IL TITOLARE DEL MEF: “L’ATTACCO AL SISTEMA BANCARIO E’ CONTRO L’INTERESSE DELLA NAZIONE”

DI VIRGINIA MURRU

 

Ogni tanto il ministro del Mef, Giovanni Tria, ci prova a ‘dissociarsi’ all’interno della coalizione, lanciando messaggi significativi. Questa volta ha chiesto attenzione verso le banche, dichiarando che “attaccare il sistema bancario mina l’interesse della nazione”.

La replica del premier Giuseppe Conte è pressoché immediata: “Non esistono le premesse per una simile interpretazione”. Niente aggressione alle banche dunque, negli intenti del Governo.

Attaccare le banche significherebbe poi ‘insidiare’ la spina dorsale dell’economia del Paese, perché tiene in vita il tessuto produttivo, ossia le imprese: c’è un rapporto d’interdipendenza tra loro, l’uno non può coesistere senza l’altro. E’ un comparto che certamente si porta dietro le cicatrici dell’ultima crisi, ma ha fatto anche tanto per attraversare quel flusso infernale nel quale tanti grandi istituti di credito hanno fortemente sofferto.

Non è un caso che 4  importanti banche italiane (Sanpaolo, Unicredit, Ubi e Banco Bpm) abbiano passato indenni gli stress test dell’Eba (novembre 2018), con ‘motivazione’ “Capitale sufficiente in scenario avverso”. Mentre non conformi sono stati i risultati conseguiti dal colosso tedesco Deutsche Bank, e altri nel contesto del sistema europeo.

Il ministro Tria in diverse circostanze ha tenuto a sottolineare, come spesso aveva fatto anche il precedente titolare del Mef, P.C. Padoan, che il sistema bancario italiano ha tutto sommato una fibra resistente, robusta. Nel corso del suo intervento al Festival dell’Economia a Firenze, tenutosi nei giorni scorsi, così si esprime al riguardo:

“Tranne qualche caso di pessima governance, che poi ha portato al fallimenti dei noti istituti di credito in questione, il sistema bancario italiano è tra quelli più solidi e resilienti in Europa, e forse anche a livello globale”.

E aggiunge: “Le nostre banche non sono state così congestionate da titoli tossici, non c’era tanto veleno così com’è stato rilevato in diverse banche europee, tedesche in primis.”

Il ministro tiene a rilevare  che in fondo il settore bancario del Paese non sta nascondendo chissà quale malessere interno, altri sarebbero i furbi in Europa, e non manca di sottolineare che nell’interesse nazionale il sistema bancario deve essere difeso, attaccarlo significa mettere legna nel fuoco di coloro che in ambito europeo mirano a creare difficoltà. Lo esprime chiaramente dicendo: “Non si può tifare contro l’Italia”.

Tria ha intanto ha garantito che in tempi brevi saranno approvati i decreti ‘sblocca cantieri’, e le altre misure volte a rimuovere lo stato di stagnazione, auspicandosi che questi provvedimenti siano ‘licenziati’ prima del Documento di economia e finanza (Def).

Mette in guardia anche sui pericoli dello stallo in cui si trova il Paese, che “sarebbe a rischio crescita zero”, il che è una ragione in più per accelerare il corso di tutte quelle misure che possono agevolare la ripresa di “un’economia sempre più anemica”.

A proposito di una possibile manovra correttiva, poi dichiara: “Chiariamo subito che nessuno ha chiesto una manovra correttiva, non ci sono i presupposti per una legge di Bilancio espansiva, ma di sicuro non se ne può fare una ‘restrittiva”.

Il premier Conte, pacato qual è, ascolta ogni spunto di critica anche all’interno della coalizione, e non si lascia mai impressionare, risponde  quasi con un’esortazione, chiedendo ai suoi ministri di ‘restare lucidi’. Rassicura sul decreto ‘crescita’ che sarà esaminato dal Consiglio dei Ministri in settimana. Tiene anche a rassicurare che il ‘decreto sui truffati’ sarà presto varato.

Al festival dell’Economia, il ministro Tria ha anche osservato che “la stabilità economica è strettamente legata a quella sociale”. La Germania, sostiene, ha evidenziato cedimenti nella crescita, e rappresenta il motore dell’Europa, non dobbiamo pertanto dimenticare che il tessuto produttivo italiano è legato al manifatturiero tedesco. La globalizzazione, in quanto fenomeno caratterizzante del terzo millennio, secondo il ministro, proprio per via delle interconnessioni di carattere economico, commerciale e finanziario, favorirebbe le disuguaglianze rendendo più complesso l’impatto con la crescita.