IL VOLTO DI MAURIZIO

DI FEDERICO TANTILLO

Noi radicali siamo strani.
Una tribù piena di svitati, di rompicoglioni.
C’è un pizzico di anarchia, di individualismo irrefrenabile, in ogni radicale.
Uso il termine in senso ampio, non voglio entrare in questioni che non sopporto, e che chi non ci segue e conosce non può capire.

Una delle attività tipiche dei radicali è litigare tra radicali. Anche quando la galassia era unita dal carisma, dalla leadership irripetibile di Pannella, si ltigava a tutte le ore, di persona, al telefono, via mail, in tutti i modi.

Una caratteristica presente in quasi tutti i radicali è la tenacia. Nel 2009 ho preso una botta lavorativa che avrebbe steso un toro. Mi sono “salvato” grazie ai consigli e all’aiuto di un radicale, Sergio, che da allora considero un fratello, indipendentemente dal fatto che non sempre le nostre idee coincidono (anzi, è meglio), e grazie alla mia, anche, di tenacia. Un pezzetto di radicalità che ho anche io (al di là di tessere e lotte).

Allora Sergio e Elisabetta mi proposero di pubblicare un libro sui veleni in Lucania (veleni politici, e veri, quelli che inquinano il sottosuolo, le falde acquifere): “La peste italiana. Il caso Basilicata”, di Maurizio Bolognetti.

Lo pubblicai.
Con Maurizio abbiamo litigato al telefono, a volte, che le urla (da me, e da lui) le avranno sentite chissà quanti vicini. E per mail. Mi ha telefonato Pannella a mezzanotte, durante una di quelle liti. Un’altra volta mi chiamarono, lui e Marcone, sempre intorno a quell’ora, felici per una presentazione piena di gente, lì in Lucania.
Di libri suoi alla fine ne ho pubblicati tre. Ne sono orgoglioso.

Oggi Maurizio è giunto al QUARANTATREESIMO GIORNO di SCIOPERO DELLA FAME.
Perché Maurizio non mangia da 43 giorni? Per favorire il dialogo che possa consentire al governo di rivedere la scelta, scellerata, che sta portando Radio Radicale alla chiusura, tra circa un mese.

Quarantatre giorni senza mangiare. Non per protesta. Ma per proposta, per aprire il dialogo.
Cose che spesso si fa fatica a far capire. Un metodo di lotta che impone rigore, rispetto per l’interlocutore, capacità di dosare le proprie energie.
Una forma di religiosità laica.

Io sono fumantino, mi incazzo in due minuti, certe cose del metodo radicale non sono ancora capace di farle mie. Due anni fa, d’estate, partecipai a uno sciopero della fame a staffetta “guidato” da Rita, e nel pomeriggio del secondo giorno mi sentii malissimo, mentre guidavo. Faceva caldo, giravo per lavoro in modo un po’ frenetico, e mi ero “dimenticato” di bere. Scrissi a Rita che avevo dovuto interrompere, mi prese in giro via whatsapp.

Da ieri allo sciopero della fame di Maurizio si sono unite Rita (Ritina per me), Irene, Paola. Tre donne, apparentemente fragili, in realtà lottatrici invincibili.

Seguite le dirette, i post di Maurizio.
Capirete perché da mesi dico “nun je la farete a chiudere Radio Radicale”.
Per farci fuori ci vuole altro che i quattro cialtroni che stanno portando il nostro Paese (già scassato da decenni di partitocrazia) al disastro economico, e stanno finendo di distruggere lo Stato di Diritto.

Guardatelo, il volto di Maurizio dopo 43 giorni che non mangia: troverete il motivo della persistenza nel tempo di questo manipolo di irriducibili rompicoglioni.

#nunjelafate
#RadioRadicalenondevechiudereenonchiuderà