NIENTE PIÙ E’ COME PRIMA

DI CORRADINO MINEO

S’è dimesso! Non Tria, di lui parlerò dopo. S’è dimesso Bouteflika, che il suo clan voleva imbalsamare al potere per altri 5 anni: si è dimesso dopo 5 venerdì di manifestazioni. Ora lo scontro è sulle garanzie per le elezioni, cioè per dare, finalmente, la parola al popolo. In Turchia un pensiero libero ha spezzato le catene. È stato con un tweet dal carcere che Demirtas ha invitato i curdi a eleggere i sindaci nelle loro terre ma a lasciare liberi gli elettori nelle città dell’ovest. Aggiungendo di “non votare per il fascismo che avanza”. Così le opposizioni hanno conquistato Istanbul, Smirne, Ankara e le città curde. Teresa May cerca Jeremy Corbyn: chiediamo insieme all’Europa una proroga di Brexit fino al 22 maggio, per non dover organizzare le “europee”, ma restiamo nell’unione doganale. Tardi?
Se ne deve andare perché in conflitto d’interesse? Perché il figlio della mogliedi Tria lavora in una impresa del compagno di una sua collaboratrice? O se ne deve andare perché dà retta all’Ocse (e a tutti gli organismi internazionali) che non credono alle magnifiche sorti e progressive dell’Italia giallo -verde? No, più semplicemente Di Maio e Salvini vogliono che Tria da concavo si faccia convesso. Vogliono che firmi un decreto per rimborsare gli investitori nelle banche fallite, che non può firmare senza finire sotto inchiesta della Corte dei Conti. Pretendono che trasformi la Cassa deposito e Prestiti, cassaforte del risparmio di tanti italiani, in un bancomat a disposizione dei vice-premier e delle loro campagne elettorali. Tria resiste: attenti allo spread se mi dimettessi! Mattarella lo difende. Conte cerca di sminare.
Un cosacco al Nazareno. Renzi appena eletto aveva invitato Berlusconi. Zingaretti ha chiamato Landini. E Landini vuole “un piano straordinario di investimenti pubblici e privati…per la manutenzione del territorio e la rigenerazione delle aree urbane… serve investire nelle energie rinnovabili, spendere per ricerca e cultura”. Un new deal, insomma. E per finanziarlo -dice il segretario della Cgil- va chiesto ai ricchi un “tributo di equità contro le diseguaglianze”. Neanche fosse Alexandra Ocasio-Cortez, che propone che i milionari paghino fino al 70% di imposte! Bravo Zingaretti? Sì ma Stefano Folli si chiede cosa poi il Pd faccia davvero. Incalza il governo? Sa distinguere tra l’ambizione (legittima) dei 5Stelle a sostenere la povertà e le politiche liberiste della Lega? Cosa ha detto il Partito Democratico di diverso da Di Maio e Salvini sull’affare Cina e sui vincoli che Trump impone all’Italia? Come trasformare in politica la lezione di Landini sulle disuguaglianze. Finora, silenzio!
Un barcone con 5 persone inghiottito dal mediterraneo. E a chi importa? La Cassazione non trova prove contro Mimmo Lucano. Fascisti di Forza Nuova danno manforte alla plebe di Torre Maura e pestano i panini che avrebbero dovuto sfamare 33 bambini, 22 donne e 20 maschi adulti Rom. Silenzio. Perché i sondaggi dicono che l’immigrazione è il problema principale per il 31% degli italiani. Ed è il brodo di cultura della nuova destra. Non mi meraviglio. Da tempo sostengo che quando la storia cambia (e crolla l’illusione di un progresso lineare, che proceda su una strada dritta, come una locomotiva sui binari) si libera l’inconscio, sopito, dei popoli. Può andar bene e male. In Algeria ragazze e ragazzi riscoprono l’orgoglio -che pareva spezzato- dei nonni. Nelle ex regioni rosse, tanti elettori riscoprono l’invidia del vicino, la frustrazione di non avere l’impero e neppure uno Stato degno del nome, la tronfia (e sessista) superiorità sulla “faccetta nera, bella abissina”, idee per le quali i loro nonni sostennero Mussolini. Urgono risposte, critica anche dura, non demonizzazione.
La destra sovranista ha già vinto in Europa, dice al Corriere Ada Colau, sindaca di Barcellona. Ha ragione. Le classi dirigenti dell’alternanza, sinistra della Terza Via e destra democratica, non hanno visto arrivare la crisi della mondializzazione. Prima la contro rivoluzione islamica, poi il tonfo del 2008 con la crescita delle disuguaglianze e la fine del sogno della Middle class, infine il ritorno del vero nero dell’inquisizione, che ben si sintetizza nello slogan “Dio, Patria, Famiglia”. Un Dio contro Bergoglio e il dialogo tra le confessioni. Una Patria che prepara alla guerra. Una Famiglia con la donna al focolare e figli senza diritti. E tuttavia -ha ragione ancora Ada Colau- possiamo ri-partire dalle città. Perché nelle città quei vincoli ancestrali appaiono falsi. Perché nelle città si annida l’innovazione capitalista, in conflitto con l’imposizione dell’ordine, capitalista, dei rapporti di produzione. Perché nelle città i pensieri si incontrano e si contaminano. Sì. partiamo da Algeri e da Istanbul, da Danzica e da Londra. Anche da Napoli e da Milano.
Chi ha pubblicato le foto di Francesca Verdini che veste gli abiti di Matteo Salvini. “Il giorno dopo”, suggerisce il settimanale. E ha pubblicato pure la foto rubata (ma sembra tanto in posa) del bacio fra Luigi Di Maio a Virginia Saba. Che dite? Li lasciamo alla loro soap opera.