L’ARGENTINA DEI DESAPARECIDOS: TROVATA LA NIPOTE NUMERO 129

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

“Lei” è la nipote numero 129. La centoventinovesima bambina sottratta alla famiglia durante la dittatura del 1976-1983. Oggi è una donna di 42 anni, che ha ritrovato la propria identità e tra pochi giorni conoscerà la sua famiglia. A cominciare dal padre, vivente (uno dei pochi casi), seduto al fianco di Estela Carlotto, presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo, durante la conferenza stampa che ha annunciato il ritrovamento.
“Ho passato migliaia di notti senza dormire, ad aspettare questo momento”, ha detto Carlos Solsona, il padre, che in tutti questi anni non ha mai smesso di cercarla. Aveva pochi giorni, forse poche ore, quando nel 1977 è stata strappata dalle braccia di sua madre, Nora Síntora, sequestrata incinta di otto mesi e desaparecida. Durante la gravidanza, era sicura di portare in grembo una bambina e aveva già scelto il nome: Soledad.
Carlos Solsona era il suo compagno, con Nora condivideva la militanza nell’Erp (un’organizzazione di sinistra), in un’epoca in cui “molti di noi pensavano che si potesse fare qualcosa perché la maggioranza delle persone vivesse in modo dignitoso”. Si erano conosciuti nel 1968, quando lei aveva appena 16 anni e aveva finito in anticipo la scuola secondaria, mentre lui aveva iniziato il primo anno di Ingegneria all’università di Córdoba. Dopo alcuni anni di amicizia si sono innamorati e sposati. Nel 1976, un anno dopo il matrimonio, è nato il loro primo figlio, Marcos.
Il 24 marzo dello stesso anno, il golpe. Davanti alle atrocità della dittatura, Carlos e Nora hanno preso in considerazione la possibilità dell’esilio, ma i militari sono stati più rapidi nel sequestrare Nora, incinta per la seconda volta. Carlos a quel punto è fuggito in Spagna, affidando ai suoi genitori il piccolo Marcos. Poi ha conosciuto la sua seconda moglie, dalla quale ha avuto un altro figlio, Martín, che parteciperà all’incontro con la sorella con il resto della famiglia.
Nora probabilmente ha finito i suoi giorni a Campo de Mayo, una base militare nei dintorni di Buenos Aires che ospitava un centro clandestino di detenzione, uno di quelli che conta meno sopravvissuti, quindi con pochissime testimonianze che aiutino a risalire all’identità dei prigionieri. “Oggi ho 70 anni, quando ho iniziato a cercare mia figlia ne avevo poco più di 30” ha ricordato durante la conferenza stampa. “Ora la mia preoccupazione, mia e degli altri miei due figli, è che lei riesca a vivere questo momento con la maggiore serenità possibile. Ha più di 40 anni e una sua vita. E all’improvviso le è arrivato addosso tutto questo. A parte la mia preoccupazione, sento che il nostro incontro sarà grandioso”.
Poche parole, perché Carlos non vuole pronunciare discorsi in nome della figlia e al tempo stesso vuole proteggere la sua privacy. “Quando sarà pronta a farlo, parleremo insieme”, ha spiegato.
Le Abuelas sono sulle sue tracce dal 2012, in seguito a informazioni su una coppia che aveva registrato la nascita di una figlia in modo sospetto, con un parto avvenuto in casa e un certificato firmato da un medico militare. Ma solo poche settimane fa è stato possibile effettuare l’analisi del Dna e confermare l’identità della nipote numero 129.

Nella foto, la scheda sulla figlia di Nora e Carlos nell’archivio delle Abuelas, quando ancora si cercava di risalire alla sua identità