GLI IMBROGLI DI UN GOVERNO DI BUFALE E PASTICCI

DI MASSIMO NAVA

Il decreto di economia e finanza (DEF) si può definire un atto di accusa, o meglio di autoaccusa, un‘ ammissione di colpa su cui si chiede la complicità di un elettorato che non ha ancora aperto gli occhi e benevolenza impossibile dell’Europa. Come chi commette un reato e invoca la minore età o l’incapacità d’intendere o di volere, il governo finisce per ammettere le balle spaziali costruite per vendere al Paese l’”anno felice” (copyright #Conte) la “fine della povertà”(copyright Luigino O’ Statista), le colpe e i gufaggi dell’Europa cattiva e anti italiana (il ministro #Selfini, in divisa da bancario? ).
La Corte potrà essere clemente ma non gli italiani, beffati, intontiti di promesse irrealizzabili, ma non stupidi. Il nord di fede leghista, produttivo, concreto, in attesa di investimenti e infrastrutture, è già in rivolta e mal digerisce la deriva xenofoba e autoritaria di #Selfini che peraltro combatte criminalità e immigrazione clandestina solo a colpi di slogan e mondanità elettorale.


Il Sud ci ha abituato a rivolte nell’urna, appena si accorge di essere stato ancora una volta preso in giro dalla versione moderna del voto di scambio, reddito di cittadinanza e pensioni in cambio di voti.
La crescita promessa è recessione. I dati economici sono tutti rivisti al ribasso, tranne l’aumento del deficit pubblico. La timida ribellione del ministro Tria è affossata a colpi di rivelazioni e insinuazioni. Il premier #Conte ricorda il don #Abbondio dei #Promessisposi, il vasello di coccio, in questo caso non schiacciato da nemici e poteri forti, bensì dalla logica e dalla serietà, veri colossi insormontabili tranne che nel regno della fantasia, nella nube tossica in cui il governo giallo verde ha immesso il Paese. #Selfini e O’ Statista sono sposi sull’orlo del divorzio (si stanno dividendo mobili e argenteria prima delle elezioni) ma si consolano con le nuove fidanzate, giovane e belle, predestinate vittime dei rotocalchi, notoriamente spietati quando si tratta di esporre il privato. O’ Statista s’innalza al teatro e alla lirica. Selfini va a vedere Dumbo e si coccola la Verdini, che all’abito da sera preferisce i pantaloni (da poliziotta, secondo Chi). In attesa della resa dei conti, quando il Paese stremato sarà sottoposto alla cura da cavallo per tentare ancora una volta di superare il disastro.