CHI RISARCIRÀ SAID MACHOUAT DALL’ODIO SOCIAL?

DI CHARLOTTE MATTEINI

Said Machouat ha un’unica “colpa”: quella di essere il quasi omonimo di Said Mechaouat, l’uomo che pochi giorni fa ha confessato di aver ucciso Stefano Leo ai Murazzi. Nonostante con l’omicidio del ragazzo piemontese Machouat non c’entri assolutamente nulla, per oltre 24 ore è stato costretto a ricevere tonnellate di insulti via social.

I lettori, leggendo il nome di Mechaouat sui giornali – scritto peraltro in decine di maniere diverse – l’hanno cercato su Facebook e, senza stare nemmeno domandarsi se la persona trovata sui social c’entrasse davvero qualcosa con l’autore dell’omicidio di Stefano Leo, hanno iniziato a inveire e a proferire ogni genere di insulto e minaccia di morte in privato e sotto i post pubblici.

Di fronte ai tentativi di spiegazione di Said, che continuava a rispondere agli insultatori da tastiera di non essere il Said Mechaouat e di essere vittima di uno scambio di persona, molte persone non hanno affatto desistito e hanno continuato a insultarlo come se nulla fosse, come se il fatto di avere un nome e un’origine simile a quella del Mechaouat di cui stavano parlando i giornali fosse comunque una colpa da espiare.

Said Machouat ha denunciato e probabilmente verrà risarcito per ciò che ha dovuto vivere, noi però non so quando impareremo a utilizzare i social network in maniera civile. Ma forse il problema non sono i social network e la scarsa competenza di molti utenti, è proprio il nostro grado di civiltà.