QUEL RAGAZZO DI TORRE MAURA, UNA VOCE FUORI DAL CORO

DI MARINA NERI

I ragazzi salveranno il mondo ed è bella la loro voce rotta di emozione, semplice e pulita. Non hanno studiato dizione, non c’è impostazione, non c’è ricercatezza. C’è solo la calma della loro consapevolezza, quella che guarda all’altro senza il filtro del pregiudizio.

Così ieri, nel silenzio complice delle coscienze, in una Torre Maura( Roma) in assetto da guerriglia urbana, dopo che aveva parlato l’intolleranza, il maschio autoritarismo, il preconcetto di Casapound e di Forza Nuova, dopo che il pane calpestato è divenuto il simbolo di un malessere trasformatosi in una metastasi cancerogena, una voce squillante, giovane, esitante ma non intimorita, emozionata ma non rinunciataria ha improvvisamente tuonato:”Nessuno deve essere lasciato indietro, né italiani, né rom, né qualsiasi tipo di persona. Io sono uno su cento, ma almeno io non sono venuto qui per prendere voti. Io non sono di nessuna fazione: sono qui per Torre Maura”.

Simone, un quindicenne di Torre Maura. Uno che nelle ore precedenti aveva visto il degrado a cui può giungere la politica quando diventa becera propaganda. Un giovane uomo che, nei gesti tipici ed eloquenti della sua età, ha dato una lezione a tutti. Un ragazzo che ha dato libero sfogo con coraggio a un sentire che ancora appartiene a tanti italiani, non infettati dal virus dell’indifferenza.

E dinanzi a chi guardava i balletti della politica con le istigazioni alla guerra fra poveri, a chi osservava l’inconcludente avanzata russa dell’Amministrazione comunale capitolina divenuta poi ” per incolumità pubblica” , ritirata spagnola, lui è stato così temerario da fare sentire la sua protesta.

Mentre procedeva lo sgombero alla spicciolata del Centro dove erano stati dislocati nelle ore precedenti circa 100 rom , evento che aveva fatto scatenare la protesta dei residenti mobilitati da forze politiche, la sua è divenuta The Voice.

La voce di una Italia che dice No, di una Italia che resiste allo scempio della dignità umana, di una Italia che ha la speranza, ancora e nonostante tutto, di potere dire : la Costituzione ha chi la difende.