BREXIT, CHE SUCCEDERA’ ORA?

DI LORETTA NAPOLEONI

Il 29 marzo è stata una bellissima giornata di sole, primaverile, la prima dopo l’inverno. E così ce la ricorderemo, non come il giorno in cui il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea.

Sulla Brexit ormai si è detto di tutto e si continuerà a dire di tutto fino a quando arriveremo a una risoluzione del problema. Intanto, però, è il caso di spiegare alcuni punti. Venerdì non c’è stata nessuna Brexit. Il motivo va ricercato nelle difficoltà incontrate dal primo ministro Theresa May a far approvare in Parlamento l’accordo da lei stipulato con l’Unione europea. All’indomani del referendum il Parlamento aveva ratificato il risultato, si badi bene secondo la legge britannica il Parlamento poteva anche non farlo, ma l’ha fatto, quindi bisogna presumere che due anni fa la maggioranza era d’accordo sulla separazione da Bruxelles.

Le cose sono cambiate perché ci si è accorti che di Brexit non ce ne è solo una, le possibilità sono infinite dal momento che non esiste un protocollo specifico sull’uscita dall’Unione. In altre parole quando l’Ue è nata non si era pensato che qualcuno, in un ipotetico futuro, potesse volerne uscire, quindi le modalità di separazione non sono state studiate e legiferate, esiste l’articolo 50 che mette in moto il processo di negoziazioni per l’uscita e nulla di più. Il caos politico in cui il Regno Unito è precipitato, dunque, a causa della Brexit era prevedibile, ma nessuno ci ha pensato né a Londra né a Bruxelles. E questo è stato un grosso errore per entrambe le parti.

I problemi della May sono anche i problemi di Junker, l’incertezza riguardo ai rapporti tra Londra e Bruxelles è negativa su tutti i fronti. Basta menzionare il flusso di beni e servizi tra i due. Su entrambe le sponde della Manica in previsione della Brexit del 29 marzo si sono spesi soldi: per aumentare le scorte, per assumere più personale e gestire le nuove pratiche di dogana, senza parlare delle coperture finanziare legate ai tassi di cambio. La sterlina questa settimana è scesa e salita disegnando un grafico da montagne russe e con molta probabilità questo andamento erratico e volatile continuerà nelle prossime settimane.
Quali le opzioni che abbiamo davanti?

1. In primis va detto che proprio perché non esiste un iter legale ben definito tutto è possibile, le decisioni sono prese dai Paesi membri, dai loro leader, quindi tutto può cambiare purché la maggioranza assoluta sia d’accordo. L’unica mossa che il Parlamento britannico può fare da solo, senza che l’Ue abbia alcun potere, è revocare l’articolo 50, e quindi restare nell’Unione. Succederà? È improbabile, ma la possibilità esiste.

2. In secondo luogo il Parlamento britannico avendo rifiutato per la terza volta l’accordo stipulato dalla May deve decidere cosa fare e farlo sapere a Bruxelles. Le due opzioni che hanno la possibilità di essere votate dalla maggioranza lunedì prossimo sono l’unione doganale, simile al vecchio Mercato economico comune europeo, o un nuovo referendum.

3. La terza opzione, che non verrà votata ma che potrebbe verificarsi se Theresa May decide di gettare la spugna, sono le elezioni politiche. Tuttavia, il pericolo per i conservatori è non soltanto di perderle ma di ritrovarsi con un partito dimezzato.

Che succederà?

Difficile, quasi impossibile a questo punto fare qualsiasi previsione, le alleanze, le pugnalate politiche alla schiena e la serratissima lotta per guidare il Paese creano scenari che cambiano costantemente. Una cosa è però certa, la Brexit ha messo a nudo i pericoli della propaganda politica nell’era virtuale, si è votato senza conoscere le conseguenze tecniche del voto, si continua a discutere su come l’uscita debba essere strutturata senza conoscere gli ostacoli che si hanno davanti, si manipola la crisi per avanzare personalmente in politica, senza tenere conto degli interessi del Paese e della popolazione.

È vero, tutto ciò è già successo, la storia è piena di esempi simili, ma oggi è particolarmente difficile districarsi all’interno della complessità dei fatti veri e falsi perché viviamo sotto un bombardamento di notizie. Non ci resta che sperare che lunedì una delle opzioni venga votata, a quel punto almeno usciremo dall’incertezza attuale. Ma siano ancora molto, molto lontani dalla risoluzione finale.