ODIARE PERFINO IL PANE, PUR DI ODIARE

DI GIULIO CAVALLI

“Conserva e tratta il cibo come se fosse il tuo corpo, ricordando che nel tempo il cibo sarà il tuo corpo”, diceva BW Richardson e chissà cosa avrebbe da dire in questa mattinata lugubre in cui passano le immagini di protesta dei cosiddetti cittadini di Torre Maura (che poi erano capeggiati da membri di CasaPound che nulla hanno a che vedere con i residenti di Torre Maura) che hanno perfino rovesciato e calpestato il pane che avrebbe dovuto sfamare i rom (famiglie, soprattutto donne e bambini tanto per essere chiari) che il comune aveva deciso di affidare a una struttura protetta lì in zona, dopo un regolare bando europeo vinto. Chissà cosa c’è di peggio, al di là delle barricate, del calpestare il pane perché quelli devono morire di fame come se la soddisfazione di un disperato sia di poter vedere gli altri affogare in una disperazione ancora più melmosa, grigia, affannata, disperata. Chissà se davvero ci renderemo conto, prima o poi, di vivere in un’epoca in cui la vita degli altri, di tutti quegli altri che per un motivo qualsiasi possono essere derubricati tra i diversi da noi, vale meno della rabbia, di qualsiasi rabbia, che diventa grumo con l’aiuto di chi sull’odio tenta di costruire un partito politico, di raccogliere voti, di mantenere il proprio consenso?

A proposito, amici di Casapound, ma voi siete le stesse macchiette che provate a scambiare un voto con un pacco di pasta? Siete gli stessi che vorrebbero convincerci che governare un Paese significhi soddisfare i bisogni primari degli amici e strappare i diritti dei nemici? Ma davvero non vi rendete conto di avere imbestialito, animalizzato e inferocito uno scontro politico che non sfiora minimamente coloro che stanno seduti nei posti di potere? Ma davvero la Storia non vi ha insegnato che la guerra tra ultimi è la situazione più comoda per qualsiasi potere? Per riuscire ad agire indisturbato come se nulla fosse, semplicemente con un puzzolente tramestio nelle zone basse o nelle periferie più periferiche senza che nessuno senta nemmeno il minimo rumore? Ma forse lo sapete benissimo e sperate così facendo di poter raccogliere le briciole che cadono tavolo dei potenti, quelli che sull’odio con più fiuto di voi hanno costruito carriere vincenti. Odiare perfino il cibo pur di odiare è il penultimo stadio prima di odiare i nostri stessi figli (e non che la lotta intergenerazionale non si veda già all’orizzonte). È qualcosa che ci ricorderanno i nostri figli e ci chiederanno cosa abbiamo fatto noi, come abbiamo potuto assistere inermi a un popolo che diventa marmaglia quando è condito dall’odio, ci chiederanno davvero come abbiamo potuto scambiare la complessità della desolazione di una periferia nell’arrivo di qualche ragazzino e di qualche donna incinta. E ci chiederanno, e ci chiediamo anche noi, quanto valga la pena cedere di fronte all’inciviltà come ha fatto la sindaca Virginia Raggi scambiando un malessere organizzato e inscenato per qualcosa di reale, da prendere veramente sul serio.

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