PERCHÉ I RISPARMIATORI TRUFFATI NON DEVONO ESSERE RIMBORSATI DALLO STATO

DI PIERLUIGI PENNATI

È la polemica del momento: i risparmiatori truffati dalle banche devono essere rimborsati dallo stato?

Per dare una risposta si deve per prima definire chi sono i risparmiatori e cosa è una truffa e per fare ciò useremo il dizionario Treccani, da sempre un’istituzione autorevole indiscussa, che alla parola risparmio cita come indicazione generica “il fatto di risparmiare, di astenersi cioè dall’usare, dal consumare una cosa posseduta o di limitarne l’uso per varie ragioni o scopi” e per l’economia “la rinuncia a consumare una parte del reddito netto, in natura o in moneta, e anche i beni non consumati o il loro equivalente monetario, indipendentemente dall’uso che ne intenda fare il risparmiatore (tesoreggiamento, prestiti, investimenti, ecc.)”.

Il termine truffa, invece, viene definito come il “reato commesso da chi, inducendo taluno in errore con artifizî o raggiri, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”.

Ecco quindi che per essere risparmiatori si deve aver accantonato qualcosa e per essere truffati si deve essere stati ingannati e nella fattispecie ricorrono entrambe i casi, i risparmiatori avevano accantonato e qualcuno, le banche, li ha indotti in errore procurandogli un danno, con una sola distinzione, nel momento in cui costoro hanno affidato il loro risparmio alle banche si sono trasformati da risparmiatori ad investitori e continuare ad individuarli come qualcuno che accantona è non solo sbagliato, ma fuorviante ed ingiusto nei confronti di coloro che invece hanno continuato a tenere i propri beni al sicuro e non li hanno persi, ma si trovano ora a dover rimborsare chi incautamente o ingenuamente voleva speculare sulla possibilità che i mercati finanziari gli producessero un aumento spontaneo del valore posseduto stando comodamente seduto sul proprio divano di casa.

A supporto di questa analisi viene sempre la società Treccani che definisce l’investimento come ”impiego di una somma di denaro in un’impresa o nell’acquisto di valori o anche di oggetti: fare un buon, un cattivo i., un i. sbagliato. In senso più tecnico, la trasformazione di risparmio in capitale”, confermando che chi trasforma un risparmio in un capitale investito perde di fatto la qualifica di risparmiatore diventando in investitore.

Per ultimo, senza necessità di ulteriore commento, si osservi cosa viene indicato per definire una speculazione finanziaria: “operazione commerciale o finanziaria consistente nell’acquistare per rivendere, o nel vendere per ricomprare, con il fine di conseguire un profitto dalla differenza di prezzo (di merci, valute o titoli) in diversi momenti del mercato”, “attività, iniziativa commerciale o finanziaria da cui ci si propone di realizzare un forte utile”, “attività intesa a conseguire un profitto economico personale, o un vantaggio a fini politici, condotta senza scrupoli e senza rispetto degli interessi altrui”.

Viene così chiaramente definito e stabilito che chi utilizza il proprio denaro, tanto o poco che sia, per conseguire un profitto dalla differenza di prezzo determinata dai mercati di qualsiasi tipo non è un risparmiatore ma un investitore che tenta speculare ed alla domanda iniziale si devono obbligatoriamente sostituire i termini diventando: gli investitori che volevano speculare in borsa truffati dalle banche devono essere rimborsati dallo stato?

La mia risposta è decisamente no, senza ripensamenti e dubbi, e questo per un motivo fondamentale: il risparmio, quello vero, in Italia è già tutelato e se queste persone fossero state risparmiatori non sarebbero state truffate, sempre che di truffa si tratti.

IL RISPARMIO È GIÀ TUTELATO

L’impressione generale è che siamo ormai preda di una società che pensa come pinocchio, avvicinati dai gatti e dalle volpi della finanza affidiamo loro le nostre cinque monete affinché in modo autonomo facciano nascere e crescere l’albero degli zecchini d’oro, ma evidentemente non è così, il denaro non cresce sulle piante e nemmeno da solo e chi pensa di guadagnare senza fare nulla evidentemente si sbaglia, accecato dal sogno di potersi arricchire senza fatica, e così, a furia di ripeterlo, ormai crediamo tutti che il risparmiatore sia colui che investe i propri soldi in borsa e non più colui che accantona e mette da parte, la cicala che si crede formica.

