SOS UMANITÀ

DI SILVIA MAURO

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Succede, in un Istituto di previdenza. Un impiegato, categoria protetta, dopo quasi trent’anni di lavoro con frequenti riconoscimenti e premi per la correttezza, la puntualità, le maniere educate, lo scrupolo nelle mansioni a lui affidate, comincia a soffrire di epilessia. La terapia che assume non elimina completamente le crisi che si ripetono con frequenza bi/trimestrale. Alcune si verificano in casa, altre per strada, qualcuna in ufficio nel qual caso viene chiamata l’ambulanza che lo trasporta nel più vicino ospedale. Un ricovero inutile perchè la crisi si esaurisce nel giro di un paio di minuti seguiti da sonnolenza. Ma l’Istituto, e qui comprendo, non può assumersi la responsabilità di gestire la criticità della situazione. Gli episodi che si verificano sul posto di lavoro, 3 all’anno, producono subbuglio e fastidio tanto che l’istituto si rivolge alla ASL che richiede una visita valutativa al quale il dipendente si sottopone. Viene richiesta una relazione del medico curante, primario di Neurologia presso la struttura pubblica del Policlinico, che valuta il suo paziente assolutamente in grado di lavorare ed anzi descrive come fondamentale per il suo equilibrio psichico l’impegno quotidiano, la socializzazione, la gratificazione dei suoi incarichi. Pochi giorni fa, l’impiegato, recatosi al lavoro, viene chiamato dal capo del personale che lo informa di aver ricevuto una lettera dalla ASL in cui la commissione sanitaria lo riteneva non idoneo all’attività lavorativa che viene sospesa con effetto immediato per sei mesi e senza stipendio. Il dipendente non riceve alcuna comunicazione al riguardo, neanche per conoscenza. Una vita distrutta da illegalità e spietatezza, alla faccia della categoria protetta. Cosi si elimina il ‘disturbo’ del soccorso ed il lavoratore che lo produce. Incolpevolmente penalizzato dalla malattia e dal datore di lavoro. Che annega da tempo in una voragine di scoperto tra entrate e uscite. La politica dei licenziamenti comincia sempre dai più deboli.