SI CHIAMAVA MENA LA MADRE TETRAPLEGICA

DI MAURIZIO PATRICIELLO

Era tetraplegica, Mena. La sclerosi multipla l’aveva costretta sulla sedia a rotelle. Una donna di fede, ancora giovane, stupenda, madre di tre figli. Ebbi la grazia di conoscerla. Diventammo amici. Un giorno un’amica le parlò di Rosa e del dramma che viveva. Era rimasta incinta e stava per abortire. Mena le parlò. Le disse di non aver paura. Le chiese di avere coraggio. Le disse tutte le cose che una mamma può dire alla sua figlia. Sempre col sorriso sulle labbra. Niente da fare. Rosa era decisa. Prima che andasse via, Mena, con un fil di voce, chiese a Leonarda, l’amica che l’accudiva:« Leo, alza…». Leonarda le alzò le braccia e le tenne in quella posizione per qualche interminabile minuto. Mena continuò:« Adesso, lasciale andare…». Leonarda obbedì. Le braccia caddero, Mena si afflosciò sulla poltrona, riversa su se stessa. Leonarda le rialzò la testa. Mena sorrise ancora a Rosa. Poi, con una dolcezza immensa, le disse:« Sai, Rosa? Io in queste condizioni, mio figlio l’ho fatto nascere. Si chiama Gino…». Che cosa accadde, non saperei dirlo. Rosa se ne andò turbata.Corse da Daniele, il suo ragazzo. Parlarono a lungo. Si abbracciarono. Piansero. Decisero … L’ ho visto un mese fa a una festa. Si chiama Gianni. Un professionista. Giovane. Brillante. Alto. Bello. Impegnato nel volontariato. Un uomo di “successo”. Il figlio che ogni mamma vorrebbe avere. Chi fosse non avrei potuto saperlo. Da lontano, Rosa, sorridendo, mi ha fatto un cenno con il capo. Ho capito. Era lui. Proprio lui, il bambino che corse il rischio di essere gettato via. Miracolo? Caso? O che cosa? E chi saprebbe dirlo. Provatelo a chiederle a lui. Rosa e suo marito non hanno mai smesso di ringraziare Dio per aver messo Mena sulla loro strada. Mistero della vita. .

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