CI CREDI IN UNA VITA DOPO IL PARTO?

DI TINA CAMARDELLI

 

 

 

 

 

 

 

 

A chi sostiene che sia deleterio porsi domande e seminare dubbi sulla vera essenza dell’uomo. A chi dice che non esiste “un Progetto più Grande” per gli esseri umani sulla Terra. A chi afferma che l’unica certezza è la morte e che la stessa pone fine a tutto. A chi grida, perché gridando pensa di vincere e farfuglia che non esiste niente altro e che tutto il resto è pazzia…
Nel ventre di una madre c’erano due bambini. Uno chiese all’altro: 
“Ci credi in una vita dopo il parto?” 
L’altro rispose: 
“È chiaro. Deve esserci qualcosa dopo il parto. Forse noi siamo qui per prepararci per quello che verrà più tardi”. “Sciocchezze”, disse il primo, “non c’è vita dopo il parto”. 
Il secondo disse: 
“Io non lo so, ma ci sarà più luce di qui. Forse noi potremo camminare con le nostre gambe e mangiare con le nostre bocche. Forse avremo altri sensi che non possiamo capire ora”. 
Il primo replicò: 
“Questo è assurdo. Camminare è impossibile. E mangiare con la bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale ci fornisce nutrizione e tutto quello di cui abbiamo bisogno. 
Il cordone ombelicale è molto breve. La vita dopo il parto è fuori questione”. 
Il secondo insistette: 
“Beh, io credo che ci sia qualcosa e forse diverso da quello che è qui. Forse la gente non avrà più bisogno di questo tubo fisico”. 
Il primo ribattè: 
“Sciocchezze, e inoltre, se c’è davvero vita dopo il parto, allora, perché nessuno è mai tornato da lì? Il parto è la fine della vita e nel post-parto non c’è nient’altro che oscurità, silenzio e oblio. Il tubo non ci porterà da nessuna parte”. 
“Beh, io non so”, disse il secondo, “ma sicuramente troveremo la mamma e lei si prenderà cura di noi”. 
Il primo rispose: 
“Mamma!! tu credi davvero a mamma? Questo è ridicolo. Se la mamma c’è, allora, dov’è ora?” 
Il secondo disse: 
“Lei è intorno a noi. Siamo circondati da lei. Noi siamo in lei. È per lei che viviamo. Senza di lei questo mondo non ci sarebbe e non potrebbe esistere”.
Disse il primo: 
“Beh, io non posso vederla, quindi, è logico che lei non esiste”. 
Al che il secondo rispose: 
“A volte, quando stai in silenzio, se ti concentri ad ascoltare veramente, si può notare la sua presenza e sentire la sua voce da lassù”.
Questo è il modo geniale in cui uno scrittore ungherese ha spiegato l’esistenza di Dio della vita e oltre la vita.
Quando un’ essere umano nasce è realmente nelle mani di qualcuno di incomprensibilmente grande da cui dipende la propria vita e la propria sopravvivenza: i genitori. Ed infatti il concetto di Dio si forma proprio durante l’infanzia e questa immagine, poi rimarrà tutta la vita, sia che ci si creda, sia che lo si ritenga un’invenzione. Per un credente questo rapporto con i genitori è il primo incontro con Dio e con il suo amore. Un non credente probabilmente lo considererà solo un normale processo psicologico e fisiologico che nulla ha a che vedere con qualcosa di immensamente grande o sopranaturale. Ma in conclusione entrambi non possono che considerare che il modo di trasmettere amore da parte dei genitori influenzerà la nostra visione della vita.
Il bisogno di credere in qualcosa, la necessità di fidarsi veramente di qualcuno e di porsi domande non sono affatto cose astratte o magari eresie come vorrebbe una categoria, che non sopporta di non saper spiegare tutto e di dover ammettere i propri limiti.
Per molti aver studiato ossa e fossili, saper accendere il fuoco, tenere le bestie feroci lontane e soddisfare ogni esigenza materiale è sufficiente ad aver capito tutto sull’origine dell’uomo, nonché sul posto che egli occupa nella natura.
Una concezione estremamente materialistica dell’uomo è che la persona non abbia alcun bisogno di scopo, né di un progetto esistenziale. Che tutto va così, e che ci deve bastare solo ciò che possiamo toccare con mano.
Ma questo ci accomuna a degli scimpanzé rinchiusi nella gabbia di uno zoo: banane, noccioline, un tetto sopra la testa, per ripararsi dal freddo e dalla pioggia e un pubblico comprensivo e amichevole, davanti al quale sfogare narcisismo ed esibizionismo e cosa vuoi di più dalla vita.
Però, davanti al fatto incontestabile che molte persone, pur disponendo di cibo, di un tetto e qualche agio, non hanno trovato affatto la serenità, ma sono in preda a stress e depressioni d’ogni genere, ci spinge a porci domande a fare delle scoperte e a mettere nero su bianco le nostre riflessioni e considerazioni.
Il nostro cuore è inquieto, perché non potrà mai appagarsi soltanto di tutte le belle cose di quaggiù; e non potrà mai mettere a tacere interamente l’istinto profondissimo che lo spinge a cercare altro, quando eleva lo sguardo verso l’alto.
Qui giù limiti e imperfezioni, nulla che possa appagare veramente la sete di pace infinita nella quale ci si vorrebbe tuffare a capofitto. Progetti, amicizie, amore, dare e ricevere incondizionatamente.
Di tanto in tanto, è vero, ci sembra di aver raggiunto quella ambita meta. È il momento in cui ci s’innamora di un obiettivo o di una persona.
Ma poi, presto o tardi, arriva la delusione. Le ideologie crollano, gli amori tradiscono: arriva il tempo in cui ci si rende conto, con delusione, di essersi illusi
E così, avanti, da un’illusione all’altra, da una delusione all’altra: riproponendo sempre le stesse dinamiche, gli stessi sbagli, senza aver imparato nulla.
E allora?
E allora bisogna avere l’umiltà di riconoscere che questo bisogno profondo di credere in qualcuno di cui poterci fidare veramente, ci è stato dato non per un gioco del destino o per un disturbo psichico, ma per richiamarci al senso della nostra autenticità, del nostro essere qui e ora.
Beati, dunque, coloro che avvertono nel loro profondo Sé questo malessere, questa perenne insoddisfazione a cui non sanno dare un nome, né una spiegazione apparente, ma che li spinge a farsi domande e a dubitare: è il segno che il fuoco sacro è ancora vivo, e lotta per risvegliarsi. Sfortunati, invece, coloro che non avvertono nulla di tutto questo, forse frastornati da mezzi e sostanze artificiali: vuol dire che, di umano, hanno solo il rivestimento e a volte nemmeno quello.