VOLEVO SOLO FARE SESSO. E UCCIDONO IL LORO BAMBINO

DI CLAUDIA SABA

“Cara, che soluzioni abbiamo per poter fare un po’ di sesso?”
Mi sembra quasi di sentirli, i due genitori, discutere tra loro nel cuore della notte per fare sesso.
Stressati e nervosi perché mancava sempre il tempo, con quel bambino di due mesi che non li lasciava dormire.
E così, insieme, trovano una soluzione.
Lo uccidono.
Luke Morgan, 26 anni, e Emma Cole, 22 anni, sono i due genitori accusati di aver ucciso il loro piccolo Tyler Morgan, di soli due mesi.
Lo hanno picchiato fino a rompergli tre costole e poi lo hanno soffocato.
Esasperati dall’impossibilità di fare sesso.
La morte di Tyler era avvenuta nell’aprile del 2014, ma solo adesso, per mamma e papà, è
arrivata la condanna.
Luke Morgan, il papà del piccolo Tyler, ha raccontato di essere molto stressato per la totale assenza di rapporti intimi con la moglie e che la colpa era di quel bambino che restava sveglio fino a tardi continuando a svegliarsi troppe volte durante la notte.
E per loro due, il tempo per fare sesso, non c’era più.
La coppia, originaria dello Staffordshire, ha negato ogni accusa ma gli esami sul corpo del bambino, non hanno lasciato dubbi.
Lo testimoniano i segni evidenti di violenza: lividi, morsi, ossa rotte.
Erano stati gli stessi genitori a lanciare l’allarme subito dopo l’aggressione.
All’arrivo dei soccorsi, per il piccolo, non c’era ormai più nulla da fare.
Secondo le testimonianze dei vicini, quella notte i due genitori,
visibilmente ubriachi, avevano discusso animatamente prima di scagliarsi contro il loro bimbo.
Poi, forse colti dal panico, avevano provato a rianimarlo.
Sul suo corpo, infatti, sono stati trovati segni di un tentativo di rianimazione che però, non ha prodotto alcun risultato.
Tyler era ormai già morto.
Colpevole di non averli lasciati dormire abbastanza, colpevole di piangere troppo, di voler mangiare la notte.
Colpevole di voler vivere.
Si attende ora, la sentenza definitiva.
Ma nulla potrà mai rendere giustizia a quel bambino.
Tyler non potrà mai conoscere un gioco, un peluche, i colori che fanno bella la vita.
Un bimbo a cui, proprio chi avrebbe dovuto amarlo di più, non ha concesso alcun tempo da vivere.