CAMPIONATO CON GARBO. KEAN CHE ABBAIA MORDE. ARBITRI, COSI’ NON VAR

DI DANIELE GARBO

Un solo punto separa la Juventus dal suo ottavo scudetto consecutivo. Quindi, se i bianconeri non perderanno a Ferrara nell’anticipo di sabato pomeriggio con la Spal, negli spogliatoi dello stadio Mazza salteranno i tappi di champagne. Dettagli, solo dettagli, di una stagione senza storia, che la Juve ha dominato sin dalla prima giornata.
La squadra di Allegri ha conquistato contro il Milan la ventisettesima vittoria su 31 partite. Per battere il suo record di 33 vittorie in 38 giornate, risalente al campionato 2013-2014, la Signora Omicidi dovrà vincerle tutte di qui alla fine. Improbabile che ci riesca con in mezzo la Champions League.
Meglio il Milan nel primo tempo, meglio la Juve nella ripresa. A ribaltare la partita ci pensano Dybala su rigore e Re Mida Kean, che viaggia alla media stratosferica di un gol ogni 42 minuti.
Nella testa degli uomini di Allegri, magari inconsciamente, c’era già l’andata dei quarti di finale di Champions in programma mercoledì ad Amsterdam contro l’Ajax. La preoccupazione del tecnico livornese era quella di evitare guai fisici e di recuperare gli infortunati. Da questo punto di vista, missione compiuta, anche se è difficile che Cristiano Ronaldo venga rischiato subito, anziché tenerlo bello fresco per la gara di ritorno in programma dopo 6 giorni a Torino. E’ un momento chiave della stagione juventina e, dopo il pericolo scampato con l’Atletico Madrid, nessuno vuole più correre rischi, tipo sottovalutare la squadra che ha preso a schiaffi il Real Madrid nel turno precedente. Ma conoscendo Allegri, ci sentiremmo di escludere questo errore.
Se la Juve aveva la testa all’Ajax, il Napoli ce l’aveva all’Arsenal, perché l’Europa League è a questo punto l’obiettivo più importante della stagione. Incredibile come gli uomini di Ancelotti abbiano buttato la partita col Genoa: oltre un’ora in superiorità numerica per l’espulsione di Sturaro e poco dopo ecco il gol del vantaggio, firmato da Mertens. Più che sufficiente per mettere al sicuro il risultato con altri gol o, quanto meno, non incassare il pareggio. Invece il patatrac alla fine del primo tempo con l’1 a 1 di Lazovic e addirittura il rischio di incassare il raddoppio. Giovedì a Londra serviranno un’altra testa, un’altra determinazione, un’altra intensità per evitare brutte figure che rimetterebbero in discussione tutto il lavoro svolto da Ancelotti in questa stagione.
Finisce senza vincitori la sfida Champions tra Inter e Atalanta, che coincideva con il ritorno a San Siro di Mauro Icardi. L’ex capitano è stato applaudito dalla maggioranza della tifoseria interista, ma ha mancato un gol clamoroso che un attaccante del suo livello dovrebbe segnare a occhi chiusi. Con una vittoria l’Inter avrebbe blindato il terzo posto, ma tutto sommato anche un punto può essere bene accetto.
Sicuramente sta benissimo all’Atalanta, che vedeva nella sfida di San Siro una sorta di esame di maturità per le proprie ambizioni di Champions League. Da questo punto di vista Gasperini può essere soddisfatto perché ha agganciato il Milan al quarto posto, giocando a viso aperto, con l’atteggiamento della squadra matura, e ha pure rischiato di vincere.
Ormai è chiaro che la volata per la Champions sarà appassionante, si concluderà soltanto all’ultima giornata e l’Atalanta non ha proprio nessuna intenzione di mollare l’osso che significherebbe sistemare il bilancio dei prossimi anni.
Dopo due sconfitte e un pareggio, si risveglia la Roma che batte la Sampdoria con una vittoria “sporca”, ottenuta cioè con cuore, grinta e un pizzico di fortuna. Dato il momento, a Trigoria nessuno ha voglia di fare lo schizzinoso. Ma se Ranieri riuscirà a portare la barca giallorossa all’attracco del quarto posto, compirà un’impresa che a un certo punto appariva disperata.
La Lazio evita in pieno recupero la sconfitta interna contro il Sassuolo e in due giornate dilapida quello che sembrava un vantaggio consistente, anche se non decisivo. A questo punto la trasferta di sabato sera a San Siro contro il Milan diventa un crocevia probabilmente determinante della stagione biancoceleste.
Forse perde l’ultimo treno utile per la Champions il Torino, che a Parma non va oltre il pareggio. Ma del resto già la qualificazione all’Europa sarebbe per i granata un traguardo da festeggiare.
Capitolo salvezza. Con la vittoria sulla Spal, il Cagliari si toglie dagli impicci, così come il Sassuolo. L’Udinese vince lo spareggio salvezza con l’Empoli, a dimostrazione che la cura Tudor, 7 punti nelle ultime tre partite, funziona eccome. Punti pesanti anche per il Bologna contro il Chievo.
Il Frosinone coglie a Firenze la vittoria più prestigiosa da quando è in serie A, ma difficilmente servirà a rimetterlo in corsa per la salvezza. In compenso mette in pericolo la panchina di Pioli, il cui divorzio dalla Viola a fine anno è ormai certo.
Due parole sul Var, ancora una volta al centro di molte polemiche. Due gli episodi più clamorosi: il primo è il mancato rigore concesso al Milan sullo 0 a 0 per un braccio di Alex Sandro che intercetta un cross di Chalanoglu. Fabbri non vede nulla e giustamente il Var Calvarese lo invita a guardarsi l’episodio nel monitor a bordo campo. Ma Fabbri rimane convinto della sua decisione e non concede la massima punizione. Scelta inspiegabile alla luce delle ultime disposizioni di Rizzoli.
Il secondo episodio avviene all’Olimpico di Roma, dove dopo un “on field review”, Abisso concede un calcio di rigore per un braccio di Locatelli su cross di Patric. Secondo alcuni moviolisti rigore scandaloso perché il pallone tocca prima il fianco di Locatelli e poi il braccio. Invece la decisione di Abisso è corretta perché Locatelli ha la braccia esageratamente spalancate e il fatto che il pallone tocchi prima il fianco non sana l’irregolarità.
C’è solo un modo per evitare le polemiche sui falli di mano: cancellare la discrezionalità dell’arbitro. Se un giocatore intercetta il pallone col braccio aperto, è sempre rigore. Fine delle polemiche. E questo è l’orientamento dell’Uefa a partire dalla prossima stagione.