VINCENZA SICARI, IMMOBILE DA SEI ANNI SENZA UNA DIAGNOSI

DI ANNA LISA MINUTILLO

Una storia che ha inizio sei anni fa quella di Vincenza Sicari la maratoneta lodigiana di origine ma romana d’adozione, che ha al suo attivo tante vittorie oltre alla partecipazione ai giochi di Pechino. L’atleta inizia ad avere problemi alle gambe infatti nell’anno 2014 le viene diagnosticato un tumore raro che viene operato ed asportato con successo. Il problema non viene però risolto, anzi, dopo l’intervento la situazione peggiora e Vincenza continua a non stare bene fino a che i suoi arti inferiori si bloccano definitivamente. Da allora ha inizio una vita che la porta a passare di ospedale in ospedale consultando medici differenti per cercare di avere una diagnosi ma soprattutto per comprendere di quale malattia si tratti e come possa essere curata. Forse potrebbe trattarsi di una malattia degenerativa anche se qualche professore inizia a parlare di malattia che risiede nella mente di Vincenza e che possa essere responsabile della sua paralisi. La maratoneta entra così in contrasto con alcune strutture sanitarie a cui chiede approfondimenti costosi, e che verranno denunciate . Tutto questo non porterà a nulla. Dimessa lo scorso anno dall’ ospedale Sant’Andrea di Roma perché non le è stata riscontrata nessun tipo di malattia degenerativa ma afflitta da un «disturbo compatibile con la Sindrome di Münchhausen».

Trascorrono mesi e si verificano rimbalzi di responsabilità tra i vari medici che l’hanno visitata. Vincenza ha sporto denuncia tramite i suoi avvocati al Sant’Andrea, e la Procura di Roma ordina la composizione di una commissione super partes di medici e ordina anche che l’atleta 40enne venga ricoverata in una struttura specializzata dove possano effettuare analisi accurate. Intanto la paralisi agli arti inferiori si aggrava e inizia ad avere problemi anche ad un braccio che non riesce a muovere bene. Vincenza vorrebbe essere trasferita in un reparto di Neurologia consono alla sue esigenze come indicato dall’ ematologo Rigacci che ha effettuato una consulenza e prescritto esami specifici come risulta dalle certificazioni in mano ai legali.

Vincenza è una paziente che non si dà per vinta e che proprio per questo può diventare alquanto scomoda. A luglio dello scorso anno viene ricoverata in ospedale a Padova e lì si “pensa bene “di trattarla come malata psichiatrica. A tutto questo segue un tso «illegittimo» ed il trasferimento in psichiatria a Frascati. Agli avvocati della Sicari non sarebbero stati mostrati i documenti relativi al Tso. Un medico del reparto l’avrebbe addirittura provocata con la minaccia di un secondo Tso. Vincenza ora appare stanca: «Non ce la faccio più. Sono abbandonata a me stessa, piango giorno e notte. Per fortuna ho i miei legali che credono in me e portano avanti la mia battaglia».

Queste le sue dichiarazioni. Il rischio è quello di impazzire realmente in Psichiatria, luogo in cui ha trascorso anche il 40esimo compleanno in un letto d’ospedale. Dichiara Vincenza: «Anche il primario di questa struttura ha scritto nero su bianco che non sono una malata psichiatrica e ha chiesto il mio trasferimento. Cosa aspettano a curarmi in un centro all’altezza della situazione? Sono una vittima di un sistema malato e dell’indifferenza di troppe persone» . Risale allo scorso 11 febbraio un’interrogazione urgente a risposta scritta presso il Consiglio regionale del Lazio, intanto che a Frascati e ad Albano (la città in cui l’’ex maratoneta è nata ) vengono organizzate fiaccolate e manifestazioni di protesta. Una richiesta di aiuto quella di Vincenza che non può e non deve restare inascoltata .

incredibile il decorso di questa malattia di cui non si conosce nemmeno il nome, la speranza, dice la Sicari, è quella però di andare in Inghilterra dove possano studiare la sua malattia. “Che qualcuno mi aiuti perché nessuno, dopo di me, debba subire quel che sto vivendo io. Io lo so che la mia vita si sta consumando pian piano, ma so anche che chi ha la responsabilità di tutto questo e non arriva a capire deve pagare per i suoi sbagli”. Questa la sua accorata richiesta.

Lei che correva decine e decine di chilometri al giorno adesso si ritrova quasi immobile a vedere come corre la vita, la sua vita.