SE ATENE PIANGE ( LEGGE SUI PIGNORAMENTI), SPARTA, L’EUROPA, NON RIDE

DI MARINA NERI

“Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrissero il manifesto di Ventotene, splendida isola delle Pontine, ispirandosi ad uno scritto di Luigi Einaudi pubblicato anni prima: profetizzarono la caduta dei governi totalitari ed auspicarono una unione europea all’insegna del socialismo e di una statalizzazione delle maggiori e migliori risorse di ogni paese di modo che le classi meno abbienti fossero tutelate nel modo più esaustivo.”( F.Briganti)

È oggi considerato uno dei testi fondanti dell’Unione europea.

Nel 1922, in precedenza, Kalergi aveva predisposto un altro manifesto “Pan Europa” in cui auspicava un’unione europea a guida tecnocratica.

Quanta acqua a scorrere sotto il ponte della Storia!
La Memoria è inversamente proporzionale al Tempo, e quanto più ci si allontana dagli eventi cruenti, tanto più il ricordo scema e con esso l’indignazione e la reazione.
Così l’Europa agognata, quella del manifesto di Ventotene, quella dei Popoli, non delle nomenclature, si trasformò presto nell’Europa tecnocratica , in una indisponente Troika chiusa nella Torre d’ avorio della dea venerata: la Finanza transnazionale.

Così nella crisi economica e di valori che attanaglia il vecchio continente che ovunque vede spirare venti xenofobi e razzisti, si pensa a rafforzare le multinazionali, a limitare la libertà di pensiero e di parola, si pensa,persino, a costruire ” parlamenti ad hoc”.

Francia e Germania, infatti, non paghe dello scempio economico europeo, hanno dato vita a un parlamento transnazionale franco_ tedesco. “L’iniziativa fa parte degli accordi di Aquisgrana, dove Merkel e Macron hanno rilanciato la cooperazione tra Berlino e Parigi. Con l’obiettivo di plasmare la riforma dell’Unione europea”( cfr. Europa Today).

A pochi giorni, ormai, dalle elezioni europee viene, quindi,spontaneo pensare e,soprattutto, riflettere.

E se non si fosse europeisti convinti verrebbe da porsi una domanda:_ Ma chi cacchio ce la fa fare a restare dentro questo coacervo criminale?_

E se non si prestasse il fianco alla strumentalizzazione becera delle destre verrebbe da rispondere:_ Usciamo! Senza se e senza ma, prima che sia troppo tardi! Prima che la Grecia diventiamo noi. _

E già. Finiti i tempi di “Je suis la Grèce!”
Finita la mobilitazione internazionale, l’attenzione dei media, l’accanimento terapeutico verso la culla della civiltà.

La Grecia non fa più notizia. Perché salva? Al sicuro? Finalmente virtuosa?
No. Tutt’altro. Talmente incasinata e incasinante da doversene tacere, da dovere occultare notizie e immagini. Perché dire che la povertà dilaga? Che i senza tetto crescono esponenzialmente? Che gli stipendi sono una misera elargizione? Che restano solo i monumenti di un glorioso passato da vendere all’asta, come prostitute mai redente?

No, occorre tacere, sviare l’attenzione. Così il nuovo ricatto cui il popolo ellenico deve soggiacere non indignera’ nessuno.

Sedici leggi in campo di ” riforme economiche; erano state richieste al governo greco per
l’erogazione dei profitti derivanti dalle obbligazioni greche detenuti dalla Bce e altre banche centrali dell’Eurozona. Una boccata di ossigeno vincolata a un percorso di riforme concordate tra Atene e i creditori.

Di queste sedici riforme solo tre al momento non aggradano l’Europa. E fino a che non saranno rese “accoglibili” non sarà sbloccata una trance di circa cinque miliardi di euro.
Fra queste una legge in particolare costituiva un braccio di ferro estenuante fra Europa e Grecia: la richiesta del superamento della legge Katseli.

La legge Katseli,meglio conosciuta come blocca pignoramenti della prima casa, era stata varata nel 2015. In caso di debiti contratti con le banche per mancato pagamento ratei di mutuo, la predetta legge prevedeva un blocco dei pignoramenti della prima casa fino a tutto il 2018. Successivamente il governo greco aveva prorogato la valenza delle norme fino ai primi mesi del 2019 e questo non era piaciuto a Bruxelles. Tantissime le domande ad Atene per essere ammessi ad usufruire delle protezioni previste dalla legge. La protezione è concessa per gli immobili di valore fino a 280 mila euro. Gli importi dei debiti ammontavano a circa 17 miliardi di euro. Per le banche creditrici le norme si prestavano ad essere aggirate troppo facilmente.

Tsipras si è venuto così a trovare in enormi difficoltà, soggetto al non più tanto implicito ricatto europeo: o mettere mano alla legge o rinunciare alla prima trance dei profitti che spettano ad Atene. “Rivedere la legge sul pignoramento delle case o niente soldi”.

Non sono bastati i sacrifici fatti per salvare i diritti dei greci. Poche ore fa il Parlamento di Atene ha accettato il piano del governo : previsione della pignorabilita’ della prima casa.
“Atene versa nuove lacrime e sangue . L’Europa incassa con soddisfazione la resa del governo greco, che ha approvato la legge che autorizza il pignoramento della prima casa. Risultato? Quasi un miliardo di euro concesso alla Grecia”(cfr. Il Secolo d’Italia)

A quale prezzo, si risponde inorriditi.

I greci alle Termopili , ennesima, eroica e vana resistenza. L’esercito nemico è possente anche se ormai è inviso ai popoli. L’ Europa della finanza bieca e ottusa, dei diktat e degli aut aut.

Mentre la patria della Democrazia langue e la Democrazia,lentamente, ma inesorabilmente, abbandona questo mondo