STUPRO CIRCUMVESUVIANA. I PM PRONTI A IMPUGNARE LA DECISIONE DEL RIESAME

DI CLAUDIA SABA

Non si placano le polemiche sul presunto stupro avvenuto all’interno di un vano ascensore della Circumvesuviana.
Dopo la denuncia della giovane e la cattura dei tre presunti responsabili, due dei quali liberati nei giorni scorsi, qualche giorno fa il Tribunale del Riesame aveva deciso di liberare anche l’ultimo giovane rimasto ancora in carcere.
I giudici non credono al racconto fornito dalla ragazza.
Ora però, le carte potrebbero essere riscritte nuovamente.
Già dalla prossima settimana, la Procura sarebbe pronta ad impugnare la decisione del Riesame.
Sono tante le perplessità che restano ancora aperte sull’intera vicenda così come tante sono le domande senza risposte.
La decisione presa è fondata prevalentemente sulla non attendibilità della presunta vittima, affetta da patologia psicologica, e sulle immagini delle telecamere girate sui luoghi in cui sarebbe avvenuta la violenza.
Quel braccio appoggiato sulla spalla della giovane, mostrerebbe la ragazza consenziente e il rapporto sessuale, voluto.
Ma come potrebbe, una persona mentalmente malata, riuscire a reagire di fronte ad una violenza psicologica e fisica?
Una sentenza del 1976 stabilisce che “…il delitto di violenza carnale sussiste non solo quando vi sia una lotta strenua, capace di lasciare segni sulla vittima, ma anche quando questa si sia concessa solo per porre termine ad una situazione per lei angosciosa ed insopportabile, poiché tale consenso non è libero consenso, bensì consenso coatto…”.
Un articolo pubblicato sul Mattino di Napoli, sostiene che i pm sono convinti che “non c’è niente di amichevole, di affettuoso, di tenero in quella mano sulla spalla. Non c’è niente di umano, niente di complice in quel braccio appoggiato sulla spalla della ragazza”, e che quella “mano sulla spalla della ragazza assomiglia alla carezza del diavolo, qualcosa di molto lontano rispetto all’intesa che si crea tra due persone che hanno deciso di fare sesso assieme, fosse anche per una sola volta”.
Per questa e molte altre incongruenze riscontrate nella ricostruzione dei fatti,
il pm Cristina Curatoli e l’aggiunto Raffaello Falcone, potrebbero decidere di impugnare la decisione del Riesame.