BENEDETTO SI SCAGLIA CONTRO I SUOI PREDECESSORI

DI LUCA SOLDI

 

CON un vero ed improvviso, pugno sullo stomaco Benedetto racconta oggi di avere «messo insieme degli appunti con i quali fornire qualche indicazione che potesse essere d’aiuto in questo momento difficile». Ma sono ben altro. Le diciotto pagine e mezzo sulla «Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali», scritte dal Papa emerito, Benedetto XVI, rappresentano l’analisi più corposa dei vertici vaticani su un tema che sta squassando l’universo cattolico, e non solo: la pedofilia. E il fatto che arrivino dopo la riunione del febbraio scorso, a Roma, dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo, convocati da Francesco, aggiunge interesse e mistero a questo documento. Anche perché Joseph Ratzinger punta il dito su un «garantismo» della Chiesa per il quale, negli Anni Ottanta del secolo scorso, sulla pedofilia «dovevano essere garantiti soprattutto i diritti degli accusati. E questo fino al punto di escludere di fatto una condanna. Il loro diritto alla difesa venne talmente esteso che le condanne divennero quasi impossibili».
Una vera repriminenda che lo porta a scagliarsi, in sostanza, contro i suoi predecessori che avrebbero consentito il degenerare del mondo.

Una interpretazione che male si adegua alla completa identificazione che larghi strati della Chiesa che vedono ancora Benedetto come unica fiammella dell’ortodossia di fronte alla forza dirompente di Papa Francesco Il testo è un pugno nello stomaco perché ci sarà chi vedrà nelle affermazioni di Benedetto XVI un attacco a un’evoluzione dei costumi in Occidente negli ultimi cinquant’anni.
Joseph Ratzinger parte da lontano, e spiega di avere deciso di pubblicarlo sul mensile tedesco Klerusblatt dopo «contatti», li definisce così, con il segretario di Stato, Pietro Parolin, e con lo stesso Papa Francesco.
l Papa emerito tocca l’abisso che si è aperto in mezzo secolo di quella che sembra bollare solo come cultura della trasgressione. E lo analizza, lo denuncia, lo osserva senza nascondere nulla delle responsabilità della nomenklatura ecclesiastica. C’è un’espressione che ricorre spesso nelle sue riflessioni: «Collasso morale». Ratzinger lo fa risalire alla seconda metà degli Anni Sessanta del secolo scorso: a quella «fisionomia della Rivoluzione del 1968» della quale farebbe parte «anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente». «Mi sono sempre chiesto», annota, «come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accettarlo con tutte le sue conseguenze. Il diffuso collasso delle vocazioni sacerdotali in quegli anni e l’enorme numero di dimissioni dallo stato ecclesiastico furono una conseguenza di tutti questi processi». Fu nello stesso periodo, a suo avviso, che cominciò «un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a questi processi della società». Si tratta di un processo proseguito, a suo avviso, negli Anni Settanta e Ottanta, quando la pedofilia è diventata «una questione scottante».
Benedetto XVI aveva voluto prendere spunto dall’Incontro del febbraio scorso sulla protezione dei minori nella Chiesa promosso da Papa Francesco per dare “un segnale forte” e “rendere di nuovo credibile la Chiesa come luce delle genti e come forza che aiuta nella lotta contro le potenze distruttrici”. Benedetto ha tenuto a precisare di voler dare il suo contributo a questa missione “pur non avendo più da Emerito alcuna diretta responsabilità”.
Il ringraziamento a Papa Francesco “per tutto quello che fa per mostrarci di continuo la luce di Dio che anche oggi non è tramontata” non gli ha impedito però di rendere evidente la sua visione dei fatti storici del nostro tempo.