CHRISTINE LAGARDE, FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE, DELUDE FALCHI, CORNACCHIE E PAPPAGALLI

DI ALBERTO TAROZZI

C’era molta attesa per l’intervento di ieri alla Camera di Commercio degli Stati Uniti, a Washington, di Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale. Soprattutto era diffusa, in alcuni media, una  certa qual speranza di un suo annuncio apocalittico, da sbattere in prima pagine per far tremare le vene ai polsi del comune cittadino del mondo, Italia in primo luogo, ed aumentare le tirature.

A dire il vero il Corriere aveva provato ad anticipare il colpaccio mettendo tra virgolette nel titolo quello che sicuramente, secondo loro, Christine avrebbe detto di lì a poche ore. “Prepararsi al peggio” il titolo del Corriere, come a riferirsi a cose già dette il giorno dopo. Impossibile però trovare da chi e dove nel corpo dell’articolo. Più che una cronaca del giorno dopo si sarebbe potuto dire un auspicio.

Certo il discorso della Lagarde non è poi stato nel segno dell’ottimismo ma ha probabilmente deluso le attese dei catastrofisti. Il pessimismo da cui è contraddistinto deriva infatti, ancor più che dalla profezia di drammi sicuri, dal brivido di fronte ad una situazione fonte di imprevisti. Francamente la frase fatidica “prepare for the worst” (prepararsi al peggio) non l’abbiamo proprio sentita.

Gli imprevisti e dunque l’incertezza. Una malattia da curare sulla base di terapie ricavate dalle scienze economiche. Che gli economisti veri, sanno benissimo non essere scienze esatte. Proprio per questo un’economista seria come la Lagarde, a prescindere dalla condivisibilità dei suoi punti di vista, quando parla a titolo ufficiale usa sempre termini ispirati alla prudenza. Carlo Padoan, che ha battuto anch’egli scenari di alto livello lo ha sottolineato subito. Cosa vi aspettavate dalla Lagarde? Che sparasse catastrofiche certezze?

Oltre tutto si sa come vanno le cose in questi campi. Le profezie di catastrofe generano panico ed accentuano le probabilità che la catastrofe si realizzi sul serio: in termine tecnici si chiamano profezie autoavverantisi. La Lagarde fa onore al suo profilo aquilino e vola alto: non si limita certo al volo a bassa quota delle cornacchie. Il ruolo di Cassandra non le si addice e a ben vedere, in termini estremamente smorzati, era stata l’unica, nella troika, a sostenere, a giochi fatti però, che anche contro la Grecia si era andati un po’ più sul pesante del dovuto.

Ma cosa ha detto allora Christine Lagarde, in positivo? Una diagnosi preoccupata, una prognosi molto relativamente benigna, una terapia cui tutti dovrebbero sottoporsi e non solamente i soliti noti.

Diagnosi legata al rallentamento dell’economia nel 70% dei paesi, al fatto che non si uscirà probabilmente dallo stallo se non nel secondo semestre del 2019 oppure agli inizi del 2020. Cause principali la guerra dei dazi tra Usa e Cina, con ricadute su scala planetaria. Scenario certo preoccupante per tutti, e soprattutto per realtà nazionali in cui l’economia è fondata sull’export nel settore manifatturiero, come in Italia e in Germania. Poi la brexit, dove da mesi il parlamento britannico tiene tutti col fiato sospeso: un’incertezza che a volte danneggia l’economia ancor più di qualche dato negativo, ma sicuro o prevedibile. Poi la corruzione, che riduce il gettito fiscale. Poi ancora un cenno alla questione del debito, su cui però aveva già rilasciato dichiarazioni a 360 gradi nei giorni precedenti.

Quanto alla prognosi, sarà prudenza o senso dell’istituzioni, la Lagarde non prevede una catastrofica recessione, come le cornacchie le avrebbero voluto sentir dire. Tempi grigi, ma non neri, come si addice a chi, tanto più in veste ufficiale, è abituata a pesare le parole. Quanto meno, pare di capire, la catastrofe potrebbe essere circoscritta, una sorta di riduzione del danno.

Veniamo dunque alle terapie. Qui i pappagallini del neoliberismo, pronti a replicare all’infinito le solite litanie sull’austerity, dovrebbero aprire bene le orecchie. Se i commenti di queste ore non ci nascondono qualcosa, ci sono stati piuttosto riferimenti ad un più facile e omogeneo  accesso alle istituzioni finanziarie su scala internazionale. Ad incrementare i livelli di istruzione per giovani e donne, agli investimenti infrastrutturali, ad una progressività della tassazione che andrebbe nella direzione opposta alla flat tax. Un meccanismo di tassazione idolatrato a destra, ma che qualcuno sostiene potrebbe essere riproposto anche in una versione di “sinistra”.

In termini di terapia va infine sottolineato quali siano le ricette del Fmi sul fronte del debito eccessivo. Certo non crediamo che li abbiano entusiasmati quota 100  e reddito di cittadinanza. Però, a dispetto di chi crede che la questione italiana stia sempre e comunque al centro delle attenzioni, questa volta, almeno questa volta, non se n’è parlato.

Pochi giorni prima invece la Lagarde aveva affrontato la questione su di un altro versante. Quello della Unione bancaria in sede Ue. Per una volta si era trattato di un discorso capace di fare saltare la mosca al naso ai falchi teutonici dell’economia continentale. Quelli per cui spasimano gli epigoni masochisti di un neoliberismo all’italiana, tutto sacrifici e lagrime. Secondo la Lagarde il bail in, le cui rischiose conseguenze stiamo correndo a causa della sprovvedutezza dei commissari italiani nell’Ue, con tanto di componente bocconiana, è stato positivo.

Il primo passo doveva infatti essere quello di non far pagare ai contribuenti la vulnerabilità dei sistemi bancari come quello italiano aggravati da crediti deteriorati e non esigibili. Ma occorre andare oltre. Il passo successivo, aveva detto pochi giorni prima la direttrice dell’Fmi, ha da essere l’Unione bancaria, su cui nell’Ue siamo ancora estremamente indietro, così come nell’integrazione di mercati e di un accesso omogeneo al credito indipendentemente dal paese di appartenenza dei richiedenti.

Unione bancaria sta a indicare, andando sul concreto, la possibilità che ci sia una garanzia unica, a livello europeo, sui depositi. Condivisione dei rischi, in parole povere. Ce li vedete voi i falchi di Francoforte odorare l’eventualità di dovere essere solidali, in caso di crisi, coi paesi afflitti dal debito pubblico e col relativo sistema bancario?

La Lagarde questa volta, il messaggio lo lancia pure ai falchi, dopo essersi sbarazzata di cornacchie e pappagalli. Chi vuole intendere intenda.