LA FAVOLA DI KATE BOUMAN

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI

Si chiama Kate Bouman.
Ha 29 anni.
E’ una scienziata americana che tre anni e mezzo fa, nel presentare la tesi del suo dottorato di ricerca per chiedere l’ammissione al prestigioso California State school of Technology, inventò uno speciale algoritmo che -secondo lei- doveva servire per riuscire a fotografare un buco nero, distante dalla Terra 55 milioni di anni luce.
Venne accettata e il corpo docente scelse di darle credito, invitando il governatore della California a finanziare il progetto (il centro ricerche è statale e i finanziamenti dipendono dal consiglio regionale della California a Sacramento) .Quando il governatore Jerry Brown -il celeberrimo leader radicale progressista- chiamò il centro per chiedere ragguagli prima di prendere la decisione, gli scienziati che parlarono con lui furono molto espliciti: “E’ una pazzia, e un azzardo totale, non vi è dubbio. Ci affidiamo all’intuizione di una giovanissimo donna sconosciuta, che a nostro avviso è dotata di una fulminante intelligenza matematica e di una strabiliante competenza nei calcoli dell’astrofisica. Non riusciamo neppure a capire come faccia. Però lei ci riesce. Non siamo in grado di poter dare alcuna garanzia, nè promettere alcun risultato”. Siccome si trattava di investire qualche decina di milioni di dollari, allora il governatore la invitò a spiegare pubblicamente in un teatro a Berkeley che cosa intendesse fare. E così, nel dicembre del 2016, (aveva allora 25 anni) Katie presenta il suo spettacolo “come fare a fotografare un buco nero offrendo quindi la prova pratica scientifica che la teoria della relatività del prof. Einstein è giusta, corretta e accurata”. In seguito alle reazioni di diversi scienziati che parteciparono all’evento, venne stanziato il finanziamento.
A 24 ore dall’annuncio, sono arrivati al centro circa 25 proposte di finanziamento da parte di 18 diversi paesi per un ammontare pari a circa 500 milioni di dollari, pari a un valore superiore 50 volte la cifra stanziata, tre anni prima, dal governatore.
Così va in California.
Non è un caso che, se fosse una nazione invece di essere uno dei 50 stati della confederazione nord-americana, sarebbe la quinta potenza al mondo.
Diciamoci la verità, se lo meritano.