LACRIME NELLA MENSA DELLA SCUOLA: COSÌ TRADIAMO I NOSTRI BAMBINI

DI FLAVIO PAGANO

Per quanto incredibile possa sembrare, è accaduto di nuovo. Una bambina di una scuola elementare di Minerbe, nel veronese, s’è vista servire alla mensa una scatoletta di tonno e un pacchetto di crackers, mentre i suoi compagni ricevevano un primo piatto cucinato: ed è scoppiata a piangere.

«Perché a me no?», si sarà chiesta. E probabilmente l’unica cosa che ha desiderato in quel momento, è stata scomparire.
Con le sue amare lacrime, la bimba s’è condita il tonno: ma ciò che veramente ha assaporato, è stata l’infinita solitudine della discriminazione.
La solitudine in cui qualcuno ha permesso che lei sprofondasse, proprio mentre si trovava fra le pareti della sua seconda casa: la scuola. Proprio mentre aveva intorno quella la sua seconda famiglia: i compagni e gli insegnanti.
Il Comune in questione è a guida leghista, ma non vogliamo cedere alla tentazione di dare un’interpretazione politica a questo episodio. Non ora e non qui, almeno. Significherebbe togliergli il suo vero significato, che va ben oltre, e umiliare una volta di più la dignità dei protagonisti.
Non è il momento di interrogarsi, questo, come fossimo tutti alla scuola elementare, su chi siano i buoni e chi i cattivi. Qui, come in un film di Kurosawa, una sola cosa è certa: che c’è una vittima.
E allora è solo il momento di mettersi una mano sul cuore e giurare che simili cose non accadranno più. Perché noi vogliamo un Paese che difenda e tuteli i bambini, e non che li metta in un angolo con in mano un piatto diverso, come fosse un gesto di carità. Noi vogliamo una scuola che insegni ai ragazzi che la solidarietà e l’uguaglianza sono i valori più importanti di qualsiasi società.
Se il caso di Minerbe sarà confermato in tutti i suoi aspetti, e se verrà lasciato insoluto, avremo l’ennesima, agghiacciante prova dell’inerzia e della bestialità di cui siamo diventati capaci.
Ma noi vogliamo cocciutamente credere che non sarà così. Noi vogliamo credere nella grande anima antica degli Italiani, e vogliamo far sentire ai nostri bambini, quale che sia la loro provenienza, che sono i figli di tutti, e che non saranno mai soli.
Non si potrebbe, ad esempio, creare un fondo di solidarietà, alimentato da donazioni di privati, in modo da impedire il ripetersi di simili episodi?
Giriamo la proposta al Ministero della Pubblica Istruzione, e intanto chiediamo un autorevole parere alla dottoressa Patrizia Ferrione, dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo «Leonardo da Vinci» di Omignano Scalo, in Cilento: «Tecnicamente non so se si possa istituire un simile fondo di solidarietà. Ma credo che si possa lavorare per favorire e sostenere la solidarietà dei cittadini in forma sussidiaria».
Cosa può fare, dunque, la scuola?
«Don Milani sosteneva che la scuola non può essere un ospedale che cura i sani ed allontana i malati… Credo che, per favorire un processo inclusivo, non si possa differenziare la mensa tra i bambini, creando disagi che poi la scuola stessa dovrà risanare con il suo intervento. Intervento che, voglio ricordarlo, ha nella sua mission l’inclusione ed il raggiungimento del successo scolastico e formativo di ogni bambino.»
Lei dirige un Istituto del Sud, come gestite le mense?
«La gestione è affidata ai Comuni. I Dirigenti Scolastici possono fare poco, ma possono interloquire con i Sindaci per favorire l’inclusione. A Stella Cilento il sindaco Massanova mi ha sempre ripetuto che di casi del genere, che pure ci sono, il Comune si fa carico. Del resto da noi la mensa dispensa pasti cucinati nei locali cucina della scuola, e con prodotti a chilometro zero. Ed è sostenibile nel prezzo e nella ricerca dei prodotti. Da poco abbiamo introdotto la merenda con pane e olio, favorendo la dieta mediterranea, ed elimineremo definitivamente la plastica.»
La nostra fiducia, dunque, non sembra infondata. In altre regioni, del resto, di fronte a evenienze simili, le stesse insegnanti non hanno esitato a rinunciare al proprio pasto per darlo ai bambini indigenti. E sappiamo che proprio in un Comune a pochi chilometri da Minerbe, ci sono scuole dove, in perfetto anonimato, le famiglie con pochi mezzi sono state aiutate dalle altre, che si sono divise il debito per far sì che tutti i bambini avessero pieno accesso alla mensa.
Già, perché è di questo, alla fine, che stiamo parlando: di dare un piatto di pasta ai nostri bambini… Tutto qua.
Non vogliamo credere che non sia possibile.
E non vogliamo sentire mai più i singhiozzi di un bambino rimbombare nella mensa di una scuola: ma soltanto risate, e spensierate grida di gioia.