“NON HA DIFESO SUO FIGLIO”. ARRESTATA VALENTINA CASA

DI CLAUDIA SABA

Arrestata Valentina Casa, la mamma di Giuseppe Dorice, il bambino di 8 anni ucciso di botte a Cardito dal patrigno Tony Essobti Badre, rinchiuso in carcere dal mese di gennaio.
Calci, pugni e chissà quante altre violenze ha dovuto subire Giuseppe prima di morire.
La sorellina più piccola, colpita anche lei, è invece riuscita a salvarsi.
Ma le indagini hanno stabilito che Valentina Casa non ha fatto nulla per proteggere i figli.
“Per lo shock“, aveva dichiarato.
Uno shock talmente forte da lasciarla paralizzata.
La Procura sostiene invece che mentre il compagno, Essobti Badre Tony, colpiva con violenza i figli, lei si è preoccupata di occultare le prove delle violenze.
È stata arrestata oggi con le accuse di omicidio, tentato omicidio verso l’altra figlia e maltrattamenti.
Valentina Casa ha fatto di tutto per proteggere il compagno. Non ha chiamato i soccorsi, ha ripulito il sangue dal pavimento, e quando sono arrivate le forze dell’ordine, ha tentato ancora di coprire Tony Essobti Badre per evitare che venisse arrestato.
Una ricostruzione agghiacciante che, per ora, non lascia spazio a fraintendimenti, secondo gli inquirenti.
Una serie di comportamenti che, se evitati, forse avrebbero potuto salvare la vita al piccolo Giuseppe.
Tony Essobti Badre, il compagno già detenuto, è stato invece raggiunto da un’altra ordinanza cautelare per tentato omicidio della bambina e per maltrattamento dei tre figli della compagna.

Dalle indagini emerge che la donna non è mai intervenuta mentre il compagno picchiava con ferocia i bambini.
Non ha chiesto aiuto né ai vicini né alle forze dell’ordine.
È rimasta immobile mentre il
massacro si compiva davanti ai suoi occhi.
Ha provato a cancellare le tracce con dei teli, teli poi ritrovati nel bagno zuppi di sangue.
Ha ripulito i pavimenti e ha gettato nella pattumiera i capelli strappati a ciocche dalle teste dei bambini.
All’arrivo dei carabinieri non ha indicato subito Tony Essobti Badre come colpevole di quelle violenze.
Ha negato ripetutamente che episodi simili fossero mai accaduti prima.
Ma le indagini hanno raccontato una storia diversa.
Quei lividi sui volti dei bimbi, la loro trascuratezza, l’essere sempre abbandonati a se stessi, quasi prigionieri in casa e il divieto di giocare in cortile, raccontano una storia di crudeltà e menefreghismo.
Raccontano le assenze.
Di un insegnante, di un vicino, di un parente amico.
Raccontano l’assenza di umanità da parte di chiunque ha visto e non ha trovato il coraggio di parlare.
Intanto, Giuseppe, è volato via.