CRACKER, TONNO, CANDREVA E IL “BARATRO BUONISTA”

DI- STEFANO ALGERINI

Se si rivestissero i marciapiedi del vostro quartiere di teflon (il materiale più scivoloso creato dall’uomo) nessuno riuscirebbe a fare tre metri senza partire per la tangente. Ecco, però sarebbe più facile farsi una passeggiata in una città restaurata a quel modo che parlare della vicenda “mensa-scolastica-bambina-discriminata-intervento-calciatore-famoso”, perché ogni parola può provocare reazioni scomposte e mandarti, appunto, in giro ribaltato. Ma sarà meglio chiarire per quei pochi che, beati loro, non avessero conto di ciò di cui stiamo parlando: giorni fa in una mensa scolastica di Minerbe, comune veneto piccolino ma pieno di monumenti interessanti (ha quasi più ville storiche che abitanti), avviene un “fattaccio”. A una bambina di origine marocchina viene negato il pasto diciamo “normale”, e le viene servita una scatoletta di tonno ed un pacchetto di cracker. Il motivo? La famiglia non è in regola con i pagamenti e, a quanto pare, se ne sbatte lo sbattibile dei solleciti dell’amministrazione. Dunque il sindaco, affermando che lo deve fare per rispetto ai genitori in regola con la retta, decide che è ora di passare alla “linea dura”, e quindi cara bambina è inutile che piangi: mangiati il tonno e rifattela con mamma e papà.

Ora, dai racconti sembra che il menù regolare per quel giorno prevedesse pizza. Pizza sicuramente surgelata. Quindi a ben guardare alla bambina è andata pure bene visto che cosa sono, quasi sempre, le pizza surgelate. Però oggettivamente si tratta di un argomentazione un po’ ostica per una piccolina di meno di dieci anni che si vede negare quello che danno agli altri bambini, e quindi sembra (abbondiamo in dubitative, però abbiamo già spiegato del teflon…) che una maestra abbia pensato bene di rinunciare alla sua porzione e fare a cambio con “l’insolvente”. La notizia, ripresa da un quotidiano locale, ci ha messo un attimo a finire sulla ribalta nazionale che come si sa in questo momento è assetata di storie che possano spaccare l’opinione pubblica come una mela tagliata con un’ascia da boscaiolo. E infatti basta farsi un giro nei commenti sotto la notizia nei quotidiani per vedere i due partiti già belli schierati: quelli che “hanno fatto bene, mica possono fare quello che gli pare. E noi che paghiamo regolarmente allora? Che c’abbiamo scritto Giocondo?!”; e quelli che “Sì, ma è una bambina. Mica sarà colpa sua se ha dei genitori che se ne fregano? Bella forza a rifarsela con lei”.

Ed è a questo punto che arriva il calciatore famoso: è Antonio Candreva: esterno dell’Inter e, fino a poco tempo fa, anche della nazionale. Uno che gioca in serie A, ma a quanto pare è una persona normale. Come dicevamo un po’ di tempo fa ricordando Davide Astori le due parole, calciatore e normale, difficilmente vanno insieme. E quando succede la cosa sorprende non c’è niente da fare. Infatti il fatto che Candreva, venuto a conoscenza del fatto di Minerbe, abbia sentito il desiderio di telefonare al sindaco per dirgli che si prenderà lui carico della retta della bambina è diventata subito una notizia e in un attimo il povero Antonio si è visto appiccicare la targa: per tutti sul web è diventato “Cuore d’oro Candreva”. E dal nostro punto di vista non ci sentiamo proprio di invidiarlo, perché è lì lì per scivolare (e dai) nel baratro più profondo, nel girone dei dannati: i buonisti.

Già, in Italia puoi essere tante cose, tipo: evasore, adultero, arrampicatore sociale, e sei sì uno che fa cose poco simpatiche, però in fondo hai un che di furbetto. Insomma, uno che alla fine è un bastardo simpatico: da ospitata in qualche programma pomeridiano, e se sei fortunato anche in prima serata. Una bella pacca sulla spalla e via. Ma buonista no! Buonista è proprio brutto. Sa di viscido, di uno che programma buone azioni o anche solo pensieri empatici per apparire migliore dei suoi simili, per attirare consenso. Quando invece si sa che vive nel lusso più sfrenato, dietro recinzioni altissime e dobermann che lo proteggono giorno e notte proprio da quelli che dice di voler aiutare.

Questa parolina del cavolo, buonista, non ha un padre accertato: c’è chi dice Galli della Loggia, chi Sanguineti, chi altri ancora. Ma quello che è certo è che pur essendo una “teenager” (poco più di una ventina d’anni) ha fatto più danni della grandine ed è ormai lo scudo spaziale con cui respingere ogni discussione, ogni ragionamento, ogni gesto vagamente umano. Sei buonista? Non ti ascolto. Anzi, guarda ammazzati perché a me, non essendo buonista, non me ne frega niente. La cosa non mi addolorerà per niente. Dunque caro Candreva, e anche tu maestra anonima che hai dato il tuo pezzo di pizza surgelata alla bambina di Minerbe, occhio: siete nel mirino. Da qui in poi ogni gesto successivo, che sia mandare a diavolo l’arbitro o andare in discoteca con il fidanzato, potrà essere commentato con “Ahhh, hai visto il (o la) buonista: predica bene e razzola male!”.

Dice: “ma che c’entra l’arbitro o la discoteca con la storia della mensa?”. Niente, ovvio. Ma sai cosa gliene frega ad uno che sta dietro ad una tastiera a covare risentimento verso il mondo di trovare associazioni logiche… Già, perché forse alla fine della fiera il problema è tutto lì: il fatto che ormai tutto avvenga virtualmente, a distanza. Quanti di quelli che sostengono la mossa del sindaco del comune veneto, fossero stati presenti in sala mensa all’ora di pranzo, avrebbero retto davanti al pianto della bambina privata di quello che veniva dato ai compagni? Quanti? Pochissimi, forse si conterebbero sulla dita di una mano. Perché poi in realtà noi esseri umani, messi faccia a faccia col “nemico” (molto tra virgolette) siamo molto migliori di quello che si pensi. Basterebbe uscire un pochino di più dalle nostre casette ed alzare un pochino più lo sguardo dal maledetto schermo del telefonino per rendersene conto.

E se poi invece a voi capita di essere tra gli sfortunati che hanno rapporti, più o meno stretti, con quei pochi che magari avrebbero applaudito anche fossero stati sul posto quel giorno a Minerbe, beh forse la cosa migliore è tenere sempre a mente la frase che un anonimo illuminato lasciò in rete anni fa: “Discutere con certe persone è come giocare a scacchi con un piccione. Puoi essere anche il campione del mondo ma il piccione farà cadere tutti i pezzi, cagherà sulla scacchiera e poi se ne andrà camminando impettito come se avesse vinto lui.” Capito il senso?