ECONOMIA ITALIANA SEMPRE IN TRINCEA, ANCHE L’FMI TAGLIA LE STIME DI CRESCITA

DI VIRGINIA MURRU

 

Qualora ci fosse ancora bisogno di conferme, arrivano le stime del Fondo Monetario Internazionale, a spegnere l’ottimismo della sospirata svolta: il Pil italiano è stato ancora una volta rivisto al ribasso +0,1% nel corrente anno, e +0,9% nel 2020. Si tratta di 0,5 punti percentuali in meno rispetto alle ultime previsioni di gennaio, e di 0,9 punti rispetto ad ottobre scorso. Queste le stime previste nel World Economic Outlook

Il taglio nelle stime di crescita deriva, secondo il Fondo, “dalla debole domanda interna e dai rendimenti elevati, ai quali si aggiunge una prolungata incertezza di bilancio, sempre alti livelli di spread e flessione negli investimenti, che avrebbero una ricaduta più incisiva in Eurozona qualora fossero associati ad una recessione più marcata”.

Non ci sono stati i presupposti per stimolare la crescita già nella seconda parte del 2018, e il nuovo anno, secondo le analisi del Fmi, non ha esordito con nuovi prospetti in termini di  movimenti positivi per l’economia del Paese.

L’Fmi ci ricorda che siamo veramente il fanalino di coda nell’Unione europea e in area euro, così come tra le economie avanzate del pianeta.

A dispetto del fatto che l’Italia è la seconda potenza industriale in Europa, dopo la Germania, ‘paradosso’ che stride con l’andamento della nostra economia negli anni ‘post-crisi’ (2008); il Paese in termini di Pil cresce meno della media dell’area euro. La contrazione dei dati macro più significativi è piuttosto eloquente, insieme al Pil preoccupa il debito pubblico, il deficit, il tasso di disoccupazione, quadro che evidenzia uno stato di crescita fragile. Sono questi i punti che il Fondo monetario mette in rilievo, può solo essere di conforto il trend dell’economia globale e i riferimenti di quella europea, il cui ritmo di crescita rallenta.

Secondo l’Fmi, al momento, si tratta di una frenata nel trend di crescita che si era innescato gli anni scorsi, a livello globale, non ci sarebbero tuttavia gli elementi per una degenerazione in recessione, a parte i rischi rivolti al ribasso. Tuttavia le prospettive sono preoccupanti, ci sono i segni della stagnazione nello scenario globale, e ormai per la terza volta in sei mesi il Fondo taglia le stime di crescita, che vanno a +3,3% nel 2019, stime che riportano indietro ai valori di dieci anni fa.

Lo rimarca il Capo economista del Fmi Gita Gopinath: “il momento è piuttosto delicato, bisogna evitare gli errori politici”.

Un cambiamento di rotta quasi improvviso, una minaccia di deragliamento, se si considera che l’economia nel pianeta, solo poco più di un anno fa, era in fase di espansione. Ora la ‘riscossa’, secondo il Fondo, è prevista nel secondo semestre del 2019, con una decisa ripresa nel prossimo biennio; nel breve periodo la crescita dovrebbe pertanto stabilizzarsi.

Le cause di questa retromarcia sarebbero da ricercare in fattori che hanno inciso a livello globale, allertando i mercati e creando incertezza negli operatori economici. Si allude al conflitto commerciale ancora in atto tra Usa e Cina, all’indeterminazione nel processo relativo alla Brexit, non ultime le vicissitudini politiche riguardanti l’Italia, gli alti livelli di spread, e i rapporti tesi con l’Unione europea, che non hanno portato pace nei mercati.

 

 

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