IL DESTINO DI SILVIA ROMANO NON PUÒ RIMANERE NELLE MANI DEI KENIANI

DI VANNI CAPOCCIA

 

Finora sul rapimento di Silvia Romano, giovane donna di 23 anni volontaria per la Onlus “Africa Milele” rapita in Kenia, c’è stato un comprensibile silenzio per non creare intralci alle indagini.

Ma alcuni giorni fa abbiamo letto che le autorità italiane avevano chiesto che propri investigatori potessero indagare. Ed allora non ci si può non chiedere quali indagini finora non abbiamo intralciato con il nostro silenzio; da chi queste indagini vengono condotte e, soprattutto, se ci sono state e sono in corso indagini.

L’impressione è che il governo italiano sia sostanzialmente indifferente alla sorte di Silvia Romano, e che lo sia anche perché non c’è una mobilitazione dell’opinione pubblica in suo favore. Di quelle che in passato hanno indotto comuni ad illuminare monumenti o esporre gigantografie della persona rapita.

Se non succederà qualcosa del genere, se associazioni non si attiveranno per lei, se il suo rapimento non diventerà un caso europeo il governo italiano continuerà a svolgere il minimo sindacale delegando ai keniani la risoluzione del problema. E il destino di Silvia Romano rimarrà nelle mani dei suoi rapitori e dell’inefficiente e inadempiente governo keniano.