IL COMPLOTTO E’ SERVITO

DI CORRADINO MIEO

Chiara Appendino ha ricevuto un pacco bomba. “Mittente: scuola Diaz”, si legge sulla busta. Nel 2001 in quella scuola furono picchiate, furono torturate dalla polizia, 61 persone che avevano manifestato contro il G8 di Genova. Gli “anarco-insurrezionalisti” ora minacciano la sindaca di Torino dopo che ha fatto sgomberare, il 7 febbraio, un asilo occupato. E la sindaca di Roma? Qui la minaccia -spiega Virginia Raggi al Fatto Quotidiano- viene dai clan Spada e Casamonica, che darebbero alle fiamme i cassonetti con l’immondizia nei “loro” municipi, soprattutto nel X e nel VII. Per non parlare delle linee metropolitane di Roma che si sfasciano all’unisono. Dietro il complotto, non c’è dubbio, i poteri forti.
Sostiene l’Ocse che il tenore di vita degli italiani è fermo a 19 anni fa. Che il 2019 non sarà “bellissimo” come aveva predetto Conte, ma si concluderà con un meno 0,2% del Pil, e un aumento della disoccupazione. “Tenetevi le vostre austerità”, ha risposto, fiero, Di Maio. “Non capite di economia, che parlate a fare”, hanno chiosato Conte, laureato in legge, e Salvini, studente in Scienze Politiche e poi a Storia ma che non ha trovato il tempo per laurearsi. E naturalmente ha torto pure l’economista di governo, Tria, che fa trapelare crescente preoccupazione. Conte lo mette “sotto tiro”. Perché bisogna andare avanti, dritti nelle proprie scarpe, finché non sarà chiaro che con Quota Cento cresce l’occupazione e, con il Reddito, crescono i consumi e gli occupati. Anche al sud, dove lavoro non c’è!
Ricapitoliamo l’elenco dei nemici, che diffondono fake news, che minacciano, che complottano contro il legittimo governo del Belpaese. Gli anarchici e i Casamonica, l’Ocse e i media, la Bce e il ministro Tria, i sindacati e i poteri sempre forti. Il complotto è servito. Lo slogan mussoliniano, riesumato a suo tempo da Matteo Salvini, “tanti nemici, molto onore” è diventato: “Se tutti ci criticano, vuol dire che abbiamo ragione”. Abbiamo ragione e non siamo divisi, giacché mentono coloro i quali narrano la quotidiana rissa tra Di Maio e Salvini, tra Fontana e Spadafora, tra Conte e i suoi vice, i Vice e il ministro dell’economia. “Roma (Palazzo Chigi) è più forte che pria!”. Nerone, secondo Petrolini. “Hic manebimus optime”, un centurione durante il sacco di Roma!
Quanto è simile l’Italia alla Gran Bretagna. Oltremanica, 6 milioni di cittadini chiedono un nuovo referendum per restare in Europa. Contro il “Leave”, la Scozia e Londra. Ma ieri il Parlamento ha di nuovo bocciato tutte le alternative a Brexit. Dopo aver bocciato, per tre volte, la proposta di Brexit del governo. La ragione è semplice: i conservatori non possono andare al voto perché perderebbero le elezioni, non possono restare in Europa perché si sono impegnati a uscirne, non possono seguire teresa May perché la considerano causa delle loro disgrazie. Una volta un mio amatissimo direttore, Luigi Pintor, inforcò una scopa e mise in scena così lo stallo, l’impasse, l’incapacità di uscire dall’angolo, tanto tronfia quanto impotente. Il generale Custer, impettito sul cavallo, che ordina: “Settimo Cavalleggeri, avanti carica”. “Generale gli indiani”! “Settimo cavalleggeri, a destra..”. Poi “A sinistra”, “Indietro, carica”. Sempre a passo di carica, contro mulini a vento o indiani veri.
Alla fine Erdogan ha perso Ankara, la capitale, e anche Istanbul, la sua città, ha perso Diyarbakir, capitale dei curdi, dove sindaca è stata eletta una donna. Aveva giocato la carta del complotto internazionale. Tutti contro la Turchia: il suo antico mentore Gülen accolto negli Stati Uniti, i curdi amici del PKK e perciò terroristi, le lobby capitaliste che hanno precipitato la lira nell’abisso, i crociati che hanno fatto strage in Nuova Zelanda e contro cui il sultano ha invocato la vendetta islamica. Ma non ha funzionato. La democratura, la democrazia illiberale e autoritaria, non basta ai sultani (Erdogan) né agli autocrati (Orban). La storia insegna che questo genere di regimi ha bisogno di evolvere verso il totalitarismo. Verso un sistema in cui ogni respiro,. anche il più privato, sia posto sotto controllo. E ha bisogno della guerra, quella vera, non solo minacciata, con morti e distruzione.
In Algeria la protesta del sorriso, con le ragazze a viso scoperto e i ragazzi in prima fila, ha ottenuto : 1) la rinuncia del presidente malato Bouteflika a candidarsi per la quinta volta, come garante del sistema di potere; 2) l’abbandono dello stesso Bouteflika da parte del capo di stato maggiore, che ha proposto una forma di impeachment ma la transizione sotto il controllo dell’esercito; 3) infine, ieri, l’annuncio delle dimissioni di Bouteflika prima della scadenza del mandato, ad aprile, e la convocazione di nuove elezioni. Niente è acquisito ma tutto è, forse, possibile in Algeria. E in Italia?