IL GOVERNO SCONGELA IL DECRETO SBLOCCA CANTIERI

DI MARINA POMANTE

 

Il Decreto ‘sblocca cantieri’ porta da 150 mila a 200 mila euro il tetto che consente di non indire gare d’appalto e aumenta dal 30% al 50% il valore del contratto, della soglia per i subappalti.

Il Decreto era stato congelato con la formula dell’approvazione ‘salvo intese’. In pratica si abbozza un accordo politico su un testo che poi sarà certamente modificato.

Nelle bozze si dispone l’inalzamento da 150 mila a 250 mila euro della soglia sotto la quale si possono affidare direttamente i lavori senza dover necessariamente bandire una gara d’appalto (ma con consultazioni obbligatorie di almeno 10 imprese, ove esistenti). Il testo dispone inoltre che si passa dal 30 al 50% per la soglia limite dell’importo complessivo del contratto, per l’affidamento dei lavori in subappalto.
Il subappalto sarà indicato dai soggetti appaltanti e non potrà in ogni caso eccedere la quota del 50% dell’importo complessivo, sia esso un contratto per lavori, servizi o forniture.

Come scrive Repubblica.it tra le novità c’è anche il fatto che scatterà dopo sessanta giorni il silenzio assenso per le autorizzazioni ai lavori, per le valutazioni previste in merito alla tutela dei beni culturali e paesaggistici per gli interventi dai commissari di Governo per sbloccare, proseguire e rielaborare progetti di opere pubbliche. L’accordo tra commissari e presidenti delle Regioni, va a sostituire qualsiasi altra autorizzazione per l’inizio o la prosecuzione dei lavori.

Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, a Bari per l’inaugurazione di un nuovo tratto della statale 96, ha spiegato che l’opera di semplificazione è a buon punto: “ovvio che ci vorrà ancora qualche giorno, ma vedrete che il Decreto sblocca cantieri varrà tanti miliardi di euro da utilizzare in tanti cantieri perchè i commissariamenti che faremo velocizzeranno le opere”.
Poi Toninelli ha specificato che le semplificazioni che saranno introdotte nel codice degli appalti faranno in modo che non ci sarà piu “nessun tecnico, ad esempio geometra di uno studio tecnico o di un Comune, a cui il polso tremerà quando dovrà firmare una carta perchè non sa se quella firma la può mettere oppure no”.

Con il Decreto sblocca cantieri, il Governo segue un pò la scia della “Legge Obiettivo” nata nel Governo Berlusconi, che però interessava le grandi opere.

I sindacati mettono in guardia sui rischi di una liberalizzazione eccessiva in un settore che da sempre è soggetto ad infiltrazioni della criminalità.
Il segretario generale della Fillea Cgil, Alessandro Genovesi va giù duro e dichiara: “premesso che a questo punto occorrerà vedere i testi finali di uno ‘ sblocca cantieri’ che sempre più assomiglia a uno ‘sblocca porcate’, sia chiaro che per far ripartire i cantieri fermi occorre permettere alle imprese che se li sono aggiudicati, di operare avendo accesso al credito, facilitare i passaggi tra enti e soggetti diversi attraverso procedure semplificate, scommettere su commissari che facilitino le realizzazioni, ma tutto dentro alle regole del codice e non fuori da esse. Rischiamo invece di creare condizioni diverse opera per opera, territorio per territorio, con una enorme discrezionalità delle stazioni appaltanti”.
Il segretario generale Genovesi ha inoltre minacciato una mobilitazione continua nel settore delle costruzioni, l’addove nel Decreto fossero confermati “il ritorno al massimo ribasso come regola e non più come eccezione; la liberalizzazione dei sbappalti nei consorzi e l’inalzamento al 50% dei subappalti in tutti gli altri casi”.

Annunciate ulteriori novità anche sul dL Crescita, provvedimento anti-recessione, prevvisto in settimana.
Nella bozza c’è un allargamento della rottamazione agli enti locali che non hanno utilizzato Equitalia per la riscossione.

È previsto che Regioni, Province e Comuni possano decretare la “definizione agevolata”, scontando le sanzioni sulle “entrate anche tributarie” non riscosse con provvedimenti ingiuntivi notificati tra il 2000 e il 2017.
Il termine per la decisione per gli enti è fissato in 60 giorni.

La bozza del testo prevede inoltre 100 milioni nel 2019 per il rifinanziamento del fondo di Garanzia per l’acquisto della prima casa.
Originariamente si era parlato di 200 milioni. Tale fondo è stato istituito con la Legge di Stabilità del 2013, la quale concede garanzie fino a un massimo del 50% dei mutui erogati per un importo inferiore ai 250 mila euro che riguardano l’acquisto o la ristrutturazione di immobili (non di lusso). La bozza contiene anche il capitolo dedicato alle dismissioni che includono gli immobili degli enti locali nel piano nazionale (oltre l’80% degli immobili è di proprietà degli enti locali). Questo faciliterà il raggiungimento degli obiettivi di Finanza pubblica.