IL PEZZOTTO, IL DECODER ILLEGALE PER VEDERE TUTTO A PREZZI STRACCIATI

DI TOMMASO FEDELE

Secondo i risultati di un’indagine della Fapav, la Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi, in Italia sarebbero attivi circa 2 milioni di abbonamenti illegali ai canali televisivi a pagamento. Cifra allarmante se si pensa che Sky ha in tutto circa 5 milioni di abbonati. Un giro d’affari in grado di generare 200 milioni di euro all’anno.

Il funzionamento del “pezzotto”

Il “pezzotto”, il cosiddetto encoder taroccato, è in sostanza una “scatola” in grado di collegarsi alla tv e di ricevere i segnali dei canali della pay tv tramite il sistema IPTV (Internet Protocol Television), cioè il sistema di trasmissione dei canali televisivi via internet. Per quanto riguarda i canali gratuiti, è possibile trovare in rete sui vari forum o gruppi di Telegram le liste dei flussi in chiaro per avere l’accesso. Per i canali a pagamento entra in gioco la scatoletta che consente di intercettare il segnale dei vari abbonamenti offerti. O meglio offre agli utenti, ad un prezzo molto conveniente, di poter usufruire del vasto palinsesto a pagamento. Per un abbonamento che comprenda le categorie dello sport e del cinema il prezzo si aggira intorno i 10 e i 15 euro al mese, con sconti per chi decide di fare una “sottoscrizione” per più mesi.

I diritti televisivi ne risentono

Con la diffusione sempre più vasta di questa tecnologia illegale, a risentirne particolarmente è il mondo dello sport con i suoi ricavi. I diritti tv delle stesse emittenti come Sky, Dazn o anche la stessa Mediaset, a lungo termine, rischiano di far crollare il business intorno al mondo sportivo. Nel “pezzotto” non si parla solo di calcio ma anche di tutti gli altri eventi sportivi sparsi nel mondo e presenti nei servizi illegali tramite l’IPTV. A lanciare l’allarme è stata proprio la Serie A lo scorso 18 marzo. Ne hanno parlato a fondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, il presidente della Lega Serie A Gaetano Miccichè con il suo amministratore delegato Luigi De Siervo, il presidente del Coni Giovanni Malagò, con i presidenti dei club e le reti detentrici dei diritti.

Primi arresti

La Direzione nazionale antimafia si sta occupando della questione. Un primo arresto di un grossista di abbonamenti illegali è stato fatto a Scampia nel febbraio del 2017, dopo una serie di intercettazioni su un’indagine effettuata sulla camorra. Un’altra serie di arresti è avvenuta il maggio dell’anno scorso dall’Italia fino a Barcellona per arrivare fino in Svizzera. In questi due paesi l’indagine riguardava due sorgenti da dove venivano generati i canali pirata. I flussi creati venivano poi reindirizzati in un encoder in grado di comprimere e decomprimere i segnali da rivendere poi via internet.

Cosa rischia chi usa il pezzotto?

Chi usa il “pezzotto” rischia da 2500 a 25mila euro di multa e pene dai 6 mesi ai 3 anni di carcere. Come si può contrastare un fenomeno così grande? Lo stesso Gaetano Miccichè, lo scorso marzo, ha proposto di attuare un piano sulla base di quello inglese. In Inghilterra, vengono oscurati i server sospetti durante gli orari delle partite. Tutti i segnali clandestini vanno in “shut down”, così da eliminare alla fonte il problema.