per il poker finale, mentre Nzonzi corona una gara indecente prendendo la traversa da due metri e mezzo dalla linea di porta. La mini-reazione arriva nel finale, ma è poco, pochissimo, e tardi.

Ranieri è durissimo nel post partita; dice, sostanzialmente, che lui ci prova ad allenarli, ma li ha presi a che erano già a pezzi, e più di così non sa che fare. Il deserto tecnico lasciato da Di Francesco è vasto come il Sahara: ma si sono mai allenati in questi mesi? Certo che, dopo aver visto le gare di oggi e contro la Spal, si deve evincere che anche l’amor proprio dei giocatori è ormai morto e sepolto; non si intravede nemmeno quel poco impegno egoista, quello che i giocatori normali tirano fuori anche in aria di cessione, per far pensare al prossimo presidente che varrà la pena di acquistarli. Nulla, niente di niente.

Un monito: che non sia fatto passare ancora una volta, in questo ambiente ingrato, Ranieri per il fesso del villaggio. Perchè Ranieri non ha le possibilità fisiche di costruire una squadra migliore. Non ha il tempo, non ha i giocatori, non ha una stilla di lucidità attorno a sé. La nave affonda, e si richiama il vecchio lupo di mare ad immolarsi al timone, mentre l’armatore sivigliano fugge, come Schettino, su una zattera in direzione Siviglia, coperto e protetto nella sua comfort zone. “E’ buio a Roma!” sembra rispondere a chi lo accusa di disastro colposo ed abbandono della nave. I lanzichenecchi fecero meno danni.

La corsa, l’unica possibile, è sull’Atalanta per la piccola Europa, e parlando chiaro, la Roma parte in svantaggio. Dopo una semifinale di Champions, non c’è cosa più triste da dire.