A questo punto, però, completare il ragionamento ci si deve chiedere che fine abbia fatto il risparmio, se esista ancora e se questo sia in qualche modo tutelato.

Questo è presto detto, dimenticato nella soffitta della memoria il risparmio non solo esiste, ma è addirittura in piena salute e tutelato adeguatamente, infatti, nonostante riforme e trasformazioni finanziarie, i risparmiatori, quelli veri, possono contare su una garanzia integrale stabilita per legge contro i fallimenti delle banche fino a 100.000 euro di perdita.

La legge non è nuova e proviene da lontano, senza tediare con tutti i passaggi si dica solo che tutto nasce dalla grande crisi economica mondiale del 1929 che ebbe come soluzione una legge promulgata per prima dal presidente Roosevelt ed estesa negli anni immediatamente successivi in quasi tutto il mondo, la legge era chiamata Glass Steagal Act e conteneva due semplici provvedimenti: l’istituzione di un fondo di garanzia per il risparmio e la separazione degli istituti bancari in due tipi che non potevano interagire tra loro, le banche commerciali, per risparmio ed investimento in economia reale, e le banche d’affari, per la speculazione nei mercati di borsa.

Proprio l’abbattimento del muro tra i due tipi di istituto, avvenuto negli anni ’90, ha generato la possibilità delle banche di investimento, gravide di denaro virtuale generato dalla crescita di interesse, di acquisire le banche commerciali generando i grandi gruppi che da allora si fondono per salvarsi l’un l’altro in una spirale perversa senza fine, banche piccole che diventano grandi per salvarsi e banche grandi salvate che diventano enormi per lo stesso scopo, fino a quando non ci sarà più salvezza per nessuno.

Ma se il muro tra gli istituti che aveva protetto l’economia per quasi un secolo è caduto, la garanzia per il risparmio è rimasta e risiede nella nostra nazione in due fondi interbancari di tutela dei depositi: il “Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi”, www.fitd.it, per le banche ed il suo gemello “Fondo di Garanzia dei Depositanti”, www.fgd.bcc.it, per gli istituti di credito cooperativo.

In questi due fondi tutti i soldi depositati e giacenti nei conti correnti dei privati sono garantiti fino a 100.000 euro per depositante e per banca, in altre parole se si possiedono 130.000 euro sul conto corrente intestato solo a sé e la banca fallisce il fondo restituisce immediatamente 100.000 euro, mentre i restanti 30.000 non sono persi subito ma restano nell’eventuale contenzioso con l’istituto fallito.

Inoltre, nel caso il conto corrente fosse cointestato, non solo con procura, ad altri soggetti si introdurrebbe il moltiplicatore facendo si che per 130.000 euro depositati la garanzia diventi di 100.000 euro x 2 = 200.000, sufficienti per coprire tutti i 130.000 euro presenti.

Una garanzia che non si limita al conto corrente e riguarda assegni circolari e tutti titoli ad essi assimilati, i depositi vincolati o conti di deposito, i certificati di deposito nominativi ed i libretti di risparmio nominativi, inclusi gli interessi, mentre il denaro presente sulle carte prepagate non sono tutelati salvo il caso in cui alla carta prepagata non sia associato un codice IBAN.

NON SERVE UNA LEGGE

Addirittura il rimborso delle cifre perse avviene automaticamente senza la necessità di farne richiesta e quindi non serve alcun intervento e nessuna legge aggiuntiva, per questo non è comprensibile perché se il risparmio è già tutelato in modo integrale sia necessario un intervento addirittura pubblico per rimborsare persone che hanno perso il proprio denaro in speculazioni, coinvolgendo coloro che non hanno speculato e messo i loro soldi al sicuro, la cicala che vuole sfruttare la formica… tutti sappiamo come è andata a finire, perché dovremmo cambiare.

Potremmo dilungarci oltre, ma la rete è prodiga di spunti e di spiegazioni semplici e/o dettagliate, basta sfogliare qualche sito per capire da soli che il risparmio non è in pericolo e non lo è mai stato, la speculazione si, oggi la polemica non dovrebbe essere se rimborsare coloro che si sono rivolti al casinò della finanza dei mercati nel tentativo di speculare alle loro spalle, ma se sia lecito continuare ad illudere poveri risparmiatori che possono diventare ricchi finanzieri affidandosi ad istituti bancari che non raccontano la verità.

Il problema non è se salvare Pinocchio restituendogli gli zecchini, ma fermare il gatto e la volpe che rubano gli zecchini ai vari ingenui Pinocchio.